Libero, 6 giugno 2017
Litigano pure tra amici dei terroristi
Enough is enough, adesso basta. Le parole del primo ministro inglese sembrano inequivocabili. Il terrorismo di matrice islamica ha superato il limite. È come se un certo livello di terrorismo fosse ormai ritenuto accettabile da un occidente assonnato e ormai rimbecillito come un pugile suonato.
Non si capirebbe altrimenti l’assoluta mancanza di critiche alla visita di Trump in Arabia Saudita, dove ha chiuso un accordo che riempie di armi e sistemi di difesa quel Paese da dove tutto è nato. Ma i media e la politica occidentale continua a far finta di niente; è dal 2001 che si finge di non vedere. Quindici dei diciannove attentatori dell’11 settembre erano sauditi e cosa si è fatto subito dopo? Si è bombardato l’Afghanistan che non aveva mai creato problemi a nessun Paese occidentale, anzi i «terribili» talebani venivano ricevuti a Washington per discutere di affari.
Non contenti, dovendo avere un nemico, ci si è inventati la guerra in Iraq, giustificata sulla base di vergognose menzogne costruite ad arte e velocemente rimosse dal main stream.
Enough is enough.
Quando è troppo è troppo, addirittura i Paesi arabi rompono le relazioni con il Qatar accusandolo di fomentare il terrorismo e gli investimenti di questo piccolo regno non sono mai stati così elevati in occidente (a Milano si sono comprati tutta Porta Nuova). È l’ ipocrisia che ha superato i limiti. Un occidente maestro nelle marce e nelle fiaccolate, paladino dei diritti civili e delle donne, alleato dei sauditi, dove le donne non esistono e dove ancora oggi le decapitazioni nelle pubbliche piazze sono un normale strumento di deterrenza per crimini contro la morale wahabita. Un Paese che finanzia scuole coraniche in mezzo mondo, estremizzando aree in cui l’islam è sempre stato tollerante e aperto come l’Indonesia, Paesi sub sahariani come il Mali e il Sudan, e addirittura le cattolicissime Filippine. Riempire di armi Riad significa compiere ancora una volta un errore tragico, cosi come si fece con l’Iraq di Saddam durante la guerra con l’Iran degli anni 80. Un Iraq imbottito di armamenti occidentali invase poi il Kuwait, primo tassello di un gioco tragico che ormai è fuori controllo.
Sembra che deliberatamente l’Occidente sbagli bersaglio. Trump ritiene di dover ridiscutere l’apertura di Obama nei confronti dell’Iran, erede dell’impero e della cultura persiana, dove, pur con mille limiti, esistono elezioni, partiti che si scontrano su contenuti e modelli di sviluppo e dove non esiste terrorismo.
Non esistono organizzazioni terroristiche sciite, ma Teheran è nemico di Israele e allora poco importa se è l’unico Paese che oggi combatte l’Isis, insieme alla Russia. Un Isis che potrebbe essere spazzato via in due giorni se solo ci fosse la volontà politica, ma che invece continua a essere tollerato, per poi lamentarsi del proliferare di ideologie etremiste.
La Siria è stata sacrificata sull’altare di questo scontro tra sciiti iraniani e sunniti, una Siria dove tolleranza e convivenza erano parte integrante del vivere comune, dove non era strano vedere ragazze in canottiera sedute a un fast food locale insieme a ragazze col niqab (immagine impensabile in Arabia saudita).
Quando è troppo è troppo, siamo in mano a politici irresponsabili, ignoranti nella migliore delle ipotesi e codardi nella peggiore, incapaci di raccontare la verità, succubi di logiche di poteri che non stanno facendo altro che creare le condizioni per un ulteriore inasprirsi degli attacchi terroristici.
Per favore risparmiateci le marce e la solidarietà con le vittime; enough is enough.