Corriere della Sera, 6 giugno 2017
Tanto siamo in Italia
Ai carabinieri di Peschiera del Garda, che lo hanno sorpreso a sgommare su un’auto truccata, priva di targa e con la marmitta più rumorosa di un tosaerba, il guidatore tedesco della cafon-mobile ha risposto serafico: «Tanto siamo in Italia». Mi sembra di conoscerti, fratello. Appartieni a quella schiera di parenti teutonici, seguaci del luogo comune, che fino a Chiasso tossiscono con la mano davanti alla bocca e inchiodano agli incroci per dare la precedenza alle formiche, ma appena varcato il confine di bengodi perdono i freni inibitori e si trasformano in un’orda pronta a calpestare tutto quanto si oppone al loro slancio vitale.
Che cosa ti impedisce di esportare qui da noi il rispetto delle regole, di cui tanto ti compiaci tra le mura di casa? Perché bofonchi «il solito italiano», quando in realtà muori dalla voglia di imitarmi? Ti credevo meno condizionabile. Chiunque saprebbe osservare il codice della strada in un Paese che ti castiga se appena hai un fanale appannato. Il salto evolutivo consisterebbe nel guidare con le mani sul volante invece che sul telefonino, anche laddove chi lo fa è considerato un disadattato. Comunque ti è andata male. Sarà che Peschiera non è ancora abbastanza in Italia per i tuoi gusti, o che la smania di imitarvi si sta trasferendo dalla legge elettorale a tutto il resto, ma ti sei imbattuto in una pattuglia di carabinieri germanofili. I quali, oltre a multarti, ti hanno pure sequestrato la macchina, rispedendoti nel paradiso delle regole a piedi.