Dieci anni di Repubblica, 8 ottobre 1976
Un’armata di fiesta all’assalto della 127
Da oggi la Fiat è ufficialmente in guerra con la Ford. Sarà uno scontro durissimo nel quale la Ford non può perdere, mentre la Fiat non deve perdere. Dal 6 settembre sono infatti iniziate sul mercato italiano le vendite della «Fiesta», una nuova macchina che viene lanciata con due motori. Il primo da 957 centimetri cubici, il secondo da 1117. Domenica 5 settembre su tutti i quotidiani italiani è apparso un annuncio a piena pagina che non lascia dubbi sulle intenzioni degli americani: «Nuova Ford Fiesta. Una forte rivale: scattante perché è giovane, sicura e robusta perche è Ford». Questa rivale non è nominata, ma per scoprirla basta guardare la foto che illustra l’annuncio. Si tratta della Fiat 127, la più popolare vettura della casa torinese. Le due auto sembrano infatti identiche. E, d’altronde, la Ford non ha mai fatto mistero di questa somiglianza. Anzi, per propagandarla è uscito addirittura un libro: Operation Fiesta, di Edouard Seidler. In questo volume un noto giornalista automobilistico racconta come è nata la Fiesta, un’avventura industriale cominciata circa quattro anni fa e che lascerà un segno anche nella storia della Fiat. La prima mossa di questa vicenda, di questo scontro industriale, è rappresentata dalla decisione della Ford di costruire un’auto che le consentisse di sfondare sul mercato europeo, dove la casa americana vanta già discrete posizioni (tranne che in Italia e in Francia). Identificato l’obiettivo, è stato abbastanza semplice mettere a punto il bersaglio: per conquistare un buon piazzamento sui nostri mercati era indispensabile disporre di una buona vettura nella categoria dei mille centimetri cubici. Bisognava produrre cioè quella che da noi si chiama un’automobile di tipo medio: né troppo grande né troppo piccola.
A questo punto, la rivale della grande avventura Ford (oltre 600 miliardi di investimento, quattro stabilimenti di produzione in Europa solo per il nuovo progetto) è diventata inevitabilmente, la Fiat 127, la vettura di questa categoria più venduta sui mercati di qua dall’Atlantico.
E nel libro che racconta tutta la storia della Fiesta, si spiega appunto che all’inizio del loro lavoro i tecnici della casa americana hanno comprato quattro Fiat 127 e le hanno smontate pezzo per pezzo. Se le sono studiate con la pazienza di orologiai svizzeri. Hanno persino provato a togliere alla 127 il motore della Fiat e a sostituirlo con uno dei loro. Sembra che per un certo periodo abbiano addirittura offerto a Umberto Agnelli di combinare l’affare insieme: la Ford avrebbe costruito la macchina e Torino i motori. Ma la collaborazione si è spenta prima di nascere.
Allora gli americani hanno tirato avanti da soli. Per quattro anni hanno tenuto le Fiat 127 sui loro banchi di prova e nel mirino del loro progetto industriale. Qualche mese fa, infine, si sono dichiarati pronti: la macchina c’era e gli stabilimenti per produrla anche. Quello spagnolo è stato costruito partendo da zero. Per consentire alla Ford di insediarsi in Spagna è stata addirittura approvata una legge speciale.
Ma perché la Fiesta è un così temibie concorrente per la Fiat? I motivi sono tanti e almeno due sono ricordati anche nell’annuncio che ha presentato la vettura agli automobilisti italiani: «scattante perché è giovane; sicura e robusta perché è Ford». La Fiesta è una macchina la cui progettazione è iniziata nel 1972, mentre la 127 è uscita nel 1971, dopo una progettazione che deve essere cominciata intorno agli anni 1965-66. Inoltre, i tecnici della Ford nel realizzare la loro nuova vettura hanno avuto in mente una sola idea-guida: fare qualcosa capace di rappresentare l’evoluzione della 127.
