la Repubblica, 30 maggio 2017
Caso Tulliani, sequestrato un milione a Fini
ROMA Lui continua a dichiararsi assolutamente estraneo ai fatti. Ma la procura non gli crede. E non è la sola. Ieri lo Scico della Finanza, eseguendo un’ordinanza del gip di Roma, ha sequestrato un milione di euro in polizze vita all’ex presidente della Camera Gianfranco Fini. Accusato di riciclaggio in concorso con la sua compagna, Elisabetta Tulliani, il cognato Giancarlo (latitante a Dubai) e il suocero, Sergio.
La vicenda è quella che nel dicembre scorso ha portato in carcere il re dei videopoker, Francesco Corallo e altre quattro persone.
Secondo gli investigatori, Corallo assieme a Alessandro La Monica, Arturo Vespignani, Amedeo Laboccetta, Rudolf Theodoor e Anna Baetsen, avrebbero fatto parte di un’associazione a delinquere che aveva come scopo quello di evadere cifre da capogiro al fisco e poi ripulirle con una serie di società off shore. Un giro che avrebbe coinvolto anche la famiglia, acquisita, di Fini. Quel denaro, una volta ripulito, sarebbe stato utilizzato per una serie di attività economiche e finanziarie. Operazioni di varia natura, anche immobiliari. Tra le case finite nell’inchiesta, anche il famoso appartamento a Montecarlo che costò la carriera politica all’ex leader di An. L’immobile nel principato fu ceduto da Alleanza Nazionale alle società off-shore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani.
«Una vicenda dalle implicazioni inquietanti, il cui disvelamento pare, ad oggi, ancora solo embrionale, pur se foriero di imprevisti e piuttosto tumultuosi sviluppi», scrive il gip Simonetta D’Alessandro nel decreto di sequestro di un centinaio di pagine in cui cita alcuni stralci dell’interrogatorio reso dell’ex presidente della Camera del 10 aprile scorso davanti al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al sostituto Barbara Sargenti.
Un’audizione durante la quale l’ex politico respinse tutte le accuse. Ma, evidentemente, non convinse i pm. E nemmeno il giudice che ha parlato di una sua «centralità progettuale e decisionale nella vicenda» anche rispetto alla casa di Montecarlo. Non solo. «Fini – continua il gip – negando tutte le contestazioni mosse, ritiene che il suo coinvolgimento sia frutto delle dichiarazioni false di Amedeo Laboccetta (il quale ha parlato proprio di un rapporto personale tra l’ex presidente della Camera e Corallo con tanto di inviti negli appartamenti di Montecitorio in occasione di alcune feste di famiglia) e delle millanterie di Giancarlo Tulliani. Si tratta di una negatoria del tutto inverosimile». I pm, infatti, contestano all’ex ministro degli Esteri di avere, «d’intesa con la compagna e suo fratello, messo a disposizione» i conti di una serie di società off-shore «per ricevere ingenti somme di denaro da un conto riconducibile a Corallo».
Ricostruzione che il gip condivide. Proprio per questo, nell’ordinanza di sequestro scrive che Fini «concorrendo con i Tulliani nei rispettivi delitti contestati, può essere destinatario del provvedimento ablativo in proprio nonché in virtù del principio solidaristico operante in materia, con riferimento ai reati commessi in concorso con Tulliani il cui patrimonio si è rivelato insufficiente a coprire valore del profitto illecito determinato».
Ma secondo gli avvocati dell’ex onorevole, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, «il provvedimento non è diretto in prima persona nei confronti di Fini. Sono state sequestrate le polizze intestate alle figlie sulla base dell’incapienza del patrimonio che doveva essere oggetto di sequestro nei confronti di Giancarlo Tulliani».
