La Stampa, 1 giugno 2017
I ragazzi venuti dal Brasile. Dani Alves e Marcelo, nemici per la pelle
Sulle gambe di Marcelo ci sono le due Champions che ha vinto «ma lo spazio per la terza lo trovo». Qualcun altro però vuole quello stesso tatuaggio, un amico, un brasiliano come lui, uno abituato a scriversi tutto sulla pelle, un rivale e un alterego: Dani Alves. E in questo incrocio si gioca un pezzo della finale di Cardiff, uno spicchio importante di Juventus-Real Madrid. Non è un confronto inedito eppure non è mai stato così evidente, i due compagni di Nazionale hanno vissuto una delle rivalità più vive dello sport contemporaneo: madridismo contro barcelonismo e nonostante le molteplici partite su fronti opposti sono sempre rimasti compari. Oggi si ritrovano con una Champions in mezzo, alla fine di una stagione che li ha visti protagonisti, elogiati dai due allenatori e considerati imprescindibili anche se non sono certo difensori modello. Eppure è questo il loro talento, forzare un ruolo, spingerlo al limite, magari farlo pure barcollare ma comunque riuscire a essere speciali senza sbilanciare troppo il reparto. A Dani Alves, dopo una fase di lungo rodaggio, il gioco in bianconero è riuscito particolarmente bene.
«Dove lo metti gioca»
Marcelo riconosce all’avversario l’annata straordinaria «ma io non sono stupito, è sempre stato bravissimo e non era affatto preoccupato del cambio di maglia e persino di posizione. Lui dove lo metti gioca». Non aggiunge «come me», però è chiaro che lo pensa.
I due sono figli dello stesso Brasile, Dani Alves è cresciuto in una favela a Juazeiro, nello stato di Bahia, Marcelo nella periferia di Rio: povertà a sinistra e pallone a destra, sono venuti su con il calcio di strada, il futsal, e ancora se lo portano dietro. Marcelo è arrivato al Real diciottenne per sostituire Roberto Carlos, un idolo e un punto di riferimento. Dani Alves è uno dei nomi scovati da Monchi quando stava al Siviglia e lui lo ringrazia ancora «mi ha portato in Europa e cambiato la vita». Uno è diventato simbolo del Real, l’altro è più refrattario a essere identificato con una maglia. Con il Barcellona ha vinto il triplete due volte eppure ha discusso spesso con la società e se ne è andato sbattendo la porta. In Italia all’inizio «lo volevano strozzare», riassunto di Allegri, e oggi è considerato la chiave per aprire la Champions. L’uomo che sa come vincerla.
I due amici che faticano a considerarsi avversari si ritroveranno uno di fronte all’altro, Marcelo ha incassato pure qualche fischio dopo il Clasico perso, però ogni sua assenza si è fatta sentire. Non garantiscono equilibrio, danno spinta: difensori che non si possono definire tali e che infatti migrano volentieri. Rivali che non si vogliono considerare così e infatti si riconoscono sempre. Marcelo cerca la terza Champions, Dani Alves la quarta, insieme hanno scardinato un ruolo.