la Repubblica, 7 giugno 2017
L’amaca
L’aspetto più rilevante del sistema elettorale che il Parlamento sta per approvare è che, grazie al ribaltone proporzionalista, la maggioranza di governo non sarà indicata dall’esito del voto, ma dai leader di partito con accordi (a priori e a posteriori) tra loro. Dunque il potere dei Capi (Renzi, Grillo, Salvini, perfino quel che resta di Berlusconi) sarà più rilevante di prima. Questo nella migliore delle ipotesi. Perché nella peggiore i Capi non saranno capaci di trovare un accordo, o non vorranno farne uno che diluisca troppo il loro potere, e il risultato sarà per metà ansiogeno (ingovernabilità) per metà deprimente (ulteriore distacco dei cittadini dalla politica).
Un lettore propone di adottare per il nuovo sistema il nome “Weimar” (Weimarellum?) e al di là delle ricadute jettatorie mi sembra un’eccellente idea, perché definisce le pulsioni autodistruttive della democrazia italiana. In attesa degli sviluppi, c’è da registrare che l’accoglienza al nuovo sistema tra costituzionalisti, editorialisti, opinionisti e baristi è stata perfino peggiore di quella riservata, a suo tempo, al famigerato Italicum. Domanda: ma con chi parlano, a chi chiedono consiglio, i Capi, in materia di legge elettorale?