Corriere della Sera, 4 giugno 2017
Agenzia delle Entrate, si chiude l’era Orlandi. Al suo posto Ruffini
ROMA Ernesto Maria Ruffini, attuale amministratore delegato e commissario di Equitalia, si avvia ad assumere nei prossimi giorni la guida dell’Agenzia delle Entrate. Subentra a Rossella Orlandi, giunta al vertice dopo trent’anni di carriera dentro l’Agenzia, e a quanto dicono i ben informati destinata a un nuovo incarico dirigenziale al ministero dell’Economia.
Ruffini, romano, quarantotto anni, renziano della prima ora, secondo indiscrezioni attendibili, dovrebbe essere formalmente indicato dall’esecutivo nel nuovo incarico già questa settimana. Il mandato di Rossella Orlandi scade il prossimo 12 giugno e uno degli ultimi atti formali sarà l’approvazione del bilancio di Equitalia, che oggi è una controllata, e che dal primo luglio verrà assorbita dall’Agenzia.
Un’operazione che Ruffini ha concepito insieme a Matteo Renzi, e che ora dovrà portare a compimento. L’avvocato, fino al 2015 punta di diamante dello studio tributario di Augusto Fantozzi, è da anni il principale ispiratore delle riforme fiscali proposte dal governo Renzi, le stesse che sono state poi attuate dall’Agenzia sotto la guida della Orlandi. Era il 2010, quando alla Leopolda, Ruffini lanciava il piano per il Fisco 2.0, con la fatturazione elettronica, che tra obblighi e incentivi sta prendendo piede, e la dichiarazione dei redditi precompilata, che ormai è una realtà. Dal giugno del 2015 Renzi gli ha affidato la guida di Equitalia. Insieme ne hanno deciso la trasformazione da spa a ente pubblico economico e l’assorbimento nell’Agenzia, che oggi la controlla insieme all’Inps. E impostato la nuova rottamazione delle cartelle esattoriali dalla quale sta derivando un gettito superiore alle attese. In due anni le riscossioni di Equitalia sono cresciute del 18%, le attività sono state concentrate, i dirigenti ridotti, gli investimenti si sono spostati sul web e sul digitale, che è ormai il primo sistema di dialogo con la società che riscuote le imposte.
Risultati importanti ha ottenuto anche Rossella Orlandi, che ha messo a segno in un triennio un record dopo l’altro per le somme sottratte all’evasione, fino a toccare i 19 miliardi di euro nel 2016, piegando anche la resistenza dei giganti del web come Google. Nell’Agenzia la Orlandi ha svolto tutta la sua carriera, e forse questo l’ha aiutata quando le è esplosa tra le mani la sentenza della Consulta che ha retrocesso a funzionari quasi tutti i dirigenti. In un caos immaginabile, un vero e proprio terremoto, l’Agenzia è riuscita comunque a portare a casa un gettito molto elevato, e non atteso, dalla voluntary disclosure bis dell’anno scorso. Anche se il problema della classe dirigente deve essere ancora risolto.
La Orlandi quasi certamente avrà una nuova missione al ministero dell’Economia, nel Dipartimento delle Politiche Fiscali, alla cui guida è stata da poco confermata Fabrizia Lapecorella, forse in una nuova direzione che si sta ipotizzando di creare. Da parte sua nessuna reazione alle indiscrezioni sul mancato rinnovo del mandato. Ha sempre rivendicato con grande soddisfazione i risultati raggiunti, ma si è sempre considerata un semplice dirigente al servizio dello Stato, e mantiene il più basso profilo possibile sulla vicenda.
Nessuna reazione neanche da Ruffini, predestinato alla guida dell’Agenzia. Dovrà affrontare l’accorpamento con la sua ex società, l’amalgama dei contratti, dei livelli di responsabilità, risolvere una volta per tutte il problema dei dirigenti dell’Agenzia, dopo la proroga temporanea delle posizioni dirigenziali traballanti decisa con la manovrina. Ruffini dovrà dare corso alla riforma della riscossione, un altro dei progetti cui ha lavorato con il segretario del Partito democratico e che finora è rimasto sulla carta. E soprattutto dare un volto definitivo alla macchina fiscale. Che deve diventare sempre più amica dei contribuenti, e sempre più spietata contro l’evasione. «Meno tasse per tutti è possibile a patto che a pagarle siano davvero tutti, e si riescano a recuperare questi 120 miliardi rubati dall’evasione» diceva Ruffini nel 2010. Oggi sono solo un po’ di meno, e l’obiettivo resta lontano.