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 2017  giugno 06 Martedì calendario

Bill Cosby, la resa dei conti in aula. Mr Robinson rischia 10 anni per stupro

Sembra una difesa patetica: l’ultimo tentativo di catturare la benevolenza dei giurati e di un pubblico che l’ha molto amato. Ieri mattina Bill Cosby è arrivato al tribunale di Norristown, in Pennsylvania, al processo contro di lui per abusi sessuali, con Keshia Knight Pulliam, l’attrice che nella celebre sitcom americana, «The Cosby Show» (in Italia venne trasmessa con il titolo «I Robinson» ndr ), ha interpretato la figlioletta, Rudy Huxtable.
Un ultimo tentativo di attutire una caduta comunque disastrosa: le prevaricazioni sessuali del celebre comico nero, ora 79enne, erano venuti fuori anche in un passato abbastanza remoto. Casi che, però, si erano rivelati giuridicamente inconsistenti o erano stati risolti con patteggiamenti e che non avevano intaccato più di tanto la sua fama. Poi, tre anni fa, l’emergere di nuovi casi spinse un numero enorme di donne, più di cinquanta, a denunciare abusi sessuali subiti da Cosby: fine ignominiosa di una carriera d’oro.
Isolato, schivato dal suo mondo, quello di Hollywood, ormai paranoico. Ora arriva il momento più difficile: mentre tutte le altre denunce sono solo civili, essendo ormai scaduti i termini di prescrizione per l’azione penale, due donne della Pennsylvania, Andrea Constand e Jane Doe, sono riuscite a far incriminare Cosby grazie allo «statute of limitations» di questo Stato che prevedere un termine di prescrizione molto lungo, dodici anni. La Constand ha denunciato una violenza sessuale subita all’inizio del 2004. Più di dodici anni fa, ma la Procura ha chiuso l’indagine e rinviato a giudizio l’attore prima della decadenza dei termini.
Cosby rischia quindi la galera. Il processo durerà due settimane e lui verrà giudicato da sette uomini e cinque donne. Due i neri tra i dodici giurati. Condanna non scontata perché il caso principale, quello della Constand, era stato già affrontato anni fa ed era stato risolto con una transazione in sede civile dopo che il procuratore di allora si era rifiutato di procedere penalmente, giudicando le accuse inconsistenti.
Andrea Constand ha sostenuto di essere stata drogata da Cosby dopo una cena con amici, presa da parte e costretta contro la sua volontà a masturbarlo e a subire pesanti palpeggiamenti. L’attore non testimonierà al processo, limitandosi a confermare la sua deposizione nella causa civile: ci fu un rapporto sessuale, ma era consenziente. Le diede tre pillole di stimolanti per rendere il rapporto più intenso e lei ne era consapevole.
Comunque un comportamento disgraziato da parte di un «papà d’America» che è sempre entrato nelle case di famiglie di tutte le razze. Amato da tutti, aveva anche acquistato una sua statura morale con le critiche ai suoi fratelli neri che spesso fanno crescere i figli senza educarli alla disciplina.
Anche Andrea avrà, comunque, qualcosa da chiarire: a parte la scelta di riaprire il caso dopo tanti anni, gli avvocati ricordano che a suo tempo il procuratore della Pennsylvania archiviò perché lei disse anche molte cose false. Ad esempio che non aveva mai visto Bill prima di quell’incontro mentre avevano già passato un weekend insieme. E che non ebbe più contatti con lui dopo, mentre gli avvocati hanno contato 72 telefonate tra i due, 53 delle quali su chiamata di Andrea.
Forse tutto questo servirà a Cosby per evitare il carcere, non certo per la riabilitazione. Anche se Phylicia Rashad, l’attrice che nel «Cosby Show» era la moglie di Bill, sente puzza di complotto: «Decine di donne che si sono messe ad accusare tutte insieme: qualcuno le ha spinte a farlo per distruggere un attore afroamericano con un’immagine positiva e con una positiva influenza culturale».