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 2017  giugno 04 Domenica calendario

Business reliquie: ogni anno 300 rivendute online

Nel 1200 era un traffico cui partecipavano laici e religiosi, come il vescovo di Pafos, a Cipro, accusato di aver sottratto le reliquie di Betlemme. Due secoli dopo, le spoglie dei santi venivano smembrate e le loro reliquie disperse nel nome della cristianità. Un mercato, quello dei corpi, che per studi scientifici affascinò perfino Michelangelo e Leonardo Da Vinci. Secoli dopo, le reliquie diventano un elemento fondamentale nel “corredo” dei satanisti. E oggi? Più che messe nere, il furto e il loro commercio sembra appassionare soprattutto collezionisti e devoti. In fondo, le reliquie dei santi, nella credenza popolare, hanno poteri quali la guarigione dalle malattie, ma anche di figura di intercessione a Dio.
Quanto accaduto con il furto dell’urna contenente il cervello di San Giovanni Bosco sembra poter essere incanalato proprio nel solco del collezionismo. Gli investigatori non si sbilanciano, ma quanto successo nel 2013 tra Milano e Pistoia può aiutare a comprendere il fenomeno. Quell’anno, i carabinieri del Nucleo di tutela patrimonio culturale del capoluogo lombardo sorprendono, alla stazione centrale, un trentenne nullafacente che, in sei mesi, aveva rubato 57 reliquie, tra cui un frammento del cilicio di San Carlo Borromeo. Viene arrestato mentre consegna la merce a un antiquario pistoiese che si era aggiudicato i pezzi su internet, partecipando a un’asta. Il suo business era importante: acquistate le reliquie per trentamila euro, le avrebbe rivendute a più di un terzo del loro valore.
Già, il valore. Ma è possibile quantificarlo? Sì, rischiando però di passare dal sacro al profano: la differenza infatti è legata esclusivamente alla popolarità del Santo. Una reliquiario che – si dice – contenesse i capelli della Vergine Maria è stato battuto all’asta on line 9700 euro. Quelle che si pensa possano essere reliquie di santi popolari come padre Pio hanno valori altrettanto apprezzabili. Alla voce generica «relic czech saints», ovvero «santi cechi e slovacchi», invece, si parte da una manciata di euro. Sui siti specializzati in aste, da eBay a Catawiki, le offerte non mancano. Ieri, per esempio, con 2200 euro era possibile aggiudicarsi una preziosa reliquia di Sant’Orsola, non catalogata, ma accompagnata da «sigillo vescovile», il che garantisce l’autenticità, in base a un regolamento pontificio risalente al Concilio di Trento. Autenticità non è sinonimo di “pulizia” dell’oggetto. Ovvero, non garantisce che la reliquia non sia comunque stata trafugata anche se è vero un altro aspetto: fino al 1983 la Chiesa non vietava il mercato di oggetti religiosi. Poi, nel Diritto Canonico, ne è stata bandita la commercializzazione. Ma questo vale in ambito vaticano, mentre in Italia non ci sono leggi specifiche, e le forze dell’ordine entrano in azione solo in caso di traffico di materiale rubato. Che non è poco: più di 5 mila reliquiari rubati dal 1970 a oggi, una media di trecento all’anno dal 2010 a oggi. Molti dei quali, confermano i carabinieri, finiscono per essere rivenduti via internet, malgrado le regole ferree poste, per esempio, dalla stessa eBay. È vietata la vendita di parti umane, se non capelli. Ecco perché il cervello di un Santo potrebbe finire in un mercato parallelo.
L’ultima indagine riguarda due reliquie di Sant’Erasmo, patrono di Formia (Latina), trafugate domenica scorsa e messe in vendita online.