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 2017  maggio 27 Sabato calendario

Ma Long: Altro che Messi, ho due miliardi di fan proposte

Col connazionale Fan Bo, si dice abbia giocato “il punto del secolo”, durante il Campionato del mondo di Suzhou del 2015. Ventisei scambi in quattordici secondi, con le braccia di entrambi ad allungarsi su un tavolo da ping pong che pareva diventar piccolo fin quasi al ridicolo, schiacciate contro schiacciate, recuperi impossibili, col pubblico che urlava e i commentatori stranieri che quasi non si tenevano più. E loro due non proprio impassibili ma di certo consapevoli, tirati ma allo stesso tempo abituati a vivere momenti al top, nascosti dietro la maschera confuciana e gli occhi a mandorla.
Alla fine, il punto del secolo l’ha messo a segno Fan Bo. Ma il titolo più alto, al termine di quello storico scambio, l’aveva conquistato Ma Long. Che dopo l’errore fatale dell’avversario aveva cacciato un urlo rauco e con un balzo da mantide, zompato sul quadrato di gioco, aveva portato le mani alle orecchie e s’era messo a girare su se stesso per godersi il canto di gioia del pubblico. Una scomposizione di sé durata solo pochi istanti, prima di tornare tutto intero nel proprio personaggio, taciturno e introverso, e camminare a testa bassa e con sorriso contenuto verso gli spogliatoi.
Quel giorno, il fenomeno Ma Long compiva un altro piccolo passo verso la conquista del “grande slam” del tennistavolo: la vittoria del Campionato del mondo, che il prossimo 29 maggio dovrà difendere in occasione del World Table Tennis Championship di Dusseldorf. Poi gli assoluti maschili, le ITTF World Tour Grand Finals e la medaglia d’oro olimpica vinta a Rio de Janeiro, nel 2016. Una collezione di successi che per ben cinquantacinque volte l’ha già portato al numero uno della classifica redatta dalla Federazione internazionale tennistavolo, un record che di fatto rende Ma Long il giocatore di pingpangkiu (come si dice in Cina) più forte della storia. Insidiato in classifica da altri quattro cinesi, da un atleta di Hong Kong, da uno di Taiwan, da un giapponese, due tedeschi e un bielorusso. «Abbiamo deciso che Ma Long sarebbe dovuto diventare il leader di questa generazione di campioni, e perseguiremo imperterriti sulla stessa strada», ha detto la leggenda vivente del tennistavolo cinese Kong Linghui, tecnico della nazionale asiatica e considerato discendente diretto di Confucio. Soprannominato Captain Long, è alto un metro e settantasei e pesa settanta chili. Destrorso, cattivo, giocatore d’attacco dal diritto imprendibile, impugna la sua racchetta DHS (brand di cui è testimonial) con stile “alla occidentale” e non col folkloristico “pennino” cinese, del resto non molto utilizzato tra i professionisti. Nato il 20 ottobre 1988 ad Anshan, città mineraria della provincia di Liaoning nota da migliaia d’anni per l’estrazione del ferro, è tifoso milanista, buon giocatore di golf e ottimo ballerino di breakdance: a ogni premiazione, infatti, è immancabile il momento in cui il presentatore di turno fa partire un po’ di musica hip hop e gli chiede di esibirsi nel numero del “robot”, piccola tortura a cui si presta con sempre maggior disinvoltura. «Sono sempre stato timido e chiuso» racconta di sé tutte le volte che la televisione gli dedica un documentario celebrativo, «Ma più vinco, e più riesco a sentirmi a mio agio con gli altri».
Pur essendo un destro naturale, negli allenamenti si obbliga di frequente a giocare con la sinistra, così come deliberatamente utilizza la mancina per governare il mouse, allo scopo di creare un migliore bilanciamento corporeo. I suoi allenatori lo descrivono come autodisciplinato ma un po’ sovraccarico psicologicamente, insofferente alla sconfitta in modo poco sano. «Uno che letteralmente si sfinisce il cervello pensando alla prossima opportunità di prevalere» ha detto Liu Guoliang, tecnico federale e mito del pingpang, «e che rifiuta di leggere qualsiasi cosa lo riguardi, perché tende a offendersi e prendere tutto sul personale». Un atteggiamento che in patria lo rende rispettato ma meno amato del connazionale e numero quattro al mondo Zhang Jike, il cui nome è stato googolato 400 milioni di volte durante l’Olimpiade di Rio, che ha vinto il premio Weibo (il Twitter cinese) come personaggio più cercato di sempre, gira a Pechino a bordo di una Maserati elaborata ed è finito a scusarsi in diretta tv, qualche mese fa, dopo una rissa col buttafuori di una discoteca. Più placida invece la vita di Ma Long, che ama le canzoni romantiche al karaoke e da ambasciatore Audi gira per la capitale con una “semplice” R8 aziendale. «In Cina, il ping pong è lo sport nazionale, i Campionati del mondo vengono visti da 250 milioni di telespettatori e questi ragazzi fanno la vita delle celebrità» dice Matt Pound, capo della comunicazione della International Table Tennis Federation. «Basti pensare che vincere il primo premio del nostro World Tour significa aggiudicarsi un montepremi da tre milioni di dollari».
Uno status sociale che in Cina, da anni, è socialmente approvato e incoraggiato: «La nostra mentalità fa sì che la ricchezza dello sportivo sia molto ben vista» spiega Yang Min, nato a Shanghai ma naturalizzato italiano e ora tecnico della federazione azzurra, «L’origine di quei soldi è trasparente: deriva dal sacrificio, dal sudore e dai successi». E pensare che Ma Long non ci voleva neppure giocare, a ping pong. Ha iniziato a cinque anni sotto l’obbligo dei genitori, che desideravano migliorasse la sua forma fisica e socializzasse di più coi coetanei. A nove anni però ci ha preso gusto, e a tredici era già in nazionale: «Più che appassionarmi allo sport in sé, mi sono sentito parte di una sorta di missione» ha detto Ma Long. «Vedevo idoli come Kong Linghui e Liu Guoliang portare in alto la nostra bandiera e mi son detto ecco: da ora in poi, voglio combattere per l’onore della patria anch’io».