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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

Il fattore tecnologico

Nella fattoria 4.0 le mucche fanno quello che vogliono. Letteralmente. Si accucciano quando lo desiderano nel loro box open-space, poi vanno a trovare le amiche e la capo-branco nella «piazza» e se la mammella chiama, spingono un cancelletto, si mettono in posizione e un robot prima le pulisce, poi posiziona in automatico i quattro tubi ai capezzoli e infine le munge mentre loro si gustano un mangime più appetitoso. Ma se qualcuna fa la furba e non è ancora pronta per la mungitura, il computer la riconosce (ognuna ha un suo chip) e non le attacca i tubi.
«Da quando, un paio di anni fa, abbiamo introdotto questa tecnologia nella nostra stalla» spiegano i quattro fratelli Zanoli di Borgo San Giacomo (Brescia), «gli animali sono più sereni e la produzione di latte è salita da 21 a quasi 30 mila quintali, più o meno con le stesse 250 vacche. E i due addetti che si occupavano della mungitura non li abbiamo mandati via: siamo cresciuti e ne abbiamo ancora bisogno».
Gli Zanoli hanno applicato alla loro stalla il modello nordico, che migliorando la qualità della vita degli animali riduce lo stress, allontana le malattie e aumenta la produttività. Un investimento impegnativo: ogni robot per la mungitura costa più di 100 mila euro e loro ne hanno acquistati 4. Poi ci sono gli ampi ventilatori che mantengono ben ossigenato e poco umido l’ambiente. E un sistema che sfrutta il calore del latte per intiepidire l’acqua bevuta dagli animali.
Ma questo è solo un assaggio di quale sarà l’impatto dell’hi-tech nell’agricoltura: nelle nostre campagne sono in arrivo tratI tori che si muovono da soli guidati dal gps, j droni che controllano il territorio, mucche sempre più selezionate grazie alla genetica.
Quella dei fratelli Zanoli è un’azienda: modello del settore lattiero-caseario, che | però si trova a navigare in un mare agitato, j con i consumi di latte in calo, i prezzi in: discesa e le proteine animali sotto costanI te attacco, più o meno strumentale. Per I sua fortuna è socia, insieme ad altri 700 j imprenditori, della Granarolo, il colosso ! cooperativo bolognese che sembra aver j trovato la strada giusta per crescere e per j far crescere i suoi partner.«Sa qual è il nostro vantaggio? Produciamo cibo» sottolinea Gianpiero Calzolari, presidente della Granarolo, un gruppo che fattura 1,2 miliardi di euro, fa 23 milioni di utili netti e conta 23 stabilimenti. «E i prodotti alimentari italiani piacciono a tutti» aggiunge mentre osserva dall’alto la stalla dei Zanoli con le mucche autogestite circondate da 110 ettari di campi. Nel 2010 la Granarolo dipendeva tantissimo dal latte, che rappresentava il 60 per cento dei ricavi. Poi la svolta. In questi ultimi anni la società ha premuto l’acceleratore puntando su due direzioni: ampliare la gamma dei prodotti per soddisfare i gusti dei consumatori e crescere all’estero. Così sono entrati nel portafoglio, tra gli altri, gli yogurt, la mozzarella, i formaggi con poco sale, i prodotti bio, gli snack al formaggio, la pasta all’uovo e senza glutine, l’aceto balsamico, i piatti pronti vegetali, il prosciutto. Una raffica di novità alimentata dalle acquisizioni: «In quattro anni abbiamo comprato 30 aziende» conferma Calzolari. «Del resto, per andare a conquistare i mercati internazionali ti devi presentare con il meglio del made in Italy, dai formaggi all’aceto balsamico fino alla pasta».
Il risultato è impressionante: nel 2011 il giro d’affari della Granarolo all’estero pesava per appena il 2 per cento sul suo fatturato complessivo. Ora è al 26 per cento e nel 2019, secondo i piani di sviluppo, dovrebbe salire al 40 per cento. «Siamo presenti in 62 Paesi dove di solito acquisiamo un distributore locale. In testa c’è la Francia seguita dal resto dell’Europa e dal Brasile, dove abbiamo anche uno stabilimento. Per fare export bisogna essere grandi, non c’è niente da fare». Prossimo obiettivo, gli Usa dove non è da escludere un’acquisizione o l’apertura di una produzione locale per aggirare la politica dei dazi.
Oggi la Granarolo è il primo gruppo lattiero-caseario italiano e il terzo agroalimentare, dopo Barilla e Ferrerò. Controllato all’80 per cento dalla cooperativa Granlatte e al 20 per cento dalla banca Intesa Sanpaolo, la società punta a raggiungere 1,9 miliardi di fatturato nel 2019. Uno sviluppo poderoso, che forse potrebbe richiedere il sostegno della quotazione in Borsa: «Non ne abbiamo bisogno» replica il presidente. «Siamo perfettamente in grado di finanziare la nostra crescita con l’autofinanziamento. Ma a medio termine, mai dire mai».
Circondato dalla famiglia Zanoli e dai suoi collaboratori, Calzolari si concede un brindisi a base di Prosecco, salame e formaggi Granarolo. Un clima di festa turbato solo da un pensiero: il costo dell’Italia. «Se non avessimo sulle spalle il peso di un Paese dove le tasse sono alte, l’energia è più cara, le infrastrutture complicate... beh, famiglie come queste potrebbero fare molto, molto di più».