Maria Elena Vincenzi
Lo sconforto di Gianfranco Fini: «Così piove sul bagnato». Il grande gelo degli ex amici
ROMA. «Piove sul bagnato». Gianfranco Fini risponde al telefono. Ha la voce bassa, spezzata, nessuna voglia di parlare di una vicenda che gli ha travolto la vita, umanamente e politicamente. «C’è un comunicato dei miei avvocati», dice, e si congeda. Sì, è vero: gli avvocati spiegano che, siccome il famigerato genero Tulliani è «incapiente», le polizze le hanno sequestrate a lui, a Gianfranco Fini, per “estensione” familiare. Ma queste sono tecnicalità, importanti in un’aula di tribunale, molto meno agli occhi della comunità che ti ha visto crescere come leader: l’erede di Almirante, Conducator della destra postmissina e di governo, cofondatore (a denti stretti) del Pdl del predellino berlusconiano, vicepresidente del consiglio, ministro degli Esteri, presidente della Camera, “eroe” persino di certa sinistra radical-chic per quella ribellione al Cavaliere ancora potente, per quel «Che fai mi cacci?, pronunciato nell’aprile del 2010.
Una storia lunga, da protagonista, che si infrange, si schianta, sulla vicenda della casa di Montecarlo, una vicenda che lo marchia a fuoco. L’accusa di oggi è concorso in riciclaggio. «Estraneo ai fatti» secondo i suoi legali, perfettamente consapevole delle manovre opache attribuite ai fratelli Tulliani in associazione con il poco raccomandabile re degli slot Francesco Corallo, secondo chi indaga. «Piove sul bagnato», dice Fini, che incassa un’altra botta, forse non l’ultima.
E i social si scatenano. La destra che lo aveva scaricato come «traditore» per la sua svolta sul fascismo «male assoluto» non vede l’ora di metterlo nuovamente alla gogna. «Se l’induzione al suicidio non fosse reato, suggerirei a Fini di spararsi», sibila Francesco Storace, che pure, un tempo, gli fu amico e portavoce. Piazzale Loreto mediatico, al quale l’ex presidente di An sembra non opporsi con necessaria virulenza. «Posso essere stato un coglione, corrotto mai», ha dichiarato di recente a «Il Fatto». Quelli che lo hanno seguito nella sua ultima avventura politica, Futuro e Libertà (alle elezioni non superò lo 0,47 per cento) seguono con sofferenza il declino. Roberto Menia era sottosegretario all’Ambiente, scelse di dimettersi dal governo: «Lo feci nel nome della legalità, dell’onore, della purezza. Ho buttato via tutto quello che potevo buttare via della mia vita politica». E adesso? «Adesso ho l’amaro in bocca. Il nostro mondo è stato devastato, è finito tutto in un gigantesco suicidio».
Fini aveva in mano tutto e ha perso tutto, lui, il nemico della disinvoltura di Berlusconi in materia di giustizia, si ritrova invischiato, suo malgrado, in una storia di peculato, riciclaggio, evasione fiscale. Parenti, amicizie discutibili. Fabio Granata, ex parlamentare, che lo ha seguito politicamente fino alla fine: «Gianfranco ha questo difetto, un vero limite. Non ha mai saputo distinguere bene le persone, né gli uomini né, oserei dire, le donne».
Era il settembre 2010 quando apparve in video: «Se dovesse emergere che l’appartamento di Montecarlo appartiene a Giancarlo Tulliani lascerò la presidenza della Camera». Sette anni fa. La storia non è finita, anzi. Granata vede in Amedeo Laboccetta, ex parlamentare, prima legato a Fini, poi suo accusatore, l’artefice massimo dell’attuale situazione: «Ha utilizzato per i suoi contatti l’amicizia con Fini, ha fatto la guardia armata in Parlamento contattando personalmente quelli di Fli che tentennavano a porre la sfiducia a Berlusconi, si è attribuito la proprietà di un computer che, in realtà, era di Corallo per evitare lo sequestrassero subito...». Una strategia di «demolizione», secondo Granata. Lui definisce Fini «antropologicamente onesto»: «Ha consegnato l’intero patrimonio di An alla Fondazione e non mancano nemmeno mille euro. Ricordo benissimo quando, quasi in lacrime, giurò a me, Flavia Perina e Giulia Bongiorno che lui, della casa di Montecarlo, non ne sapeva niente». Uno dei pochi che lo difende, in molti non si fanno trovare oppure liquidano così: «Non so cosa dire, meglio il silenzio». Daniela, la prima moglie, segue da lontano. «È davvero molto amareggiata», rivela un amico.
Alessandra Longo