la Repubblica, 6 giugno 2017
Azzurro più azzurro, l’anno in cui l’Italia ha scoperto i giovani
ROMA Il 14 giugno di un anno fa, l’Italia di Conte si prendeva un primato assoluto: quello della squadra più vecchia mai scesa in campo in un Europeo con 31 anni e 169 giorni di media. Oggi due ct, Ventura e il tecnico dell’Under 21 Di Biagio, “litigano” per chi debba utilizzare il diciottenne Donnarumma. Proprio mentre l’Under 20 stacca per la prima volta nella propria storia un biglietto per le semifinali mondiali in Corea del Sud, battendo 3-2 lo Zambia ai supplementari dopo aver giocato 78 minuti in dieci uomini e rimontato due volte lo svantaggio: giovedì a Jeonju c’è l’Inghilterra (ore 13, Eurosport 2). Insomma, l’Italia non è più solo il rosso dei bilanci di serie A o il bianco dei successi internazionali delle sue squadre, ma pure il verde acceso dei vivai.
Come se il nostro campionato si fosse accorto all’improvviso di non poterne fare a meno. Dodici mesi fa ai vecchietti di Conte parevano non esserci alternative. In fondo, di ragazzi italiani sotto i 21 anni la serie A ne aveva lanciati soltanto 21, di cui più della metà per comparsate durate meno di 90 minuti. Oggi il numero è raddoppiato: 40 in una sola stagione, e tanti hanno visto il campo in più di un’occasione sporadica. Aggiungendo anche gli stranieri, sono in tutto 92 i ragazzi con meno di 22 anni scesi in campo nell’ultima serie A, più del doppio della stagione scorsa. Se il genoano Pellegri, a 16 anni e 73 giorni, ha segnato il terzo gol più giovane della storia, Donnarumma, che deve ancora fare la maturità, non ha perso un solo minuto nelle 38 giornate giocate. Ma Montella ha dato fiducia regolarmente anche al 19enne Locatelli e al 20enne Calabria, tra i dieci under 21 “azzurrabili” più impiegati nell’ultima stagione. Le altre big però faticano ancora ad “aprirsi” ai baby. La Lazio è quella che ha dato più fiducia ai propri ragazzi: 7 in tutto quelli impiegati, 5 gli italiani di cui due – Murgia e Lombardi con una discreta continuità. Ma Roma e Napoli non hanno trovato nemmeno un ventenne del proprio settore giovanile da lanciare in tutta la stagione, Juve e Inter lo ha fatto solo per qualche cammeo (Kean, Mandragora, Pinamonti) di pochi istanti. E la Fiorentina si salva soltanto grazie a Chiesa, sesto per presenze tra i giovanotti di casa nostra.
Il rinnovamento come spesso capita parte dalla base, e il Sassuolo, che ha di fatto eletto titolari tre ragazzi di vent’anni – Pellegrini, Mazzitelli e Sensi guida quel carrozzone a cui partecipano ampiamente l’Atalanta di Petagna, il Cagliari di Barella, il Palermo di Pezzella, il Pescara di Cerri. Gioielli disseminati nelle “under” azzurre, cresciuti in casa o acquistati giovanissimi, come nel caso della formazione emiliana. Ma che nonostante l’(in)esperienza valgono una fortuna, garantiscono plusvalenze e attirano le attenzioni delle grandi.
Non a caso la Juventus, l’unica ad avere risorse da scommettere prendendo dei rischi, s’è aggiudicata già a gennaio l’ala dell’Ascoli Riccardo Orsolini, stellina azzurra del Mondiale in Corea con 4 reti, di cui uno dei 3 utili a battere lo Zambia. Eppure il gol vittoria al 111’ lo ha marcato una sorpresa, l’attaccante del Cittadella (ma di proprietà del Milan) Vido, uno che fino a gennaio aveva fatto solo la Primavera e in soli sei mesi da professionista ha collezionato 4 gol in 12 gare. Prima, la punizione gioiello dell’interista (in prestito all’Empoli) Dimarco. Firme su un’impresa che non ha precedenti nella tradizione del football italiano e segue la finale europea raggiunta (e persa) un anno fa dalla Under 19 contro la Francia. «Formidabili, sembrava persa», ammette Evani aspettando la semifinale con l’Inghilterra. Tavecchio parla già di “nazionale del futuro”, ma qualcosa da migliorare a livello di sistema c’è. «Le seconde squadre? Se ne parla da tanto – dice Evani – ma forse c’è poco interesse. Io sarei favorevole, perché così i ragazzi potrebbero completare il percorso di crescita nelle proprie società, invece quando vai in prestito spesso finisci vittima di interessi diversi». E pure i campionati Primavera potrebbero offrire di più: «Ancora troppe squadre giovanili puntano su calciatori stranieri, anche se una cosa è certa: il minutaggio degli italiani ad alto livello sta aumentando». Sperando che le “liti” tra Ventura e Di Biagio non facciano che aumentare.