La Stampa, 6 giugno 2017
Chi è l’emiro Al Thani
Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani è l’ottavo emiro del Qatar, il terzo da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1971. È anche il primo a essere salito al trono in una transizione morbida, dopo l’abdicazione del padre, Hamad. Ma le caratteristiche della sua ascesa, che lo ha portato a sopravanzare i tre fratelli maggiori, sono le stesse dei precedenti sovrani: irruenza, ambizione e una personalità che non ammette condizionamenti. Neppure dal potente vicino saudita.
Tamim è nato a Doha del 1980. Quando nel 2013 ha preso le redini del Paese con il più alto reddito pro capite al mondo aveva solo 33 anni, il più giovane sovrano del Golfo. Un altro contrasto netto con la vicina Arabia Saudita, dove la trasmissione del potere va di fratello in fratello, e sul trono da decenni salgono solo ottuagenari o quasi. In Qatar l’emiro sceglie il suo successore – quando non è fatto fuori da un golpe di palazzo – nel figlio più «promettente». E nel caso di Tamim c’era poca scelta, perché i fratelli erano «o troppo dediti al gioco, o troppo dediti alla preghiera».
Tamim è invece uomo di azione. Da ragazzo viene mandato in Gran Bretagna a studiare nell’elitaria e severa Sherborne School, nel Dorset. Dopo il liceo frequenta l’accademia militare di Sandhurst, la più prestigiosa al mondo, sempre sulle orme paterne. Raggiunge il grado di sottotenente ed entra nelle forze armate. Nel 2009 diventa capo di Stato maggiore. Ma la sua vera passione è lo sport. Più organizzarlo che praticarlo, perché si hanno notizie solo di sue «partite a badminton» e poco altro.
Sotto il suo impulso il Qatar diventa una potenza sportiva. Nel 2014 Doha ospita i mondiali di nuoto e soprattutto ottiene l’organizzazione dei mondiali di calcio nel 2022, per la prima volta in un Paese arabo, nonostante il clima proibitivo e le polemiche su presunte mazzette milionarie pagate alla Fifa. Un altro colpo è l’acquisto del Paris Saint-Germain, la più glamour delle squadre francesi.
Ma lo sport è anche uno dei pilastri della predicazione dei Fratelli musulmani, suo riferimento nell’islam. Tamim ha mantenuto l’approccio conservatore di famiglia. Ha sposato una cugina di primo grado, e poi una seconda moglie, e ha avuto sei figli. La religione di Stato è rimasta il wahhabismo, come in Arabia Saudita, ma con una accento più «rivoluzionario», vicino alla Fratellanza appunto. Il giovane emiro ha sfruttato il megafono mediatico di Al-Jazeera, la tv panaraba fondata a Doha nel 1996, per diffondere le posizione islamiste e modellare il Medio Oriente in quel senso.
Con la sconfitta dei Fratelli musulmani in Egitto il vento è improvvisamente girato. L’abdicazione del padre Hamad nel 2013 è stata vista da molti come frutto della longa manus dell’Arabia Saudita, che voleva un allineamento sulle sue posizioni. Hamad aveva già rischiato la testa nel 1995, quando Riad aveva chiesto all’allora presidente egiziano Hosni Mubarak di inviare le sue truppe per detronizzare l’emiro, salito al trono con un colpo di palazzo. Il raiss del Cairo cambiò idea all’ultimo momento. Ora il suo erede Abdel Fatah al-Sisi potrebbe andare fino in fondo.