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 2017  maggio 30 Martedì calendario

La Svezia scopre i suoi bamboccioni. Un giovane su quattro vive con i genitori

Uno dei capisaldi della Svezia, l’indipendenza e l’autonomia dei suoi giovani, scricchiola rumorosamente. Sebbene ancora lontani dai numeri vertiginosi dell’Italia, i giovani scandinavi costretti a vivere a casa di mamma e papà sono ormai uno su quattro, un record mai toccato prima se si pensa che soltanto dieci anni fa gli under 27 ancora a casa erano poco più di uno su dieci. «Swedish bamboccioni», bamboccioni svedesi, scherza Andreas Jansson, 25 anni, sviluppatore informatico di Stoccolma: «Anche se non c’è niente da ridere, in effetti: la bolla immobiliare sta distruggendo un’intera generazione e cambiando nel profondo un valore imprescindibile della nostra società, ovvero la possibilità di essere adulti senza aspettare di essere vecchi». Andreas condivide con un amico un appartamento di 60 metri quadri a Huddinge, sobborgo della Capitale. «Siamo in subaffitto nella casa di un’amica che si è trasferita dal fidanzato. Al mese, a testa, paghiamo 500 euro spese incluse. Speriamo si sposino, sennò rimaniamo per strada».
In Svezia, a meno di non essere milionari, trovare un appartamento è sempre più difficile. All’aumento vertiginoso dei prezzi si aggiunge un sistema complicatissimo di liste d’attesa: per ottenere una casa in affitto bisogna aspettare una media di 11 anni. E acquistarne uno è fuori dalle possibilità del 91 per cento degli under 30. E il problema non è solo di Anders e dei giovani «bamboccioni». La Commissione europea ha nei giorni scorsi avvertito Stoccolma: se l’aumento dei prezzi delle case e i debiti individuali non si fermano sono a rischio livello occupazionale e crescita economica. «La Svezia – dice la Commissione – sta vivendo preoccupanti squilibri macroeconomici». Anche la Nier, l’agenzia di ricerca economica governativa, lancia l’allarme: «Siamo di fronte a una bolla immobiliare. Negli ultimi anni i prezzi delle proprietà in Svezia sono lievitati del 10-15 per cento all’anno».
Per la prima volta nella storia moderna, la Nier avverte che il mercato immobiliare svedese «rischia di schiantarsi».
Jenny Rosenberg, 27 anni, insegnante di svedese alle scuole medie, cambia casa ogni sei mesi circa: «Da quattro anni sono un’esperta in traslochi: datemi 48 ore, un minivan e due amici forzuti e sposto la mia vita ovunque. Ma come mi piacerebbe avere una casa mia e un indirizzo a lungo termine». Mancano le case e anche se nelle principali città si sta costruendo forsennatamente non basta. La Hyresgästföreningen, l’Unione degli inquilini, snocciola gli ultimi dati: «A Stoccolma più di mezzo milione di persone sono in lista di attesa per un appartamento, e ci vogliono mediamente 11 anni per ottenerne uno».
Dice Love Börjeson, analista di Hyresgästöreningen: «Avere una casa è il prerequisito fondamentale perché un giovane possa sviluppare autostima e fiducia. È cruciale per il benessere della società nel suo insieme. Non è giusto che ci siano 213.000 ragazzi costretti a vivere ancora con i genitori».
Tra il 1965 e il 1974 sono state costruite in Svezia più di un milione di case: era il risultato del Miljonprogrammet (il Programma Milione) voluto dal governo socialdemocratico per garantire una casa a prezzi accessibili a tutti. Per le fasce a basso reddito lo Stato sosteneva il 66 per cento dei costi iniziali, rimborsati dagli inquilini in 30 anni, per studenti, impiegati e immigrati forniva sovvenzioni e incentivi. Ma quel milione e seimila case sono state negli anni privatizzate, e le sovvenzioni statali gradualmente cancellate. Non solo: nel 2011 è entrata in vigore una nuova normativa che richiede che le agenzie immobiliari pubbliche operino secondo le regole del business, vale a dire che generino profitti. La crescita demografica e il flusso di migranti hanno fatto il resto.
«Dicono che per smaltire le liste d’attesa ci vorranno almeno 50 anni – spiega David Soderberg, 21 anni, elettricista». Lui, come il 37 per cento dei coetanei che vivono con i genitori, paga l’affitto della sua stanza da adolescente alla madre (la media nazionale è 200 euro al mese). «Vorrei solo che chi può, il governo, comprenda l’umiliazione che sta infliggendo a un’intera generazione, e faccia qualcosa per ridarci speranza».