Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 06 Martedì calendario

L’emiro del Qatar Al Thani ha comprato nel mondo proprietà per 340 miliardi di dollari

o grande paese fondato sul gas naturale e sul “soft power”. Nonostante abbia una estensione di soli 11mila chilometri quadrati (metà della Lombardia, poco di più dell’Abruzzo), il Qatar è uno dei paesi più ricchi del mondo, il primo per reddito pro-capite, pari a 130mila dollari per ciascuno dei suoi 2,4 milioni di abitanti. Una ricchezza costruita grazie alle vendite di gas, di cui è il primo esportatore a livello globale (tutto via nave) e il terzo per riserve dichiarate. Il che ha consentito al governo del Qatar di creare un tesoretto di tutto rispetto: secondo le ultime stime, possiede proprietà in giro per il mondo, da New York a Hong Kong ma concentrate per lo più in Europa, per oltre 340 miliardi di dollari. Detto in altri termini: non solo il Qatar non ha problemi di debito pubblico, ma ogni mese ha un surplus commerciale (2,7 miliardi di dollari nell’aprile scorso) da destinare agli investimenti. Per differenziare le attività economiche, visto che prima o poi l’enorme bolla di gas su cui è “seduto” si esaurirà, ma anche da usare in chiave geopolitica. Gli analisti lo chiamano “soft power”, mentre gli altri paesi arabi accusano i cugini di Doha di «voler mettere le uova in più panieri». Grazie ai gas-dollari accumulati, la famiglia regnante al-Thani negli anni ha saputo suddividere con grande attenzione il flusso in uscita dei propri soldi. Sia quelli finanziari, sia quelli destinati a dare del Qatar una immagine di paese arabo aperto e laico. Ha rilevato redditizi progetti immobiliari, pacchetti azionari di banche e di grandi corporation in America e in Europa: hanno quote in Credit Suisse e Barclays, negli sudi di Hollywood (la Miramax), nel Savoy Hotel di Londra e nei grandi magazzini Lafayette a Parigi, nell’aeroporto di Heathrow e in British Airways. Allo stesso tempo ha investito per sostenere la rete televisiva al Jazeera e per diventare una piccola potenza nello sport. Dopo aver ospitato una serie di manifestazioni andate dai Giochi Asiatici ai campionati mondiali di ciclismo e pallamano, il clou arriverà con i mondiali di calcio che si disputeranno nel 2022 (nonostante le accuse di aver truccato l’assegnazione a colpi di mazzette ai dirigenti della Fifa). Il filone sportivo non poteva non passare per i grandi club europei del pallone: la famiglia al-Thani è proprietaria del Paris Saint Germain, mentre la compagnia di bandiera è lo sponsor numero uno del Barcellona. Ma i soldi entrati nelle casse pubbliche con il gas naturale sono serviti soprattutto per consolidare rapporti economici con l’Occidente. Ovunque si presentano gli emissari del fondo sovrano, Qatar Investement Authority, le porte si aprono come il Mar Rosso. L’Italia è stato uno dei paesi dove ha maggiormente speso, con una stima di oltre 100 miliardi di euro. Turismo, immobiliare e moda i settori più gettonati. A Milano hanno rilevato il progetto Porta Nuova per 2 miliardi, di cui fanno parte il grattacielo sede di Unicredit nonché il “Bosco verticale”. In Sardegna hanno messo le mani sul complesso Costa Smeralda che fu dell’Aga Khan e per raccogliere consenso per futuri espansioni edilizie hanno prima rilevato il 49% di Meridiana e poi salvato dal fallimento la sede di Olbia dell’ospedale San Raffaele per farne in centro di ricerca avanzato. Un altro miliardo è andato per una joint venture destinata a investimenti nel made in Italy assieme alla Cassa Depositi Prestiti, mentre la famigli al-Thani ha rilevato direttamente il marchio Valentino per 700 milioni Poi ci sono gli alberghi di lusso, dal Gallia di Milano al Baglioni di Roma. L’Italia è anche una delle porte di ingresso del gas in arrivo dal Qatar nella Ue: nel 2009, al largo delle coste in provincia di Rovigo, è stato inaugurato un rigassificatore da 1,5 miliardi di dollari. Gli emiri, assieme agli americani di ExxonMobil, si sono accollati il raddoppio delle spese pur di offrire una alternativa al gas dei russi di Gazprom, principali esportatori di materia prima nell’eurozona. Due anni fa, si era parlato del Qatar come possibile investitore in Mps: il fondo sovrano di Doha è stato a lungo in trattative per sottoscrivere una quota dell’aumento di capitale della banca senese. Poi ha preferito mettere i soldi in Deutsche Bank, diventandone il secondo socio con una quota del 6,2 per cento. E, tutto sommato, non hanno avuto torto.