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 2017  giugno 04 Domenica calendario

Così il mondo dei robot rivoluziona il lavoro un miliardo di posti a rischio

ROMA Automazione di quasi la metà delle attività umane, 1,2 miliardi di lavori nei quali le persone in tutto il mondo verranno gradualmente sostituite dai robot, 14,6 trilioni di stipendi coinvolti. La rivoluzione industriale 4.0 è già iniziata, e cambierà in modo radicale il nostro modo di vivere. È il servizio di copertina del numero di Affari & Finanza in edicola domani: “Intelligenza artificiale e Big Data: così i robot cambiano il lavoro”. Aumenterà anche la produttività, certo. E non ci sono solo posti di lavoro persi, molti verranno creati, competenze che adesso non si riesce neanche bene a immaginare. Quale sia il rapporto di scambio però è difficile immaginarlo, se tutti riusciranno a recuperare terreno, quanti rimarranno indietro. Secondo un rapporto appena pubblicato da McKinsey una volta superata la cruciale fase attuale «la creazione di nuovi posti figli della tecnologia sarà esponenziale: nel 2065 si sarà raggiunto un numero di posti aggiuntivi fra gli 1,1 e i 2,3 miliardi».
Urge però un grande intervento di re-skilling: significa che se si vuole continuare a lavorare, se non si vuole essere sostituiti dai robot, se si vogliono conquistare quella parte di competenze, soft skills, ma non solo, che sono squisitamente umane, tanto che al momento nessun robot può sostituirle (in futuro poi chissà!) bisogna riqualificarsi, acquisire nuove conoscenze e un nuovo modo di utilizzarle nelle proprie attività quotidiane. Il cambiamento sarà graduale, ma inesorabile, e non può essere affidato al caso. E per evitare che sia rovinoso, che la creazione del mondo del lavoro di domani avvenga sulle ceneri di quello di oggi, bisogna che i governi, le istituzioni intervengano, diventando parte attiva del cambiamento. L’Italia potrebbe persino guadagnarci: dopotutto, spiega un esperto, nel nostro Paese il fattore umano, la creatività, l’imprenditorialità, hanno sempre giocato un ruolo cruciale. Però la globalizzazione potrebbe punire i Paesi in ritardo, e avvantaggiare quelli che si faranno trovare invece preparati ai cambiamenti, e magari saranno anche in grado di anticiparli.