Corriere della Sera, 6 giugno 2017
L’emiro del Qatar che s’è comprato mezza Italia
«L a sceicca e il marito sono innamoratissimi dell’Italia», disse l’allora presidente Giorgio Napolitano durante una visita di Stato in Qatar. Sono passati dieci anni. Gli innamorati dell’Italia si dividono in due categorie. La prima: quelli che acquistano il biglietto aereo, magari low cost, prenotano la stanza d’albergo, magari su Booking, infilano jeans e magliette in valigia e partono sognando anche un ombrellone e una spiaggia. La seconda: quelli che acquistano la compagnia aerea, comprano i migliori alberghi, tutta la maison Valentino e già che ci sono anche 2.300 ettari di terreni e spiagge immacolate su uno dei tratti di mare più belli al mondo, la Costa Smeralda.
La differenza, è ovvio, la fa il conto in banca che, altrettanto ovviamente, il sovrano di uno dei Paesi più ricchi del mondo non ha perché possiede direttamente le banche. Tamim bin Hamad Al-Thani, 37 anni appena compiuti, è salito al trono nel giugno 2013 dopo l’abdicazione del padre Hamid. Sarà per amore dell’Italia o per gli affari ma anche lui ha seguito la rotta dei genitori «innamoratissimi», anzi con maggiore impulso. Mettendo in campo una costellazione di holding, fondazioni e strutture statali su cui spicca il fondo sovrano Qatar Investment Authority (Qia), con oltre 300 miliardi di dollari di asset.
I marchi del lusso All’inizio, era il 2006, fu un hotel milanese, l’Excelsior Gallia, a segnare l’esordio degli investimenti qatarioti in Italia. Il primo di una lunga serie, seguito dai 700 milioni spesi per la maison Valentino, cui si è aggiunto nel 2016 anche Pal Zileri, marchio di abbigliamento maschile di lusso. La passione per gli alberghi, rigorosamente 5 stelle, è costata un paio di miliardi. Sempre e solo nelle città a maggior attrazione turistica: Venezia (The Gritti Palace), Roma (St. Regis, Excelsior), Firenze (Baglioni e Four Season), oltre ai quattro compresi nel «pacchetto» Costa Smeralda con il gioiello Cala di Volpe. Una delle operazioni più rilevanti l’ha condotta Katara Hospitality che ha sborsato 222 milioni di euro per acquisire dalla Starwood il Westin Excelsior di Roma.
A Doha erano già pronti a festeggiare anche la conquista del lussuosissimo San Domenico Palace di Taormina, senonché all’asta si è presentato l’immobiliarista Giuseppe Statuto (pure lui titolare di un notevole portafoglio di 5 stelle) che, indebitandosi pericolosamente, ha soffiato l’albergo all’emiro. Per appena 200 mila euro in più.
Simboli In Sardegna il Qia rilevò nel 2012, dal finanziere Tom Barrack, le quote della Smeralda Holding per 200 milioni più debiti per centinaia di milioni. Hotel ma anche la Marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e poi terreni per 2.300 ettari. Contestualmente una fondazione del Qatar ha comprato l’ospedale Mater di Olbia, struttura che faceva capo al San Raffaele di don Verzé.
È la Sardegna del lusso, non certo quella del Pecorino, il target. Per far rendere gli investimenti bisogna portare i turisti. Ecco perché la Qatar Airways è a un passo dal rilevare il 49% di Meridiana, la compagnia (in grave difficoltà) dell’Aga Khan tradizionalmente ancorata agli scali sardi.
I genitori dell’attuale sovrano hanno presenziato più di una volta alle «prime» della Scala. Quando ancora il figlio non aveva deciso di comprarsi un pezzo di Milano. Anzi, i simboli della nuova Milano: il Bosco verticale, la Torre Unicredit con i grattacieli intorno. Il Qia è di fatto il proprietario, dal 2015, del quartiere di Porta Nuova, un complesso di edifici con un valore di mercato superiore ai 2 miliardi. Il Qatar è anche il principale socio (40%) dell’immobiliare Coima Res, quotata in Borsa e guidata da Manfredi Catella, uno dei manager che ha diretto il progetto Porta Nuova.
Alleanze e strategie Le missioni governative hanno cementato nel tempo le alleanze. Quella con la Cassa depositi e prestiti ha prodotto un coinvestimento nel capitale di Inalca (28%), azienda di carne bovina del gruppo Cremonini. Ma è una piccola cosa rispetto agli affari nel gas, dove però è l’Italia a comprare: il 9% delle importazioni italiane viene dal Qatar, dirette al rigassificatore off-shore di Rovigo; l’emirato possiede il 22% del terminale Adriatic GNl. È stata Doha, invece, ad acquistare un anno fa per 3,8 miliardi da Fincantieri 7 navi.
Tra ottobre e novembre scorsi si era ipotizzato anche un intervento del Qatar nella possibile ricapitalizzazione di Mps. Del fantomatico miliardo, però, non si è vista nemmeno l’ombra. Innamoratissimi, sì. Ma non sprovveduti.