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 2017  giugno 06 Martedì calendario

Molto liquido, europeo e audace: l’identikit ideale del nuovo socio

R O M A Ha i colori dell’Europa. Una strategia industriale aggressiva e innovativa. La possibilità finanziaria di investire tra 2 e 3 miliardi di euro. E la voglia di accettare una sfida audace. Non potrebbe essere più «bello e impossibile» il profilo del partner ideale di Alitalia. Molto più di quello immaginato al tempo dell’ingresso di Etihad che, come noto, ha gettato la spugna dopo poco più di due anni di tentativi, lasciando che il sogno di una compagnia tricolore a cinque stelle si infrangesse in un mare di perdite, oltre 2 miliardi, e una raffica di promesse non mantenute. 
Ma davvero esiste il socio ideale, quello a cui guarda il governo per la compagnia in amministrazione straordinaria? Ora, gruppi come quello delineato più sopra non mancano, ma quanti sarebbero disposti a impegnarsi per una preda da anni in profondo rosso e che continua a perdere ogni giorno quasi 2 milioni di euro, nonostante gli sforzi dei commissari per ridurre sprechi e inefficienze? È ben vero che grazie a questi sforzi a fine anno i risparmi ammonteranno a 200-300 milioni, ma ovviamente non bastano a rendere appetibile Alitalia. «Il candidato ideale dice al Messaggero Andrea Giuricin, economista dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto del settore non deve avere limiti comunitari come aveva Etihad, deve essere libero da vincoli». Così però la rosa si riduce a Lufthansa, Air France-Klm, British Airways. Candidati più o meno noti e, almeno al momento, alla finestra. Non solo. «Anche le compagne americane, pur con importanti disponibilità finanziarie continua l’economista avrebbero gli stessi vincoli degli arabi. Insomma, sarebbe meglio un vettore europeo». In grado di ricapitalizzare senza risparmio acquistando in blocco la compagnia. Trovarlo diventa perciò una mission molto, molto difficile. Del resto, l’esecutivo ha già detto di non essere disposto a mettere altri soldi pubblici in una società che ha già bruciato 9 miliardi. Quindi le suggestioni di un intervento in extremis di Fs, Cdp o Invitalia restano tali. Nonostante la spinta dei sindacati che temono, a ragione, durissimi contraccolpi occupazionali se l’asta andrà deserta. «Il nuovo partner sottolinea Giuricin dovrà investire, almeno 2 miliardi e, probabilmente, chiederà pertanto importanti sacrifici sul fronte del personale dell’ordine di 4-5 mila unità». 
La caccia all’identikit ideale è dunque tutta in salita, tra gli agguati delle low cost, che proseguono nell’agguerrita politica commerciale su breve e lungo raggio, e i dubbi delle compagnie tradizionali che non faranno salti mortali per prendersi ciò che resta del network di Alitalia, aspettando che il prezzo scenda al livello più basso possibile. Per poi chiudere l’affare.