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 2017  giugno 04 Domenica calendario

Desertificazione, 250 milioni i migranti climatici dall’Africa

Investire nella tutela dell’ambiente significa anche dare una risposta efficace all’emergenza delle migrazioni. Quelle che partono dall’Africa e si riversano in Europa. In particolare, nel nostro paese. 
Non c’è area del pianeta che sia totalmente al riparo dalle conseguenze del riscaldamento globale sull’ecosistema, ma sono centinaia di milioni gli abitanti nell’Africa sub-sahariana che vivono in villaggi senza elettricità, senza pozzi per estrarre l’acqua e senza possibilità di conservare cibi e medicinali. La drammatica somma di povertà e cambiamenti climatici dà un unico risultato: le migrazioni. 
In occasione del G7 Ambiente di Bologna verrà approfondita anche la questione dei flussi connessi con i cambiamenti climatici. Si tratta di un fenomeno destinato ad assumere dimensioni enormi.
L’AGRICOLTURAÈ stato calcolato, infatti, che nei prossimi decenni i migranti climatici potrebbero arrivare a superare i 250 milioni. Persone costrette ad abbandonare le loro terre diventate inospitali a causa della desertificazione. Si tratta di una prospettiva devastante per queste popolazioni ma anche foriera di fortissime tensioni sociopolitiche per l’Europa. «La risposta non può essere che la creazione in Africa di condizioni di crescita economica, di lavoro, di speranza nel futuro», commenta ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. «Dobbiamo essere in grado di trasformare i fattori di crisi in occasioni di crescita e di superamento dei nodi internazionali». 
LO SVILUPPO
In occasione del negoziato sul clima di Parigi i governi di tutto il mondo hanno condiviso una visione di lungo termine che riconosce l’importanza di rafforzare lo sviluppo ed il trasferimento di tecnologie per migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas serra anche al fine di arginare i fenomeni migratori. L’Italia ha già iniziato a fare la sua parte dando ulteriore impulso al suo decennale programma di cooperazione con l’Africa con uno stanziamento complessivo di quasi 19 milioni di euro e aderendo ad alcuni fondi internazionali. 
La sfida, dunque, è rendere l’ambiente africano una grande leva di sviluppo economico, promuovendo nuove opportunità e prospettive di lavoro attraverso lo sviluppo di tecnologie pulite, il risparmio energetico e la sinergia tra ricerca e industria, così tra pubblico e privato. 
LE TECNOLOGIE
«I paesi G7 sono responsabili per gran parte dello sviluppo e dell’assistenza tecnologica nel continente africano ed è importante garantire un meccanismo di efficace scambio di informazioni e buone pratiche per massimizzare l’impatto del contributo dei donatori», ricorda Galletti. 
Nel corso del Summit l’Italia proporrà di stabilire un meccanismo di scambio di informazioni e buone pratiche. Con un Centro di coordinamento da creare a Roma, sui cambiamenti climatici e l’ambiente legate all’assistenza ai paesi africani.