La Stampa, 4 giugno 2017
Freddato davanti al figlio di undici anni. L’orrore dei clan non risparmia i bimbi
La camorra e i bambini. Ha visto il padre morire dinanzi ai suoi occhi, ucciso da un killer che ha affiancato la loro automobile ferma nel traffico e ha sparato dentro l’abitacolo sfiorando lui e il suo amichetto, seduti dietro, e colpendo a una mano la mamma che stava davanti. Gli spari, il sangue, la disperazione: pochi istanti per una ferita che non si rimarginerà mai. Quando i soccorritori, allertati da altri automobilisti, ieri pomeriggio sono arrivati sul luogo dell’agguato lungo la statale Sannitica, ad Afragola, hanno trovato i bambini, entrambi undicenni, illesi ma ovviamente sotto choc, e la madre con una ferita leggera; mentre non c’era più nulla da fare per la vittima designata, Remigio Sciarra, 52 anni, che viveva nella vicina Cardito: il colpo alla nuca non gli aveva lasciato scampo.
I clan hanno ripreso a combattere le loro guerre e, come fanno sempre, senza farsi scrupoli sul rischio di uccidere degli innocenti. L’uomo ammazzato ieri è considerato vicino a una cosca che dopo decenni di grande potere negli ultimi tempi è stata sensibilmente ridimensionata, anche in conseguenza della lunga detenzione del suo fondatore, tale «Tanuccio ‘o malommo» al secolo Antonio Cennamo. Sciarra infatti fu arrestato proprio insieme al padrino e ad altri membri del clan: per due anni avevano costretto un imprenditore a pagare 5000 euro al mese per scontare gli interessi su un prestito di 80 mila, in modo da ridurlo sul lastrico e quindi spingerlo a cedere le sue aziende, seguendo il parassitario modus operandi della camorra. Nonostante gli arresti e le altre difficoltà però, i Cennamo possono ancora contare su consenso e riconoscibilità: basti dire che all’ultima «Festa dei gigli» nella vicina Crispano, il figlio di «Tanuccio», Gioacchino Cennamo, aveva rischiato di provocare una strage; seccato dalla bravura di una paranza rivale (proveniente da un altro paese), infatti, il giovane aveva espresso al microfono tutta la sua insofferenza. Risultato: i cinquecento «cullatori» (gli uomini che sorreggono le grandi macchine da festa alte oltre 25 metri) si diedero immediatamente alla fuga provocando il panico tra le migliaia di spettatori. Il clamoroso episodio che spinse la Dda ad aprire un’indagine.
Sulle ragioni del nuovo raid gli investigatori seguono diverse piste, a cominciare proprio dalle fibrillazioni legate alla fragilità dei Cennamo (lo scorso marzo era stato ammazzato un pezzo grosso della cosca), ma anche al business dei lavori collaterali all’Alta velocità, gli stessi che sempre ad Afragola sono stati all’origine dell’uccisione, una settimana fa, di un noto imprenditore edile di 72 anni (anche in quel caso la vittima fu sorpresa in auto dai killer e finita con un colpo alla testa). Ma la criminalità organizzata dell’area Nord non è nuova a escalation degne dei peggiori fanatici dell’Isis: risale solo a qualche mese fa la scoperta di due corpi sfigurati, tranciati a metà, infilati a pezzi nei sacchi della spazzatura e sotterrati in una campagna; si trattava dei resti di due piccoli pregiudicati che operavano tra Afragola, regno della famiglia Moccia, e i Comuni di Cardito e Melito. Territori questi ultimi sotto l’egida degli Scissionisti, che vi si trasferirono da Napoli con soldati e famiglie dopo la sconfitta subita nella seconda guerra di Scampia.