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 2017  giugno 04 Domenica calendario

Quel gigante di ghiaccio che si stacca dall’Antartide

ROMA Per ora è appeso a un filo. I giorni sembrano contati per un iceberg grande come la Liguria che si sta staccando dall’Antartide. «Quando avverrà, il panorama del continente bianco cambierà radicalmente» dicono i ricercatori inglesi del progetto Midas, che da due anni monitorano via satellite e dall’aereo la ferita più grande del continente bianco.
La spaccatura è stata notata un paio di anni fa nella piattaforma di ghiaccio Larsen C, all’estremità nord-ovest dell’Antartide. Oggi è lunga 200 chilometri. Nelle ultime due settimane di maggio il progresso è stato di 17 chilometri e ne mancano solo 13 per il distacco completo. Poi una massa di ghiaccio alta 350 metri e vasta 5mila chilometri quadrati inizierà a vagare per i mari del sud, probabilmente in direzione nord-est.
Sarà uno dei dieci iceberg più grandi mai misurati dall’uomo. A meno che non punti con decisione verso nord, dove le temperature sono più alte, potrebbe impiegare decenni a sciogliersi completamente. Essendo la Larsen C una piattaforma galleggiante, la fusione dell’iceberg gigante non preoccupa per l’innalzamento del livello dei mari. Il distacco del ghiaccio sarebbe lento e in nessun modo potrebbe provocare un’onda di tsunami. Né, con la loro altezza, questi giganteschi blocchi bianchi vengono usati dai pinguini per tuffarsi e pescare.
Il problema è che la lacerazione di oggi segue quella della superficie di ghiaccio adiacente: la piattaforma Larsen B (3.250 chilometri quadri), avvenuta nel 2002. Altri 1.500 chilometri quadri di ghiaccio andarono persi nel 1995 con la disintegrazione della Larsen A. Una prova certa che la colpa sia del cambiamento climatico non esiste. Ma certo per una sequenza così serrata difficilmente si può fare ricorso alla tesi del complotto cinese.
Gli scienziati del progetto Midas, che è coordinato dall’università di Swansea, pubblicano ogni pochi giorni dal loro blog le informazioni sullo stato della piattaforma. «C’è assai poco ormai che possa impedire il distacco dell’iceberg» hanno scritto il 31 maggio. «Quando questo avverrà, la Larsen C perderà il 10% della sua superficie e il fronte del ghiaccio raggiungerà la posizione più arretrata che sia mai stata registrata». La paura è che la piattaforma perda stabilità «e segua l’esempio della Larsen B, che si è disintegrata nel 2002 subito dopo una frattura e un distacco simili».
Le piattaforme di ghiaccio galleggianti vengono spinte in mare verso il largo dal peso del ghiaccio che si trova alle loro spalle, sulla terraferma. È normale sostengono gli ottimisti – che dopo tanto avanzare in mare aperto queste enormi lingue bianche si spacchino. Ma la versione più realista, sostenuta dagli scienziati di Midas, è che il distacco dell’iceberg faccia “saltare il tappo” e acceleri il fluire in mare della parte retrostante del ghiacciaio.
Qualora a fondersi fosse il ghiaccio che attualmente si trova sulla terraferma, il suo contributo all’innalzamento dei mari non sarebbe così insignificante. L’intero Larsen C avrebbe la potenzialità di aumentare il livello degli oceani di 10 centimetri, se non fosse già ghiaccio galleggiante. Messe insieme, tutte le piattaforme di ghiaccio dell’Antartide dell’ovest rischierebbero invece di far crescere i mari fino a sei metri, stimano i ricercatori. Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso su Nature Climate Change, i collassi di Larsen B e di Larsen A hanno fatto sì che il ghiaccio retrostante iniziasse a scivolare verso il mare – dove la temperatura è leggermente più alta – a una velocità otto volte superiore rispetto a prima.