la Repubblica, 1 giugno 2017
«Dida era enorme, più alto della traversa»
La porta, sempre più piccola. Il portiere, sempre più grande. «Gli andavo incontro e Dida mi pareva più alto della traversa». Uno dei rigori della finale 2003 all’Old Trafford toccò tirarlo ad Alessandro Birindelli. Il destino può durare ben pochi metri, e anni.
«Dopo i supplementari senza gol, Lippi aveva chiesto chi se la sentisse. Chi diceva di stare male, chi si nascondeva. L’allenatore mi guardò e io gli risposi okay, non c’è problema».
Prima di quella rincorsa, una partita smorta. «Il Milan era meno forte di noi che avevamo eliminato il Barcellona e i galacticos, loro invece andarono in finale dopo due pareggi contro l’Inter». Già, Barcellona. Supplementari, cross di Birindelli, gol di Zalayeta. «Fu la stagione più bella della mia vita, arrivai pure in Nazionale. Umiltà e lavoro, altro non c’è se non nasci campione. Lo devo dire in breve? Mi sono sempre fatto il culo». Lo stadio di Manchester tutto italiano, la prima foto è quella. «La gente lo aveva riempito con allegria, c’erano famiglie, bambini. Lo sport come dovrebbe sempre essere. E la musica, quel famoso inno che ancora mi emoziona ogni volta che lo ascolto sul divano. Ci sentivamo favoriti». Invece. «Invece si comincia con Pippo Inzaghi e la paratona di Buffon. Poi, ben poco».
A volte il gregario si alza dalla panchina, o sui pedali, quando la strada sale. «Entrai al posto di Tudor al 42’ e niente, non succedeva niente. Si arrivò ai supplementari quasi per inerzia. A un certo punto si fece male Roque Junior e il Milan aveva esaurito i cambi. Allora dicemmo a Zalayeta di provare a sfondare da quella parte, gli gridavamo “puntalo!”, il brasiliano in pratica camminava però niente, eravamo stanchi, poco lucidi e non ne approfittammo».
Le foto scivolano in avanti come se di colpo cadessero dal tavolo. «Mi rivedo sul charter, bloccato per due ore e mezza ad aspettare che partano i voli dei tifosi milanisti, noi in coda e loro a festeggiare. L’avevo già persa una volta questa maledetta Coppa, però la seconda fa più male perché sai che è l’ultima e intanto ripeti a te stesso ma bravo, grandissimo, sei riuscito a buttare via due volte la Coppa dei Campioni in finale».
Eppure, è stata una bella storia. «Ho lavorato, ho vinto, ho conosciuto giorni splendidi, la gente mi ha voluto bene perché non ho mai tirato indietro la gamba e ho saputo restare al mio posto, sapendo chi ero e chi volevo essere. In tanti anni di calcio ho dato una mano».
Mai finisce quella rincorsa, o forse sì. «Sto camminando verso una montagna di portiere e penso dove tirerò, mi vengono mille idee in una manciata di metri, so che Dida è uno specialista nel parare i rigori. Infine calcio, finalmente, incrociando il destro a mezza altezza: gol». Inutile, perché sbagliano Trezeguet, Zalayeta e Montero. Per la Juve segnano solo Del Piero e lui, Birindelli Alessandro, uno dei mattoni della cattedrale vuota.