La Gazzetta dello Sport, 4 giugno 2017
Buffon, dalla ciliegina di una carriera alle lacrime amare
All’inizio che poi è la fine non c’è il grande pianto, solo una passeggiata mesta verso la curva. La passerella desolata di Gigi Buffon comincia con l’abbraccio a Chiellini e Bonucci, poi i saluti agli avversari, un cammino crudele affrontato con gli occhi asciutti per qualche lunghissimo secondo. Arrivato a metà campo, lo scambio affettuoso di pacche sulle spalle con Sergio Ramos, poi la carezza di Allegri e gli occhi che cedono, la commozione che sale, quindi il saluto ai tifosi che ci hanno creduto fino alla fine o quasi. Come lui, d’altra parte. Perché c’è una frase di Nelson Mandela che si adatta bene a Gigi Buffon e alla sua carriera: «Un vincitore è un sognatore che non si arrende mai». Non si è arreso alle leggi del tempo, il capitano della Juve, non si è arreso a tante altre cose, comprese le lacrime di tutti i senatori affranti sul prato dell’Olympiastadion, due anni fa. Ha avuto tempo per riprovarci, lottava per la Champions che gli era già sfuggita due volte, per il Pallone d’oro, per diventare il più vecchio dei campioni. È stato battuto dalla regola del sette, sette gol subiti (in cinque partite) dal numero sette più famoso di tutti i tempi. Cristiano Ronaldo si prende un’altra coppa, si prenderà un altro Pallone d’oro, si prenderebbe un altro pezzo di mondo se ce ne fosse ancora qualcuno libero dai cartelloni con la sua faccia, i suoi piedi, le sue scarpe. Non ce ne sono.
UN’ALTRA DELUSIONE E invece si è improvvisamente ristretto, dopo tanti sogni, il mondo di Gigi Buffon, che resta un superdecorato a livello italiano, ma non riesce a portarsi a casa la Champions League. «È una grande delusione – commenta a fine partita SuperGigi – pensavamo di avere tutto il necessario per vincere». La sua carriera potrebbe chiudersi con un vuoto e questo lo renderebbe ancora più vicino a Paolo Maldini, che di Champions ne ha portate a casa cinque, ma non ha mai vinto nulla con la Nazionale, a differenza di Gigi che invece è stato campione del mondo nel 2006. Maldini resta il più vecchio vincitore dell’era Champions, Puskas il più vecchio di ogni tempo, perché nel 1966 non giocò la finale ma aveva partecipato a tre partite nel torneo e segnato cinque gol. Aveva 39 anni, un mese e nove giorni quando i bianchi di Spagna alzarono la Sesta. Buffon con i suoi 39 anni e 4 mesi lo avrebbe cancellato dal Guinness dei primati. Ronaldo ha salvato anche il record di Puskas.
DRAGHI E NO Vestito di colori fluorescenti come un ragazzino («ma noi siamo ancora ragazzi», aveva protestato Dani Alves alla vigilia), con le scarpe arancioni e i capelli scolpiti col gel, Gigi Buffon ha cominciato la partita fiducioso e l’ha chiusa ciondolando quasi a metà campo mentre i suoi compagni tentavano l’ultimo disperato assalto al paese delle favole. Non sembrava esserci posto più adatto di Cardiff per coronare sogni, esaudire desideri e chiudere cerchi. Invece tutto si è infranto contro le mura di classe del Real Madrid e chissà se adesso Ronaldo sarà un’ossessione per Gigi come Messi lo è stato per Ronaldo. Difficile immaginarlo, perché Buffon ha quasi quarant’anni, parecchie cicatrici sportive e appunto non si è mai fatto sopraffare. Anche se stavolta pensare a un altro assalto è ancora più difficile. «Nel primo tempo abbiamo messo alle corde il Real – trova la forza di analizzare la gara, Gigi – Abbiamo corso tanto, forse troppo, senza concretizzare. E poi la loro classe e attitudine a vincere sono uscite alla distanza. Il Real ha meritato, ma ci sono rimpianti, soprattutto perché gli episodi ci sono girati tutti male. La verità è che per arrivare a vincere questa Coppa bisogna essere più forti delle avversità». E più forti di Cristiano, che si è preso la rivincita dopo la semifinale del 2015, mentre è Buffon quello che non riesce a chiudere i conti. Parecchi minuti dopo il fischio finale è ancora in campo ad aspettare la medaglia dei secondi, quella che sembra essersi appiccicata addosso. Ma un vincitore è un sognatore che non si arrende: Buffon può provarci ancora.