La Stampa, 1 giugno 2017
Ramadan di sangue a Kabul. Autobomba dell’Isis fa strage tra ambasciate e ministeri
Un camion cisterna imbottito di esplosivo, almeno due tonnellate, e pezzi di metallo. Il marchio di fabbrica dell’Isis che le popolazioni martoriate della Siria e dell’Iraq conoscono purtroppo molto bene. Questa volta gli uomini dalle bandiere nere hanno colpito però nel cuore di Kabul, in quell’Afghanistan che è diventato nuova terra di conquista, come il Bangladesh, le Filippine.
L’esplosione ha investito piazza Zanbaq, stracolma di auto e persone sui marciapiedi nell’ora di punta, attorno alle 8 e 20 del mattino. Un fungo grigiastro si è levato per centinaia di metri nel cielo. Lo scoppio ha lasciato nel terreno un cratere profondo sette metri. E tutto intorno morte e distruzione. A tarda sera il bilancio era salito a 90 morti, ma il ministero faceva fatica a tenere il conto, con gli ospedali sommersi dai feriti, fra i 400 e i 500 (di cui 11 contractor americani), e le comunicazioni in tilt.
Un attacco alla cieca, anche se sembra che il kamikaze avesse cercato di entrare nella Zona Verde delle ambasciate e dei ministeri, il distretto Wazir Akbar Khan, che ha uno degli accessi in piazza Zanbaq. Ma l’onda d’urto si è propagata comunque fin dentro l’area più protetta della capitale afghana, ha investito le ambasciate tedesca, in maniera seria, e quelle giapponese, francese e turca. Il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel ha confermato che ci sono, tra i feriti, anche dipendenti della propria delegazione, così come di quella nipponica.
Nella zona c’è anche il comando della missione Resolute Support, che guida le forze Nato (13 mila uomini, 1000 italiani) impegnate nella lotta contro i gruppi islamisti. Potrebbe essere il vero obiettivo dell’attacco, anche perché Nato e forze speciali americane stanno intensificando la lotta contro i jihadisti asserragliati sulle montagne al confine con il Pakistan, colpite il 14 aprile con la «Madre di tutte le bombe» dall’aviazione americana.
L’attacco è stato così indiscriminato e devastante che ha sollevato persino l’indignazione dei taleban, i rivali islamisti dell’Isis in Afghanistan. In un tweet il portavoce Zabihullah Mujahid ha condannato «ogni attentato come questo che causa vittime civili». Una rivendicazione a nome dell’Isis è invece arrivata sul canale Telegram dell’agenzia del Califfato, Aamaq. Per l’Isis uccidere civili, donne, bambini non è un crimine ma anzi «una forma più efficace» per terrorizzare le popolazioni, sia in Europa che in Medio Oriente. L’obiettivo della sua «campagna del Ramadan». L’offensiva dei taleban si concentra invece contro le forze di sicurezza. ll 21 aprile con un attacco a una caserma vicino a Mazar-e-Sharif i jihadisti hanno ucciso 135 soldati, mentre l’8 marzo hanno fatto strage all’ospedale militare Sardar Daud Khan nella capitale.
L’Isis fa vittime a caso. Ieri è stato ucciso anche l’autista della troupe della «Bbc» a Kabul, e un dipendente della più importante tv locale, Tolo News. Gli attacchi con autobombe e simili hanno fatto da gennaio 1229 fra morti e feriti. L’Isis ne ha compiuti 15 soltanto a maggio, compreso quello del 3 vicino all’ambasciata americana, otto morti e 28 feriti. Ieri si è ripetuto in grande, in una guerra sempre più spietata.