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 2017  giugno 04 Domenica calendario

Intervista a Giancarlo Magalli: «Quando l’ho fatto vedere alla Lollobrigida (ma avevo tre anni)»

Istinto, attitudine, educazione famigliare, geni, ambiente, chissà, la percentuale varia per ognuno, ma Giancarlo Magalli a tre anni aveva già la strada segnata: “Mio padre lavorava con il cinema e mi portava sui set, per me una seconda casa, ero felice, mi divertivo, amavo le liturgie di quei luoghi, stare tra la gente dello spettacolo ed ero diventato una mascotte degli operatori, mi utilizzavano per scherzi deplorevoli”. Quali? “Un giorno mi dicono: ‘Giancà, la vedi? Quella è la Lollobrigida, avvicinati e tirati giù i pantaloni, mostrale il pisello…’” Lei non si è sottratto. “Ovvio! Ricordo ancora le risate. Il dispiacere è arrivato molti anni dopo, quando l’ho intervistata e tutto orgoglioso le ho ricordato l’episodio, certo di averla stupita. Macché, il vuoto”. Battute, scherzi, polemiche successive, spiegazioni delle battute, minacce di querela, per Magalli è un continuo, “è che mi piace, sono così, amo giocare con le parole e assaporare le reazioni”.
Andiamo al punto: lei è misogino.
Io?
Questa l’accusa.
Una cavolata: ho lavorato con decine di donne, da Simona Marchini a Vanessa Incontrada, da Simona Ventura a Milly Carlucci. Ho avuto problemi solo con Heather Parisi e Adriana Volpe.
La Volpe è durata molto con lei.
Sì, sulla pelle mia. Un dolore.
Eccolo…
A me piace lavorare, tanto, e invece a causa sua andavo in Rai con il magone.
Sempre…
Accanto ho avuto donne capaci, o sveglie, e penso a Mara Carfagna: lei ascoltava, si fidava…
Lei è lo spin doctor della Carfagna.
Quando è arrivata era una subrettina, voleva solo cantare e ballare, diceva giusto qualche cosetta, niente di importante. Poi Berlusconi espresse ammirazione, e il padre che era un grande paraculo ed elettore di Forza Italia, gli disse “Cavaliere perché non la candidiamo? È molto amata”.
Parlavate di politica?
Mai. Inoltre mentì. Quando iniziarono i rumors su una sua candidatura, le chiesi se era vero: era vietato, “ci mancherebbe, sono solo voci”. Invece sfruttò fino all’ultimo la tv.
Felice Berlusconi.
Lui mi faceva troppo ridere, ogni volta che lo incontravo mi parlava solo di lei: “Caro Magalli ha visto che carriera la nostra Mara?”.
È indiscutibile.
Se avessi avuto le zinne la facevo pure io.
Lei è misogino.
Ancora! Ribadisco: nella mia carriera ho avuto problemi solo con la Parisi e la Volpe, e con una grossa differenza: Heather è una rompipalle clamorosa, ma quando lavora è una professionista assoluta.
Lei non è il solo protagonista di polemiche in Rai, ora c’è anche Insinna.
Quella di Flavio è una vicenda diversa, in quel caso c’è un tappo che è saltato. Lui è bravo, ma ha un carattere particolare, cambia velocemente atteggiamento.
Torniamo alle colleghe, della Falchi ha detto: “Apre bocca e le dà fiato”.
Vabbè, questo è un detto romano, però era vero: non pensava a quello che diceva. Durante Domenica in ha raccontato in diretta la barzelletta di Superman che sodomizzava l’Uomo invisibile.
La scelse lei come partner?
La sua presenza fu un’altra genialata di Agostino Saccà, e queste sue intemperanze lessicali scatenarono la concorrenza di Mediaset, in quel momento in difficoltà per gli ascolti, con Maurizio Costanzo che chiese di chiudere il programma.
La prima dote di Magalli.
Una grande pazienza.
Per stare in Rai, oltre alla pazienza bisogna anche saper navigare.
Sono bravo, punto. Porto a casa i risultati. In quanto a padrini e raccomandazioni, zero. Mi sono anche beccato delle multe aziendali a causa delle mie dichiarazioni.
Si è definito un “idraulico pronto all’intervento”.
Per un periodo sono stato il pronto soccorso dei programmi, mi chiamavano quando uno stava per fallire, o il presentatore scappava.
Ha iniziato sostituendo la Bonaccorti.
Ero l’autore, Gianni Boncompagni il regista. Enrica aveva dato in diretta l’annuncio della sua gravidanza, per farlo mi aveva chiamato al suo fianco: “Dammi coraggio”. Poi la ricoverarono a causa di una minaccia d’aborto. Alle cinque del pomeriggio mi chiama Gianni: “Domani vai in onda”. Io? “Sei l’unico che sa le cose, sei bravo”.
