Il Messaggero, 6 giugno 2017
Rapina in villa, uccise il ladro Il gip archivia: «Si è difeso»
ROMA L’archiviazione è arrivata ieri mattina e il giudice, Gaspare Sturzo, ha deciso di pronunciarsi nel merito senza neppure riservarsi. Dopo quattro anni passati tra indagini e udienza preliminare, Ilario D’Appollonio vede cancellata l’accusa di omicidio volontario per aver agito in stato di legittima difesa. D’Appollonio, 85 anni, il 29 giugno 2013 reagì ad un tentativo di rapina nella sua villa sulla via Nomentana, sparando, con un’arma legalmente posseduta, ed uccidendo uno dei quattro aggressori.
I rapinatori, uno dei quali armato, entrarono di notte nella villa dei coniugi D’Appollonio, legarono ed imbavagliarono la moglie dell’imprenditore, Ilaria Ciocchetti, anch’essa ottantenne, che li aveva sorpresi, e si apprestavano a portare via soldi e gioielli. D’Appollonio ha raccontato anche in aula di aver aperto il fuoco solo dopo aver tentanto di sparare prima in aria e quindi contro un muro e di essersi molto spaventato perché la moglie era imbavagliata. Gli altri tre banditi furono successivamente catturati e condannati a pena varianti tra cinque e quattro anni di reclusione. L’esatta dinamica della morte di Barbat, però, aveva acceso le polemiche già allora. D’Appollonio gli aveva sparato mentre era vicino ad una porta finestra e quando gli altri rapinatori erano già in fuga, di qui il sospetto che l’avesse colpito alle spalle.
LA DECISIONEA sollecitare l’archiviazione del procedimento è stato il pm Elisabetta Ceniccola, così come avevano fatto gli avvocati Diego Perugini e Sonia Battagliese. Nella richiesta di archiviazione, il pm aveva sottolineato come «la condotta omicidiaria sia stata posta in essere da un soggetto in età avanzata nei confronti di un uomo di 35 anni di alta statura e di fisicità robusta, al fine di difendere se stesso e sua moglie (impossibilitata a reagire in quanto immobilizzata ed imbavagliata) dalla condotta violenta di più rapinatori travisati di cui almeno uno armato». Per il pm, dunque, la legittima difesa invocata da D’Appollonio era giustificata dal «pericolo per l’incolumità sua e della moglie».
Sulla dinamica della sparatoria, le perizie balistiche sollecitate anche dall’avvocato di parte civile Alessandro Gentiloni Silveri, non hanno sciolto i dubbi: «Non essendo emersa con chiarezza la posizione del Barbat nel momento in cui il D’Appollonio sferrava il colpo mortale, non può desumersi con certezza che lo stesso si stava dando alla fuga», scriveva ancora il pm nella richiesta di archiviazione.
LE REAZIONI
Nel corso del processo, D’Appollonio era apparso visibilmente provato. Anche per questo, il gup ha preso la sua decisione ieri, senza riservarsi. «La condotta del nostro assistito – hanno dichiarato gli avvocati Perugini e Battagliese – è stata legittima difesa, ossia quella di un uomo, all’epoca di 81 anni, che deve difendere la moglie e se stesso dalla aggressione, nella propria casa, di notte, di tre rapinatori armati e travisati con passamontagna. Il giudice ha tenuto conto delle concrete modalità del fatto, di tutti gli elementi oggettivi e dello stato d’animo di D’Appollonio che, in quel momento, non poteva non temere per la sua vita e per quella della moglie, nel frattempo aggredita e messa in fin di vita dai rapinatori». «Il gip ha precisato – concludono i due legali – che D’Appollonio, nonostante avesse esploso due colpi di arma da fuoco a scopo dissuasivo, si è trovato costretto a fronteggiare l’aggressione del rapinatore poi rimasto ucciso, che invece di fuggire lo aggrediva ulteriormente, divenendo quindi inevitabile l’uso dell’arma per difesa personale».