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 2017  giugno 06 Martedì calendario

Le armi (italiane) non scontentano nessuno

Il piccolo e ricchissimo petro-emirato sunnita del Qatar, finanziatore del jihadismo armato dalla Siria alla Libia, è uno dei principali clienti dell’industria bellica italiana – assieme all’Arabia Saudita e altri Paesi arabi che ora gli voltano le spalle, pur avendo essi stessi sponsorizzato l’estremismo islamico.
Il business militare tra Roma e Doha inizia nel 2011, durante la guerra alla Libia di Gheddafi, con la ratifica parlamentare (bipartisan) di un’accordo di cooperazione firmato da Berlusconi. Allora il Qatar era al 62° posto nella lista dei clienti italiani: oggi è l’8 con importazioni da centinaia di milioni l’anno (341 milioni nel 2016, con commesse decuplicate rispetto al 2015) e nei prossimi anni è in ulteriore ascesa.
Gli anni passati i principali affari bellici italiani con il Qatar hanno riguardato Agusta Westland (gruppo Finmeccanica, oggi Leonardo), con una fornitura da 260 milioni di euro per 21 elicotteri AW139 e un’altra da circa un miliardo per 12 elicotteri NH90, e Selex ES (sempre Finmeccanica) con la vendita di un sistema radar di difesa da 340 milioni. Inoltre è stato avviato un programma di addestramento per i piloti qatarioti, a cura della 46ª brigata aerea di Pisa, e per la guardia personale dell’emiro, condotta dagli incursori del 9° reggimento Col Moschin.
Ma la vera svolta risale a un anno fa, quando il ministro della Difesa Pinotti firma con l’omologo Khalid Bin Muhammad Al Attiyah un accordo di cooperazione militare da 5 miliardi di euro. “La cooperazione nel settore della Difesa con il Qatar è molto forte già da diversi anni – dichiarava la Pinotti – e l’accordo rafforza ancor più una collaborazione che riteniamo molto importante e strategica. La vicinanza tra i nostri Paesi nel settore Difesa, è di auspicio per l’ulteriore intensificazione dei rapporti e per nuove opportunità di ampliamento della collaborazione”.
Alle parole seguono i fatti. Fincantieri s’aggiudica una fornitura per la Marina del Qatar di 7 navi da guerra (4 corvette, 2 pattugliatori e una portaelicotteri) per un valore di quasi 4 miliardi, accompagnata da un accordo bilaterale tra le due Marine che prevede scambio d’equipaggi ed esercitazioni congiunte, mentre Mbda Italia (Leonardo) sigla con un contratto da oltre un miliardo per la vendita dei missili che armeranno le navi, e un altro per la fornitura di una batteria missilistica costiera.
La sempre più massiccia vendita di armi a un Paese come il Qatar dovrebbe imbarazzare il governo italiano non meno delle crescenti forniture ad altri Paesi che finanziano l’estremismo islamico. A partire dall’Arabia Saudita, principale sponsor economico del terrorismo globale dai tempi di al Qaeda e 6° cliente dell’industria bellica italiana, nonostante i gravi crimini di guerra commessi da Ryad in Yemen. Lo stesso vale per altri grossi clienti militari come il Kuwait (primo importatore assoluto d’armi italiane) e gli Emirati arabi, che con i sauditi condividono sia la responsabilità per le stragi di civili yemeniti che il supporto all’estremismo islamico. Anche la Turchia (10° cliente italiano) – oltre a bombardare i villaggi curdi – insieme al Qatar ha attivamente sostenuto l’Isis in Siria e le fazioni islamiche in Libia. Nulla sembra imbarazzare il nostro governo, che proprio grazie all’aumento delle forniture a questi Paesi ha settuplicato l’export militare in soli 3 anni (da 2,1 a 14,6 miliardi): record di cui l’ex premier Renzi può prendersi tutto il merito.