Quindi, il debutto.
No, nel 1981 avevo presentato un varietà, ed era andato bene, con buone critiche e ascolti, la Rai mi aveva assicurato ulteriori possibilità.
E invece…
Niente, l’azienda era piena di big, da Baudo a Corrado, fino alla Carrà: la mia strada si è aperta quando sono emigrati a Mediaset.
La notte prima ha dormito?
Credo di sì. Lo stress mi tocca poco, sono andato in onda anche due ore dopo la morte di mia madre.
Mai fermarsi.
E che devi fa? Non potevo lasciar perdere, avrei creato un problema a centinaia di persone. In quel caso ho evitato il ruolo del buffone, niente battute, e senza rivelare il mio dramma.
Com’è cambiato il suo target?
Ci vedono più giovani, perché c’è meno lavoro e stanno a casa. Poi le massaie, le mamme, le nonne, sempre loro, sanno solo usare i social network, e interagiscono sul sito.
Lei partecipa ai post?
Eccome, e proprio sulla pagina web dei Fatti vostri è nata la mia polemica con Marcello (era in trasmissione con lui).
Un suo amico.
Lo eravamo, o almeno credevo. Ora ha scoperto un’inedita affinità con la Volpe: queste sono polemiche vere, spesso me ne hanno attribuito di false.
Come quella con Funari?
Che forza Gianfranco, chiamava e mi diceva: attaccami, famo casino così ne parlano.
Altra lite falsa?
Con Fox per una presunta discussione in diretta. In realtà la vicenda coinvolgeva Marcello.
Si fa fare l’oroscopo da Fox?
Lui non studia i profili personali, non ha mai voluto, quando avrebbe potuto diventare miliardario: tutti gli chiedono notizie del proprio segno.
Lei è misogino, ha attaccato la Venier: “Ha distrutto Fantastica italiana”.
È fissato! Con Mara siamo amici, in quel caso non è stata lei, ma Fabrizio Del Noce: è lui ad aver massacrato i miei programmi.
I suo scontri con l’ex direttore di Rai1 sono altissimi.
Appena nominato non mi ha più permesso di lavorare.
Del Noce è stato condannato a 80 mila euro per la microfonata in faccia a Staffelli.
Pochi.
A livello di battute, con quale collega si trova?
Con Bonolis, anche se lui ama di più scherzare con i soggetti scemotti, seleziona i concorrenti più rincoglioniti.
E poi?
Con la Gialappa’s, con loro arrivo alle lacrime.
Stare appresso alle sue battute non è semplice.
La Volpe non capisce e me le smorza tutte.
Riecco la Volpe.
Un anno fa durante i Fatti vostri Michele Guardì annuncia che lei doveva lasciare la trasmissione per volare al Festival di Cannes. Adriana fiera: “Questa sera proiettano il film di cui sono protagonista”.
Una serata importante.
A casa vado a controllare: il film era prodotto da un maestro di tennis, non era in concorso, era stata prenotata una sala privata solo per proiettarlo al Festival, e non era neanche protagonista.
Chissà quanto ha riso.
Nel trailer: compare di passaggio nella scena in cui un cane emette forti peti.
Al liceo era in classe con Draghi e Montezemolo…
Solo due anni, poi mi hanno cacciato per motivi disciplinari.
Che aveva combinato?
Accumulo di pena, l’ultima fatale: avevamo un compito in classe e non avevo studiato, non potevo neanche scappare, ero sorvegliato speciale.
E quindi?
Costruii un cartello con i trasferelli, sopra scritto “Comune di Roma, ufficio d’igiene e sanità: aula chiusa per disinfestazione”. Lo attaccai sulla porta della classe, sigillai e chiusi a chiave. Ci mandarono a casa.
Risultato ottenuto.
In classe avevo il figlio del segretario generale della scuola: non ho resistito a vantarmi della bravata. Era troppo bella, come potevo non condividere.
Le piace la politica?
Non molto, ma sono un cittadino e la seguo per legittima difesa. Non ci sono persone che mi entusiasmano.
Mai nessuno?
All’inizio ho votato per Berlusconi, mi sembrava un uomo vicino al mio ambiente di lavoro, poi alla prima legge ad personam ho capito: si faceva solo i suoi affari.
Non è mai andato a Mediaset.
Unico, con Arbore, solo perché sento la Rai come casa, con loro, ai tempi di Gori, ho portato avanti una sola trattativa, senza crederci.
La moglie di Gori, Cristina Parodi, ora è in Rai.
È brava, e non è facile mantenere una buona professionalità con programmi complicati come il suo. Altro che Barbara D’Urso…
Non ama la D’Urso?