Il secondo motivo per cui la lotta sarà dura è costituito dalla natura dell’avversario: la Ford, un gigante dell’autombile che ormai ha deciso di sfondare in Europa e che quindi non bada a spese. Inoltre punta in alto. I suoi dirigenti hanno dichiarato che nel primo anno contano di collocare solo in Italia qualcosa come 60 mila Fiesta. Attualmente la 127, che con 300 mila unità all’anno rappresenta il 30 per cento della produzione Fiat, è venduta sul mercato italiano in circa 150 mila unità.
Se la Ford dovesse trovare i suoi clienti tutti a spese della Fiat, per la 127 questo significherebbe un crollo sul mercato interno del 40 per cento. E per Torino sarebbe la fine. Probabilmente, però, saranno danneggiate anche la Renault (con la R5) e la Volkswagen (con la Polo) e quindi la diminuzione delle vendite per la 127 dovrebbe essere più contenuta. Ma di quanto?
A Torino, come è ovvio, si sono già posti da tempo il problema. Due delle prime Fiesta arrivate in Italia hanno subito preso la strada di Mirafiori, dove sono state fatte a pezzettini dai tecnici della Fiat. Le due auto sono state sottoposte a esami di tutti i tipi. I risultati di questi esami sono contenuti in un fascicolo di un centinaio di pagine e dalla copertina marron, che è considerato come materiale esplosivo dal vertice della Fiat.
In quelle cento pagine si spiega infatti che la Ford Fiesta è una buona macchina. Soprattutto è un prodotto industriale quasi perfetto: in quella categoria e con quel prezzo era praticamente impossibile fare di meglio. Molto cavallerescamente, cioè, i tecnici di Mirafiori riconoscono che questa Fiesta non è affatto una robetta, ma una signora macchina. Nonostante tutto, però, la 127 continua a mantenere alcuni punti di vantaggio, in particolare per quanto riguarda i freni e la brillantezza del motore. Identiche invece, sono la velocità, la potenza e l’accelerazione. La Fiesta ha infine una struttura più snella, più giovane. In compenso è giudicata, dai tecnici della Fiat, meno robusta della 127.
Ciò non toglie che si tratti di un avversario duro. Da Torino hanno già ordinato altri due modelli, questa volta direttamente alla Ford, per poter continuare gli esami e per poter quindi passare al contrattacco. Ma non è troppo tardi? Nel dossier dalla copertina marron c’è la risposta anche a questa domanda. In realtà, è sempre stato troppo tardi. La partita era in una certa misura già persa sin da quando la Ford decise, quattro anni fa, di mettersi in guerra con la Fiat. Tutti sapevano, anche a Torino, che gli americani ce l’avrebbero fatta. Ormai le auto si somigliano come tante gocce d’acqua e se si vendono la 127, la R5 e la Polo non si vede perché la Fiesta (che le ricalca tutte quante) non dovrebbe trovare clienti. A questo si aggiunge che la Ford è un’organizzazione capace di vendere e di imporre il suo prodotto.
Cosa succederà allora? Come reagirà la Fiat, attaccata sul suo modello più venduto e probabilmente, più redditizio?
La risposta a questa domanda è contenuta in un altro lunghissimo memorandum interno. Cerchiamo di riassumerlo. 1) Cedere una quota del mercato della 127 alla Ford è inevitabile. Il problema è quello di contenere le perdite sotto il dieci per cento. Per fare questo, si punta su due strade: una politica di vendita più aggressiva; un deciso «ringiovanimento» della 127, che intanto la pubblicità Fiat ha ripreso a «spingere» in modo massiccio. 2) Quello delle auto dei mille centimetri cubici è un mercato importante, ma statico. Una volta contenuto l’attacco della Ford, è meglio scatenare l’offensiva sulle cilindrate superiori, ad esempio con la 131, che sta andando benissimo. E poi con le Lancia, che sono tutte vetture dal prezzo molto alto e che quindi consentono margini piuttosto rilevanti. In questi due settori, le novità Fiat saranno molte nei prossimi mesi: A) È previsto il lancio di un coupé 131 ricavato dall’Abarth da rally; B) I modelli 131 e 132 saranno disponibili anche con motori Diesel; C) La Lancia inizierà prestissimo la vendita delle «Gamma», berline e coupé con motori da 2000 e da 2500 centimetri cubici; D) La 132 che all’estero va molto bene nonostante gli anni, sarà arricchita con una versione 2000, da affiancare agli attuali modelli 160 e 180. Fra pochi mesi, infine, in Brasile partiranno le vendite della 147, in pratica una 127 rinforzata. Le previsioni puntano su 400 mila vetture all’anno contro le 500 mila Fiesta che Ford conta di vendere in Europa.
