26 luglio 1952
Il re Faruk abdica e parte sul suo yacht verso l’esilio in Italia
Da stamane a mezzogiorno Faruk non è più re degli Egiziani. Il movimento rivoluzionario capeggiato dal generale Neguib ha travolto anche il sovrano, che, circondato nella propria reggia di Alessandria, ha dovuto piegarsi stamane al generale riformatore»: abdicazióne e abbandono immediato del Paese.
Il panfilo reale Mahrussa, la bella imbarcazione che appena dodici mesi or sono portò il sovrano in luna di miele sulle più eleganti spiagge d’Europa, ha salpato le àncore alle 18 precise di oggi dal porto di Alessandria con a bordo l’ex-re. L’esilio negli Stati Uniti attende Faruk. Sono con lui l’ex-regina Narriman, il giovanissimo re, Ahmed Fuad, di appena sette mesi e le due figlie nate dal primo matrimonio con Farida. Il piccolo Ahmed tornerà in patria all’età di sette anni: cosi hanno voluto i capi della rivoluzione, i quali hanno provveduto a nominare un Consiglio di reggenza che eserciterà i poteri reali durante tutta la minore età del nuovo monarca il quale è stato proclamato re stasera dal Consiglio dei ministri col nome di Ahmed Fuad II.
Poco prima che l’ex-sovrano salisse a bordo dello yacht la Guardia del corpo aveva ammainato lo stendardo reale per consegnarlo a Faruk. I volti dei pochi presenti erano rigati di lacrime. Neguib, che aveva minuziosamente preparato ogni particolare dell’abdicazione, ha voluto che una banda militare intonasse l’inno nazionale egiziano mentre Faruk, che indossava la bianca uniforme di ammiraglio, aiutava per l’ultima volta i suoi più intimi collaboratori. A fianco del sovrano deposto era pure Maher Pascià, primo ministro imposto da Neguib, che accompagnava per l’ultima volta l’uomo al quale sino a poche ore prima era legato da un giuramento di fedeltà. Pure Neguib, impettito sull’attenti, ha voluto esser presente alla partenza del re.
Quando lo yacht, solcando lentamente le acque, è apparso nella baia di Alessandria, un commosso silenzio ha gelato la grande folla che quasi incredula aveva appreso la notizia dell’abdicazione e della partenza del re. In quello stesso istante, su ordine del generale Neguib, presso il quartier generale dell’esercito e in tutti gli uffici pubblici del Paese, i ritratti dell’ex-monarca venivano staccati dalle pareti e distrutti.