Non mi piace la tv basata sull’esagerazione, sui falsi sentimenti, sulla speculazione delle lacrime. E non mi piacciono quelli che ci vanno, disposti a farsi speculare addosso, gente che per un gettone di presenza è disposta a tutto.
Cinema: ha recitato in alcune pellicole, tra queste “Liquirizia”.
Un piccolo film di culto, raccontava un ultimo anno di superiori, una sfida tra ragazzi dello scientifico e altri di ragioneria, presero me e De Sica perché la storia era in parte basata su di noi.
Che c’entrava De Sica?
Dopo il Massimo andai al Nazareno. Lì ho trovato Christian, suo fratello Manuel, Carlo Verdone e Dario Argento. Chi scrisse la sceneggiatura era a scuola con noi.
È vero che De Sica arrivava in Bentley?
Con l’autista in livrea e stivali, davanti al portone di scuola si toglieva il cappello: “Prego signorino”.
Lo prendevate in giro?
Dalle finestre partivano dei cori di scherno, cose irripetibili. Lui reagiva con un atteggiamento un po’ superbo e vanaglorioso, si sentiva addosso la pesantezza del cognome, e infatti l’amicizia con Carlo nasce da questo: Christian era soggetto a una sorta di bullismo, fu Carlo a difenderlo, a dire ai compagni “ora basta”. Carlo era un leader.
Un leader?
Uno forte, già imitava i professori, era amato e ascoltato.
Lei ha recitato tre volte con Bombolo.
Era privo di sovrastrutture, retropensieri e avanpensieri. Uno che di giorno andava al mercato a vendere padelle e piatti: quando raggiungeva le 60-70 mila lire, smetteva; 50 per la famiglia, con il resto andava in osteria e si ubriacava. Lì cantava e recitava barzellette, poi una sera lo hanno visto Castellano e Pipolo.
Ed è nata una carriera artistica.
Entrò al Bagaglino dove all’inizio aveva difficoltà, era senza memoria né metodo, i copioni un dramma, per le prove radunava la famiglia e gli diceva: “Allora, tu sei Pippo Franco, tu Gianfranco D’Angelo…”.
Alla fine avrà imparato.
Non ricordava il momento dell’entrata sul palco e chiedeva ai colleghi: “Quando tocca a me dateme na gomitata”. Solo che la gomitata arrivava sistematicamente sbagliata e tutti a ridere.
Anche lui si divertiva?
Gli hanno anche inchiodato le scarpe sul palco, la polvere da starnutire in faccia prima di entrare in scena. Ogni tanto faceva la spia e la punizione era l’indifferenza, lui disperato: “Perché non mi fate gli scherzi?”
Una battuta alla quale è legato.
Quella al disturbatore Paolini, era il 6 gennaio, estrazione della Lotteria durante Fantastico, in un collegamento esterno mi prese alle spalle con un preservativo in mano: “Usatelo!”. Io molto velocemente lo guardo e aggiungo: “Se lo avesse usato tuo padre, quanto saremmo più contenti”.
La sua è una dote, affinata da chi?
Mia madre, gran senso dell’umorismo, una donna contesa dalle amiche, bravissima nei racconti.
Il più grande battutista?
Totò: ho lavorato con lui in tre film, ero segretario di produzione.
Il principe visto da vicino.
Si alzava tardi, si girava dalle due in poi. Siccome era cieco, prima di lavorare, mandava il cugino a controllare il set, il quale poi gli spiegava la scena e lui imparava subito: quando girava non sbagliava mai. E poi ridevamo come matti, improvvisava, e spesso dovevamo ripetere le scene.
Venivano male?
No, sempre per i problemi con la vista non poteva doppiarsi, per questo andavamo in presa diretta ma con mezzi di fortuna, non c’era la tecnologia di oggi: quando improvvisava e noi ridevamo, sballava l’audio e dovevamo rigirarla.
Era triste come raccontano?
Malinconico, quando era in pausa si metteva in un angolo, cappotto sulle spalle, occhiali neri, una stufa vicino e la sigaretta in bocca. Poi si trasformava.
Oltre alla tristezza, si parla di Totò per la generosità.
Quando usciva di casa, prima apriva un comò pieno di contanti e prendeva due mazzette: “Si incontra sempre qualche napoletano disoccupato”, diceva. Una volta ho visto due macchinisti non troppo lontani da lui, a portata d’orecchio, impegnati a raccontare delle difficoltà economiche per una operazione chirurgica fondamentale a salvare la vita di un bambino. Il principe poco dopo chiese informazioni: “Servono 100 mila lire”. E lui coprì tutto. Detto questo: era un fenomeno di battute.
Canta Guccini: “Qui sul mio onore, smetterei di giocar con le parole, ma è un vizio antico e poi quando ci vuole per la battuta mi farei spellare…”