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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

«La stampa covfefe». Il refuso nel tweet che fa ridere (e turba)

Donald Trump non fa zapping: guarda soltanto Fox News, suo canale preferito dal quale apprende di avere sempre ragione e dal quale ricava spesso nuovi spunti per attaccare i suoi nemici con un tweet. Stava facendo esattamente quello l’altra notte, a tarda ora, quando ha cominciato a twittare la frase «A dispetto della stampa costantemente negativa» e non ha terminato il concetto addormentandosi presumibilmente scrivendo per errore la parola «covfefe», e premendo «invio». Ecco così il mondo – costretto a pendere non dalle sue labbra ma dai suoi tweet – che legge «A dispetto della stampa costantemente negativa covfefe». Tweet rimasto per ore sull’account presidenziale, diventando l’argomento di conversazione numero uno sui social.
Che cosa significa «covfefe»? Nulla, ovviamente. È un refuso. Banale, come capita a tutti gli utenti di smartphone: ma il peso delle parole di un presidente è un po’ diverso. Al di là dell’ironia globale che ha fatto passare a Twitter ore di giubilo grazie a immagini photoshoppate e giochi di parole, fa un po’ impressione l’idea dell’abbiocco presidenziale nel mezzo dell’ennesima cattiveria «twittata» contro la stampa che non sopporta (esclusa Fox News e alcuni siti di estrema destra come Infowars e Breitbart del suo consigliere Steve Bannon).
Al risveglio, Trump ha cancellato la frase incompiuta ed è uscito dall’imbarazzo in modo obiettivamente spiritoso, da showman esperto quale è, domandando ai suoi follower: «Chi scoprirà il vero significato di covfefe? Buon divertimento!». La gaffe era già diventata virale e «covfefe» ha continuato a far discutere e sorridere, con il comico tv Jimmy Kimmel che ammetteva: «Mi rattrista sapere che non scriverò mai nulla di più divertente di covfefe».
Richard Nixon, nelle notti interminabili alla Casa Bianca, tormentato dall’insonnia, leggeva i discorsi di De Gaulle, camminava per i corridoi interrogando i ritratti dei predecessori, e trovava pace grazie a barbiturici e whisky (non era il primo: Lyndon Johnson ingurgitava bicchieroni di Cutty Sark d’un fiato). Trump è astemio (il fratello maggiore Fred fu ucciso dall’etilismo, lui non ha mai bevuto): come tranquillante usa lo smartphone. Certo se nel cassetto del comodino non tenesse «il biscotto», la carta plastificata sigillata che contiene i codici di lancio dei missili atomici, i suoi malumori notturni farebbero ancora più ridere.