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 2017  maggio 30 Martedì calendario

Il ricatto dei macachi, rubano ai turisti e poi chiedono cibo

A Bali, nei pressi del tempio di Uluwatu, da una trentina d’anni i macachi che abitano nella lussureggiante vegetazione attorno all’edificio sacro induista hanno un comportamento molto particolare, che per la prima volta è stato descritto in uno studio scientifico. Una volta sottratto con destrezza e agilità un bene ai turisti – come occhiali da sole, foulard o cappello – invece di scappare via come tutte le altre scimmie, i macachi di Uluwatu rimangono sul luogo del delitto, di preferenza appolaiandosi dove sono meno facili da raggiungere, e iniziano a “contrattare”. «Sono disposti a restituire l’oggetto rubato solo in cambio di qualcosa di commestibile. Ma non basta un qualsiasi pezzo di pane per farsi restituire il maltolto: se gli si offre qualcosa di poco gradito, lo buttano via. Se invece è qualcosa di gustoso ma in scarsa quantità, continuano a chiedere altro cibo. Solo quando la contropartita è a loro giudizio adeguata abbandonano l’oggetto rubato» spiega Fany Brotcorne, primatologa dell’Università di Liegi. La sua ricerca sui macachi – condotta insieme al primatologo Jean-Baptiste Leca della University of Lethbridge (Canada) e all’antropologo Agustin Fuentes della University of Notre Dame (Stati Uniti) – è oggi descritta in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Primates.
«È la prima volta che un comportamento così sofisticato da assomigliare a un vero e proprio baratto viene descritto in una popolazione di scimmie che non vivono in cattività» spiega la primatologa. «In cattività, le scimmie imparano ad associare a certi oggetti non commestibiliche chiamiamo “token” – un certo valore, e a scambiarli con del cibo. Ma in quel caso è cruciale l’addestramento impartito dai ricercatori. A Uluwatu, invece, per quello che abbiamo potuto ricostruire tramite osservazioni sul campo e interviste alla popolazione locale, i macachi mettono in atto questi piccoli “ricatti” da decenni, e senza che ci sia stato un addestramento in tal senso». Per i ricercatori si tratterebbe di un’abitudine – senza dubbio remunerativa, tanto che perfino il compassato New Scientist parla di “monkey mafia” – che si trasmette per imitazione, ossia in modo “culturale”. «Un aspetto interessante, che va nella direzione di confermare l’idea che questo sia un comportamento che i macachi apprendono dagli altri macachi, è che gli individui più giovani sono meno attenti al bene sottratto: è più facile che, vinti dalla curiosità e dall’impulsività, possano rompere o far cadere qualcosa di fragile come gli occhiali» spiega Brotcorne. «Invece i macachi adulti mostrano molta più premura nel non lesionare l’oggetto del “riscatto”» «Si direbbe che queste scimmia abbiano incorporato una forma rudimentale del concetto di “valore” e di scambio di un valore per un altro» aggiunge Agustin Fuentes. «Quasi come se avessero attinto a un aspetto assai interessante dell’umanità: una sorta di versione rudimentale, ma essenziale, dell’economia». Questo non vuol dire che i macachi di Uluwatu – il comportamento non è stato visto altrove – non siano anche capaci di transazioni ben più… dirette. «Se il turista mette in bella mostra qualcosa di appetitoso come una banana o un mango, i macachi lo sottraggono direttamente, come tutti gli altri primati, invece di ricorrere alla più ingegnosa, ma più incerta, arte del baratto» commenta Fany Brotcorne.