Vanity, 6 giugno 2017
Maria, Jackie e quel funesto amore. Intervista a Tom Volf
L’essenza di una donna, che è stata un mito e lo rimarra per sempre» si riassume in tre parole: Maria by Callas. E questo il titolc che raccoglie una biografia monumentali (edita da Assouline), una grande mostri a Parigi il prossimo settembre e un film. Autore, curatore e regista è Tom Volf. 31 anni, francese di origine russa trasferitosi i New York, si è immerso in «quattro anni d fusione totale» con la Callas, scoprendo ne sfumature inedite attraverso fotografie corrispondenza e testimonianze di chi l’ht conosciuta molto da vicino, come Fran co Zeffirelli, Georges Prètre (scomparse lo scorso gennaio), ma anche Ferruccic e Bruna, «i suoi amati domestici, che ha sempre considerato la sua famiglia, i sol che hanno accompagnato la sua solitudine. fino alla morte».
Nata a New York nel 1923 ma di origine greca, l’artista morì a Parigi il 16 settembre 1977. Il giorno dell’anniversario sarà inaugurata la mostra, a La Seine Musicale, il nuovo polo dedicato alla musica sull’isola Seguin. Quanto al film di Volf. che monta immagini di repertorio, lettere private, registrazioni, assieme al soprano si vedranno sfilare Aristotele Onassis, Marilyn Monroe, Yves Saint-Laurent, Winston Churcill e molti altri. «Era una donna passionale e assoluta», dice l’autore, «con due parti scisse: ci sono momenti in cui ha dedicato tutto alla musica, e altri in cui ha fatto prevalere l’amore, vissuto alla massima potenza».
Che cosa ci fa scoprire Maria by Callas?
«Molti sapevano che la storia d’amore con Onassis era continuata anche dopo le nozze dell’armatore con Jacqueline Kennedy (nel 1968, ndr), ma nessuno aveva mai trovato prove tangibili, come le due foto inedite pubblicate nel libro, scattate quattro anni dopo il matrimonio. Ho molte lettere di Maria, dove racconta pena e follia dei loro incontri a Parigi, poche settimane dopo il matrimonio di lui. Era Ari che l’aveva cercata. mettendola in uno stato di confusione totale, dopo che aveva finalmente ottenuto il divorzio da Meneghini (industriale veneto, il matrimonio con il soprano durò circa dieci anni, ndr) ed era pronta a risposarsi. Per loro era impossibile stare lontani».
Anche Jackie era cosciente del ménage ù trois, durato fino alla morte di lui nel 1975?
«Sì. Sia lei che Maria rispettavano lo spazio dell’altra. Jackie nutriva anche grande ammirazione per la Callas, possiedo alcune lettere che si sono scambiate. Le aveva scritto per invitarla a cantare alla Casa Bianca, quando era moglie di John Fitzgerald Kennedy (il presidente americano fu assassinato a Dallas nel 1963, ndr), e fu lei a organizzare nel ’62 il famoso show per il compleanno del marito al Madison Square Garden di New York, dove il soprano cantò, eclissata però da Marilyn e dal suo Happy Birthday, Mr. President. Alla fine, Jacqueline e Maria hanno condiviso la vita dello stesso uomo, e le sue due differenti facce: erano complementari».
In questi anni lei ha incontrato molte persone che sono state vicine alla Callas.
«Ho passato due settimane a Roma, ma nessuno voleva incontrarmi. L’ultimo giorno avevo appuntamento con Carla Fracci, che l’aveva conosciuta alla Scala. Miracolosamente, tutte le porte si sono aperte. Ha chiamato suo figlio, che mi ha messo in contatto con Zeffirelli: Franco era amico intimo di Maria, ha condiviso con lei le pene di cuore, l’inizio della storia con Onassis, le drammatiche rotture e le riconciliazioni. E l’ha diretta in scena nella sua ultima Traviala, nel 1958, al Teatro dell’Opera di Dallas. Dopo, lei decise di dedicarsi al suo amore per Onassis, mettendo da parte la carriera. Era una donna incapace di vivere le cose a metà».
Come ha ritrovato i due domestici scomparsi, dopo la morte del soprano?
«Dopo mesi di ricerche, con l’aiuto di Robert Sutherland, il pianista della sua ultima tournée. Vivono isolati in campagna, in Italia. Ferruccio alla morte della Callas andò a lavorare per due anni sullo yacht di Christina Onassis (figlia eli Aristotele, morta nel 1988, ndr), ma poi rinunciò. Per loro è come se il tempo si fosse fermato, quando Maria è scomparsa».
Lei è anche curatore della grande mostra a La Seine Musicale.
«Non ho voluto fare un’esposizione polverosa, con tutti i suoi oggetti. Sappiamo che alla sua morte, come avvoltoi, Meneghini e sua sorella si sono precipitati nella casa parigina, in Avenue Georges-Mandel, spartendosi tutto. La sorella della Callas poi vendette ogni cosa, mentre l’ex marito, morto qualche anno dopo, aveva fatto testamento a favore della cameriera, che si sbarazzò di tutto, perfino della biancheria intima, in un’asta. La mia mostra avrà come protagonista la musica. E le parole del soprano accompagneranno il visitatore nell’intero percorso, mentre in una sala di alta tecnologia acustica si potrà riascoltare il suono della sua voce, con le vibrazioni che venivano dall’anima, come se fosse ancora tra noi, in un concerto alla Scala».