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 2017  giugno 06 Martedì calendario

«Tagli alla polizia, May si dimetta». Corbyn attacca e sale nei sondaggi

LONDRA Il terrorismo arriva nelle urne, dando un finale incandescente alla campagna elettorale. Jeremy Corbyn chiede le «dimissioni» di Theresa May, accusandola di avere presieduto al taglio di 20 mila agenti nella polizia britannica, nei sei anni in cui è stata ministro degli Interni prima di entrare a Downing Street, «aprendo una falla nella sicurezza nazionale». Più tardi il leader laburista precisa: non pretende che la premier si dimetta, ma «la decisione spetterà giovedì agli elettori», che potranno destituirla votandole contro. La May risponde affermando di non avere tagliato «risorse alle forze anti- terrorismo» e accusando a sua volta Corbyn di essere contrario ad autorizzare la polizia a «sparare per uccidere»: cosa che lui peraltro smentisce. Tuttavia la leader conservatrice appare a disagio. Non può negare di avere ridotto di 20 mila uomini gli organici della polizia. Ed evita di rispondere, quando i giornalisti le ricordano cosa disse ai capi della polizia, che due anni fa protestavano contro i tagli sostenendo che riducevano la capacità di prevenire attentati: «Voi gridate al lupo, al lupo».
Ebbene, adesso il lupo si è manifestato, sotto forma di tre attentati in tre mesi, in almeno due dei quali i terroristi erano stati segnalati alla polizia ma non messi sotto controllo – dicono le indiscrezioni – per l’insufficiente numero di uomini a disposizione delle forze di sicurezza.
In genere la violenza favorisce i partiti “law and order”, che predicano la legge e l’ordine, ovvero la mano forte, di norma i partiti di destra, ma in questo caso finora non è accaduto: dopo l’attacco a Manchester di due settimane fa, Corbyn ha continuato a recuperare terreno nei sondaggi. L’ultimo di YouGov, pubblicato ieri, vede i Tories in testa sul Labour di appena 4 punti, 42 a 38 per cento, una possibile quasi parità considerato il margine di errore statistico. Se l’opinione pubblica condividerà la tesi del leader laburista, secondo cui la premier è in qualche misura responsabile di scelte che hanno reso la Gran Bretagna meno sicura, dopodomani le elezioni potrebbero produrre la terza, clamorosa sorpresa dell’ultimo anno, dopo la Brexit e Trump: una vittoria del partito laburista, opera del leader più di sinistra che lo abbia guidato negli ultimi 35 anni. O perlomeno un “hung Parliament”, un parlamento paralizzato, come si dice in gergo, in cui nessuno ha la maggioranza assoluta: i Tories potrebbero ottenere quella relativa, ma il Labour potrebbe raggiungere il quorum necessario a governare con una coalizione anti-conservatrice.
Anche il popolare sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, mette sotto accusa Theresa May: «Non stiamo ricevendo dal governo i fondi di cui la capitale ha bisogno per garantire la sicurezza». E in una veglia davanti al municipio, a poche centinaia di metri dal London Bridge e dal Borough Market luoghi dell’attacco, Khan, che è di origine pachistana, aggiunge: «Sono musulmano ma i terroristi non hanno commesso questo atto disgustoso nel nome mio o della mia religione. L’Islam non ha niente a che fare con queste barbare azioni. Il terrore non riuscirà a dividere la nostra città multietnica». Un’altra stoccata alla premier, che dopo l’attentato ha chiesto leggi speciali e criticato il multiculturalismo.