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 2017  maggio 30 Martedì calendario

Merkel: «Io resto transatlantica. Ma l’Europa difenda i suoi valori»

BERLINO Angela Merkel ha chiarito ieri di essere filoatlantica e di rimanere tale. Ha fatto bene a precisarlo, perché le dichiarazioni che aveva rilasciato domenica a Monaco lasciavano ombre di interpretazione. Due giorni fa, aveva spiegato che, di fronte alla presidenza di Donald Trump in America e alla Brexit, l’Europa deve prendere in mano il proprio destino. Soprattutto, che «i tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti, come ho sperimentato nei giorni scorsi» al G7 di Taormina. Parole giudicate un po’ in tutto il mondo una svolta profonda, quasi un abbandono della relazione transatlantica: «uno scivolamento tettonico», ha scritto il New York Times.
La cancelliera ieri ha ribadito i concetti di base. Ha detto che i tempi in cui «potevamo contare interamente gli uni sugli altri sono lontani». Ma ha spiegato meglio: «Se noi europei definiamo con precisione i nostri valori, se prendiamo sul serio i nostri valori, allora sono convinta che possiamo affrontare positivamente tutte le sfide». Il G7 ha avuto risultati «non soddisfacenti» ma è stata una buona cosa non nascondere «le differenze». Infine, il chiarimento: «Siamo transatlantici convinti e proprio come sostenitori convinti del rapporto transatlantico sappiamo che questa relazione ha un significato di importanza capitale per tutti noi». La relazione tra le due sponde dell’Atlantico si basa su interessi e valori comuni, «specialmente in un periodo come l’attuale di sfide profonde». In altri termini, ha sostenuto che l’atlantica è lei e non Trump. «Chiunque oggi si mette un paraocchi nazionale e non ha più occhi per il mondo intorno – ha aggiunto – sono convinta che si ponga ai margini».
Così dicendo, Merkel sposta ulteriormente l’attenzione sull’Europa, sulla necessità non solo di muoversi da sola in un mondo nel disordine ma anche di caricarsi sulle spalle la difesa dei valori dell’Occidente. Impegno che Barack Obama le aveva trasmesso prima di lasciare la Casa Bianca ma che la cancelliera ha più volte detto di non potere sostenere da sola. Insomma, la sua è una richiesta agli europei non di diventare antiamericani ma di prendere in mano valori comuni che a suo avviso Trump sta facendo cadere. In più, in una situazione in cui la Ue è impegnata nella non piccola impresa di gestire il processo di uscita del Regno Unito.
La «frattura di Monaco» è stata ieri il principale tema di discussione nel mondo politico, non solo in Germania. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha fatto sapere attraverso il suo portavoce che sì, l’Europa deve «farsi carico del suo destino», ma dovrà rimanere «aperta al mondo», non una fortezza chiusa in se stessa, insomma. Juncker dice che lavorerà «per costruire ponti». A Washington la sorpresa è stata considerevole e naturalmente il discorso di Merkel è stato molto sottolineato dagli avversari di Trump e dai media.
In generale, la valutazione corrente è che Merkel abbia deciso la svolta perché convinta che, dopo l’elezione di Emmanuel Macron in Francia, l’Europa abbia la forza di contrastare Trump e di gestire la Brexit. Ci sono però altre ragioni, non ultima la necessità di presentarsi come la leader che si oppone agli «uomini forti» del momento (Putin e Erdogan, oltre che Trump) nel corso della campagna elettorale per le elezioni in Germania di fine settembre. E di non lasciare agli avversari socialdemocratici l’esclusiva della critica alla Casa Bianca.
Inoltre, Merkel è di fronte alla necessità di avere un successo politico al G20 di luglio che si terrà ad Amburgo sotto la presidenza tedesca. Lo sta organizzando senza tregua: l’incontro ieri a Berlino con il presidente indiano Narendra Modi, domani arriva il primo ministro cinese Li Keqiang. Anche ad Amburgo, però, l’imprevedibile potrebbe essere Trump, tra l’altro poco vincolato dal G7 siciliano. Svolta sì, ma complicata.