la Repubblica, 1 giugno 2017
L’amaca
Nella ingegnosa politica italiana tutto si distrugge e niente si crea, dunque non stupirà vedere il governo Gentiloni dismesso per dare applicazione al patto sciagurato tra Renzi e Berlusconi (secondo alcuni) oppure, peggio ancora, al patto sciaguratissimo tra Renzi, Berlusconi e Grillo, che non prefigura, la notte dopo le elezioni, governo alcuno. I pessimisti paventano, con un certo sgomento, un insuccesso analogo a quello che vivemmo appena quattro anni fa, nello stallo tripolare del febbraio 2013, con il povero Bersani sottoposto a streaming (forma di tortura che neanche a Guantanamo) dai grillini, e il Paese rimesso in mano al decano Napolitano diseredando un paio di generazioni di politici inconcludenti: o troppo furbi o troppo stupidi, che è un po’ la stessa cosa.
Osservatori più sapienti e più esperti di noi spiegano che qualcosa invece, dalle elezioni alla tedesca, scaturirà. Noi francofili avremmo preferito l’ammirevole doppio turno, che obbligherebbe perfino un popolo casinista come il nostro a mettere ordine e decretare un vincitore. Il proporzionale è la nemesi degli italiani, ognuno col suo campanile, il suo partitino e la sua mamma. Il maggioritario rimane in Italia, alla fine, un sogno minoritario.