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 2017  maggio 30 Martedì calendario

La capitale perde altri pezzi. Ora in fuga i big dei farmaci a rischio altri 600 lavoratori

L’allarme sul lavoro in fuga da Roma si allarga anche al farmaceutico e ora a tremare sono i lavoratori di uno dei colossi del settore, la Alfa Sigma, nata a fine aprile dalla fusione di Sigma Tau e Alfa Waserman e attiva dal mese di agosto 2017.
In base alle prime stime, si prevede un fatturato da 1,1 miliardi di cui il 55% in Italia e 1800 dipendenti in tutto il paese; eppure i numeri non bastano a garantire un futuro agli 870 dipendenti della sede di Pomezia. L’allarme arriva dopo l’ultimo incontro del 25 maggio tra i vertici dell’azienda e i sindacati sul piano industriale del nuovo gruppo: «La nuova organizzazione comporterà esuberi di personale», è la conclusione dell’incontro. Non solo: il centro direzionale del nuovo gruppo sarà a Bologna. In sostanza il timore fra i lavoratori è che la fusione porterà a esuberi o trasferimenti a Milano o Bologna; i tagli potrebbero coinvolgere una parte consistente, anche un terzo degli attuali lavoratori, del personale tecnico e amministrativo di Pomezia: nelle prossime settimane partirà il tavolo tra sindacati e azienda, ma intanto i lavoratori, che hanno poca voglia di parlare, lanciano un grido d’allarme preventivo per salvaguardare i propri posti di lavoro in un periodo reso ancora più delicato per i tanti trasferimenti di aziende da Roma a Milano.
«Non siamo contenti di fare questi annunci – spiega Ilvo Sorrentino segretario generale Filctem Cgil Roma e Lazio – stiamo solo cercando di arginare questo esodo del lavoro». Che in realtà dura da anni: dal 2012 la Sigma Tau di Pomezia, prima della fusione con Alfa Wasserman, ha tagliato più di 500 posti di lavoro. Ora i timori dei dipendenti si fanno più pressanti: secondo l’Osservatorio sul Lavoro della Cgil, nel distretto farmaceutico romano, dall’Eur a Pomezia, sono a rischio da 500 a 600 posti di lavoro, soprattutto tra gli amministrativi.
Alcuni casi sono già in archivio: nell’ambito di un piano globale di tagli al personale, la multinazionale americana Mylan ha concentrato a Milano le attività in Italia e ridotto all’osso l’ufficio di Roma in via Ribotta; almeno 60 dipendenti trasferiti, 40 quelli rimasti. A marzo Baxalta, gruppo farmaceutico assorbito di recente dalla multinazionale Shire, ha chiuso il centro direzionale all’Eur e trasferito le attività a Milano insieme ad almeno 40 dipendenti.
Nell’industria comestica le cose non cambiano: Coty ha avviato il piano trasferimento a Milano coinvolgendo almeno 80 lavoratori di Roma.
Infine, entro l’estate l’Europarlamento deciderà se assegnare a Milano la sede dell’Agenzia europea del farmaco; ma questo, secondo il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, non creerà motivi di contrasto con Roma. «Anzi – spiega il numero uno di Farmindustria – ci sarà una forte sinergia con l’agenzia italiana del farmaco che ha sede a Roma e ci aspettiamo un potenziamento del settore anche nel Lazio». Alcune imprese hanno già detto che potenzieranno le attività, specie in provincia di Latina: tra queste la Janssen ha avviato un piano di investimenti da 80 milioni fino al 2020 per ampliare le attività di ricerca e sviluppo nel suo stabilimento di Borgo San Michele.
D’altronde il Lazio e la capitale non possono perdere un settore diventato strategico negli ultimi anni, con oltre 20mila lavoratori diretti e indiretti, tra i primi dieci in Europa e il secondo in Italia dopo la Lombardia. Anche per questo oggi il presidente della regione Nicola Zingaretti presentera il progetto “rilanciare il lavoro a Roma” per aiutare le imprese e attirare investimenti.