La Stampa, 6 giugno 2017
La guerra dei critici d’arte porta Modigliani in tribunale
«Nel 2020 saranno cento anni dalla morte di Amedeo Modigliani. E c’è una guerra più o meno sotterranea fra chi vuole accreditarsi come il massimo esperto, in vista d’un grande evento».
Rudy Chiappini è il curatore dell’esposizione in corso a Genova su cui si sta scrivendo di tutto, e ora rilancia. Dieci giorni fa il collezionista toscano Carlo Pepi ha dichiarato che almeno 13 opere presenti nell’allestimento di Palazzo Ducale sono «palesemente false». E da allora, nell’ordine, si è scoperto che: Pepi prima di divulgare ai giornali il proprio pensiero aveva presentato una denuncia ai carabinieri di Roma; l’Arma ha avviato un’indagine e ha scritto alla Procura di Genova, che a sua volta ha aperto un’inchiesta; un’esperta del ministero dei Beni Culturali, Mariastella Margozzi, è stata incaricata d’una consulenza chiarificatrice, che dovrebbe essere pronta entro la settimana. E Palazzo Ducale e Mondo Mostre Skira, organizzatori dell’esposizione, hanno contrattaccato con un dossier di 90 pagine, consegnato ai magistrati proprio da Chiappini. Per ciascuno dei dipinti contestati, in primis il “Nudo disteso” e il “Ritratto di Chaim Soutine”, si descrivono provenienza, certificazioni, expertise e precedenti mostre nelle quali le tele erano state esposte senza polveroni. Nel frattempo il presidente del Ducale Luca Borzani fa tabula rasa d’una parte delle malelingue: «L’istituzione che rappresento si è rivolta al più autorevole organizzatore in Europa, Mondo Mostre Skira, e ha affidato la curatela a studiosi di assoluto prestigio e curriculum (oltre a Chiappini sono impegnati Stefano Zuffi e Dominique Vieville, ndr). Tutti i quadri sono certificati ed erano già stati proposti in contesti altrettanto autorevoli. Il resto delle polemiche non può coinvolgerci, pur rimanendo a disposizione dei giudici».
Molte cose si capiscono dai dettagli. E così si scopre che negli incartamenti forniti da Pepi agli investigatori, è allegato il sostegno espresso via social network da Marc Restellini – non è un nome a caso – alla sua linea. Lo stesso Pepi, interpellato al telefono, non nasconde una certa insofferenza nei confronti di Christian Parisot, primo presidente dell’Archivio Modigliani creato in Francia dalla figlia dell’artista Jeanne, e autore d’uno dei cataloghi cui si è rifatta l’organizzazione genovese. È possibile che uno dei nodi stia qui. Perché Restellini e Parisot, il primo ex allievo del secondo, se le suonano virtualmente insieme ai rispettivi seguaci da un decennio almeno, incrociando interessi milionari, quadri veri e talvolta no. Entrambi sono fra i massimi esperti al mondo del pittore livornese e hanno qualche scheletro nell’armadio. Nel 2005, per dire, Restellini dice che i Modì proposti alla Biblioteca Marciana di Venezia – curatore Parisot – sono in parte falsi; Parisot controdenuncia Restellini e il tribunale di Parigi gli dà ragione, ribadendo che le tele sono autentiche e condannando Restellini. Parisot in compenso viene arrestato nel 2013 dopo un’inchiesta della Procura di Roma, finendo a processo con il sospetto d’aver certificato alcuni falsi Modigliani.
Come andrà a finire? La Procura deciderà se e chi interrogare, o se fare sequestri, dopo aver ricevuto lo studio della Margozzi che, un atto da registrare, fu in passato co-autrice del catalogo per una mostra di Restellini. L’esposizione di Genova si chiude invece fra poco più d’un mese; ma la nuova bagarre su Modigliani, nei prossimi due anni e mezzo, potrebbe pure inasprirsi.