Corriere della Sera, 7 giugno 2017
Quelle mani al cielo da Parigi a Londra: siamo tutti sospettati
Per esprimere un voto agli dei, anticamente venivano levate al cielo le mani. Era una cerimonia di preghiera, di invocazione e di auspicio. Nei secoli, c’è tanta guerra abitata dalle mani alzate. Chi non ricorda la famosa tela di Francisco Goya con il resistente spagnolo in camicia bianca che solleva le braccia di fronte ai fucili degli occupanti francesi pronti a far fuoco.
Ma avvicinandoci al nostro tempo, quante braccia alzate in segno di vittoria, quelle dei ciclisti al traguardo e quelle di Buffon nel campionato appena concluso. Oppure la resa: quante mani tremanti al cielo abbiamo visto nei film western. Il classico cassiere di banca rapinato e terrorizzato cosa fa? Alza le mani. Scrive Stephen King nel suo romanzo più famoso, It : «Se nel copione è previsto che qualcuno debba morire ammazzato dai cattivi, tocca a lui». Quello che non ha battute da recitare e non ha altro compito che aspettare lo sparo e piegarsi sul bancone.
Oppure le mani dietro la nuca di innumerevoli pellicole gangster o poliziesche americane. Ma il filo più scandaloso è quello dei bambini innocenti costretti a sollevare le braccia di fronte a potenziali carnefici adulti: dalla fotografia-simbolo del Ghetto di Varsavia all’immagine siriana più recente della bambina che scambia la fotocamera per un’arma.
Ma che cos’è quella selva di mani aperte rivolte al cielo dentro Notre-Dame? E le tante braccia alzate dopo l’attentato di London Bridge? E ancora le mani dei coniugi degli Champs-Elisées, immobili sulla soglia di un negozio Armani dopo lo shopping. Non una preghiera, anche se ci si trova in un luogo sacro come una cattedrale, tanto meno una resa incondizionata al nemico e neanche il segno di una prigionia rassegnata alla tragedia.
Dichiarazione di innocenza, certo: noi siamo disarmati e incolpevoli, con le nostre facce spaventate, con le smorfie di stupore, con gli occhi perplessi oppure prostrati dal terrore che ci può sorprendere mentre camminiamo per la città o mentre usciamo da un concerto. Viviamo ormai quotidianamente l’angoscia di ritrovarci catapultati, di colpo, dentro una guerra a senso unico.
Ma quelle mani al cielo sono più orgogliose di dire la loro innocenza o più umiliate dal doverlo fare? Quanta incredulità, quanto rabbia e quanta umiliazione c’è in quelle braccia levate al cielo per mostrare la loro estraneità alla violenza? In definitiva le mani di Parigi e di Londra sono il segno insostenibile che siamo tutti sospettati, e non c’è innocenza più umiliata quando scopre di essere minacciata anche da un vago sospetto.