Cosa dire di questa strategia Fiat?
Un dato risulta evidente: spinta dalla concorrenza, la Casa torinese cerca il suo spazio nelle cilindrate alte e nei modelli di relativo lusso (soprattutto con la Lancia). Si avvia cioè verso una strada che anni fa era seguita proprio dai suoi concorrenti, mentre progressivamente lascia agli altri (prima alla Renault, poi alla Volkswagen, adesso alla Ford) importanti quote del mercato italiano e europeo delle vetture piccole e medie. È una buona cosa?
A Torino dicono che non c’è altro da fare. Spiegano anche di essere preparati alla competizione sulle automobili grandi. L’impressione che si ricava, parlando con i tecnici della Fiat, è che stiano cercando di far fare una virata molto stretta ad un colosso che ogni anno produce più di un milione di automobili e che dà lavoro a quasi 200 mila persone. Un’impresa difficilissima anche senza l’agressiva efficienza di Ford, i suoi miliardi di dollari, i suoi stabilimenti in Europa, le sue Fiesta.
«La Mini? Va a gonfie vele» di Antonio Saba
Le prime Mini della «Nuova Innocenti» di De Tomaso che alla metà di maggio lasciavano Lambrate (dopo essere state accuratamente revisionate a causa della lunga sosta nei piazzali) prendendo la strada dei commissionari di tutta Italia, si portavano dietro una domanda molto preoccupante: troveranno clienti? Se lo domandavano tutti, lavoratori e dirigenti. Ora che settembre è passato, alla direzione dello stabilimento milanese tirano un sospiro di sollievo: «Il mercato tira e si sta rapidamente ristabilendo la fiducia dei clienti».
Questa sensazione favorevole è diffusa anche tra i commercianti: «La Mini va bene, ne vendiamo molte e siamo piuttosto soddisfatti», dice Bepi Koelliker, uno dei più importanti concessionari milanesi. «Dopo un periodo molto buio, stiamo sicuramente assistendo ad un rilancio».
Le cose tutto sommato vanno bene e Alessandro De Tomaso non nasconde le propria soddisfazione: «Le Mini si vendono molto bene» confessa il costruttore italo-argentino. «Se devo dire il vero va meglio di quanto ci aspettassimo».
Dunque il futuro si fa più sereno?
«Il mercato si comporta in modo molto strano. Nonostante si parli di un nuovo aumento della benzina o l’arrivo dell’una tantum, nelle ultime settimane abbiamo registrato un’impennata».
Allora tutto va per il meglio?
«Non voglio dire questo. I continui scioperi alla Leyland inglese, ad esempio, impediscono l’arrivo dei motori, rallentando la nostra produzione. Però da Lambrate escono più di 100 macchine al giorno. Se gli inglesi non ci creano dei problemi, contiamo di arrivare all’obbiettivo delle 200».
Lo stabilimento, insomma, gira a pieno regime?
«Sì, la produttività si mantiene su alti ritmi».
Abbiamo sentito i concessionari: anche da loro arrivano notizie confortanti.
«La gente ha di nuovo fiducia nel nostro marchio – risponde De Tomaso – e i commercianti lavorano con uffici amministrativi in piena efficienza».