La Gazzetta dello Sport, 7 giugno 2017
Evani, il mister dell’Under 20: «Ai miei racconto la storia di Usa ’94. Non molliamo mai»
La famiglia prima di tutto. Un concetto molto caro a noi italiani, uno dei punti cardine nella crescita di qualsiasi ragazzo. Famiglia è serenità, è sentirsi a casa. È condividere, aiutarsi, sacrificarsi per il bene comune. Ecco, nel quartier generale dell’Under 20 in Corea c’è un clima familiare. Lo stesso che si è creato negli ultimi anni a Coverciano, dove la federazione ha messo in piedi il piano di rilancio del nostro calcio. Chicco Evani ha vissuto la fase più buia dei settori giovanili. Ma ha lavorato tanto sul progetto Italia che Arrigo Sacchi – ex coordinatore delle giovanili Italia – e Maurizio Viscidi – ex vice Sacchi e ora nuovo coordinatore – avevano studiato per il rilancio. E ora che il mondo è tornato a guardarci con ammirazione – e chissà, magari anche con un pizzico di invidia —, è giusto ricordare quanto è stata dura la risalita. Evani è stato scelto da Sacchi nel 2010 come c.t. dell’Under 18 e vice di Zoratto nella U19. E nel gruppo di lavoro c’era anche Gigi Di Biagio alla guida della U20. Collaborazione e continuità di lavoro, scambio di idee su metodologie di allenamento, di selezione, di strategie. Una sinergia costante tra tutti gli staff, dall’Under 15 alla 21. È questo uno dei segreti del nostro Rinascimento. «Quando Sacchi mi convocò per dirmi che mi voleva in Federazione – racconta Evani —, mi sentii lusingato. È stato un cammino lungo, all’inizio in campo internazionale c’era una differenza enorme con altre nazioni. Germani, Francia, Spagna e non solo erano davvero lontane. Oggi invece ce la giochiamo contro tutti, con tutte le nostre Under».
Se l’aspettava di arrivare così lontano al Mondiale?
«Ci speravo, ma non me lo aspettavo. Siamo partiti tra mille difficoltà, anche per trovare una quadra sulle convocazioni. Purtroppo il periodo coincideva con la fine dei nostri campionati e molti ragazzi erano impegnati a centrare gli obiettivi dei proprio club. Abbiamo rischiato mettendo in lista giocatori che potevano anche non arrivare mai, come ad esempio Dimarco. Poi per fortuna l’Ascoli si è salvato con una gara di anticipo e abbiamo potuto avere da subito Orsolini, Favilli e Cassata».
All’inizio è stata dura. Come ha convinto i ragazzi a credere in questo cammino dopo la sconfitta al debutto con l’Uruguay?
«Non amo parlare del mio passato da calciatore, mi disturba. Però stavolta ho fatto un’eccezione. Prima della gara col Sudafrica ho detto ai ragazzi: “Ho giocato un mondiale e perso al debutto. Poi nella seconda sfida siamo rimasti presto in inferiorità numerica… Però nessuno di noi ha mai mollato e alla fine siamo arrivati fino in fondo”».
La svolta con la Francia.
«Abbiamo fatto un’impresa eccezionale, sapevamo che serviva la gara perfetta e i ragazzi l’hanno fatta, mettendo in campo ogni piccola attenzione che avevamo preparato studiando l’avversario. Sono stati straordinari, c’è poco altro da dire. Nei momenti di difficoltà pochi sanno esaltarsi come noi italiani. E contro lo Zambia è andata ancora meglio. Dopo il rosso a Pezzella potevamo accusare il colpo, e invece…».
A proposito di episodi, come la mettiamo con la Var?
«Pensavo e penso tutt’ora che possa contribuire a migliorare il calcio, diminuendo il margine di errore dell’arbitro. A noi hanno tolto un rigore contro inesistente, però credo debbano migliorare sulla rapidità di intervento, perché altrimenti si finisce per fare confusione».
Torniamo alla sfida chiave. Basta un anno di esperienza in B per passare in dodici mesi dal 4-0 Francia dell’Euro U19 al 2-1 per l’Italia in questo mondiale?
«Lo scorso anno molti giocavano in Primavera, cioè giovanili. Il calcio adulto è altra cosa e per fortuna hanno trovato ora club disposti a dargli fiducia».
L’impatto di Mandragora?
«Fondamentale. È un leader nato, un punto di riferimento per questo gruppo. Lo era anche con la U21 fino all’infortunio, qui è venuto con la testa giusta, dando l’esempio a tutti».
E Orsolini e Favilli?
«Sanno abbinare qualità e sacrificio. Favilli è il primo a mettere pressione con una determinazione fuori dal comune. Orsolini è maturato tardi, uno dei pochi a non aver fatto le nazionali giovanili. Ha colpi eccezionali, farà strada».
Sacchi le ha fatto i complimenti. Dice che sa osare.
«Mi aveva aperto gli occhi già da giocatore. Se l’Italia è ripartita lo deve a lui e a Viscidi. Questo gruppo e quello U21 hanno un futuro importante».