la Repubblica, 30 maggio 2017
Merkel torna all’attacco di Trump. «Con i paraocchi si va fuori strada»
BERLINO È difficile che ad Angela Merkel scappi una parola di troppo. E il giorno dopo “il discorso del tendone da birra” che molti media tedeschi hanno già definito «storico», la cancelliera è tornata ad attaccare Donald Trump. «Chi si mette i paraocchi nazionali si mette sulla strada sbagliata», ha sottolineato ieri, dopo il disastroso esito del G7 di Taormina, dove gli Stati Uniti si sono messi di traverso su tutto. Il suo portavoce, Steffen Seibert, ha sottolineato che la cancelliera «è una convinta atlantista». Ma proprio perché le relazioni atlantiche «sono così importanti» per Merkel, «è giusto dal suo punto di vista parlare in modo onesto sulle differenze».
Nel “discorso del tendone da birra” di domenica, durante un appuntamento elettorale in Baviera con il leader dei cristianosociali, Horst Seehofer, la cancelliera aveva detto che «è finita l’era» in cui ci si poteva affidare ad alcuni alleati, con riferimento soprattutto agli Stati Uniti. Ma non solo.
In una settimana fitta di impegni internazionali – ieri ha incontrato il premier indiano Narendra Modri e giovedì riceverà il premier cinese Li Keqiang – Merkel sembra determinata a serrare i ranghi in Europa per contrastare l’erraticità dell’amministrazione americana che ha speso tutte le energie negli incontri europei – alla Nato e al G7 – per picconare i capisaldi tradizionali della convivenza tra i Paesi più avanzati come la lotta ai cambiamenti climatici, il libero scambio o la tutela dei diritti umani e quelli dei migranti.
Lo schiaffo di Merkel è arrivato talmente chiaro e forte che Theresa May si è affrettata ieri a specificare che «non stiamo lasciano l’Europa, stiamo lasciando l’Unione europea». La premier britannica, che si prepara a un negoziato durissimo con Bruxelles per la Brexit, ha aggiunto che Londra «continua a volere una profonda e speciale partnership con gli altri 27 paesi dell’Ue e siamo impegnati a collaborare con i partner europei per raggiungere un accordo pieno sul libero scambio ma anche nel senso della sicurezza».
May ha capito l’antifona, ha colto che il messaggio della cancelliera contro Trump era rivolto almeno con la stessa forza ai partner europei. Ieri lo ha riassunto l’avversario di Merkel alle elezioni, il leader socialdemocratico Martin Schulz. «L’Europa è la risposta», ha detto l’ex presidente del Parlamento europeo, sostenendo che alla furia devastatrice di Trump si debba rispondere «con una più stretta collaborazione tra i Paesi europei a tutti i livelli». Trump, ha concluso, è un leader che «vuole umiliare gli altri, che si presenta come un leader autoritario». C’è un rischio diverso, come emerge dalle parole del ministro degli Esteri socialdemocratico Sigmar Gabriel. Ieri ha parlato di un «Occidente più piccolo», nel quale gli Stati Uniti rischiano di compromettere il proprio ruolo.
Se la Spd dovesse decidere di impostare una campagna elettorale anti-Trump, Merkel non può rischiare di sembrare troppo morbida. Peraltro, secondo molti analisti, la nomea di «leader del mondo libero» che avrebbe ereditato da Barack Obama dopo l’addio alla Casa Bianca le starebbe giovando molto: nei sondaggi la Cdu è di nuovo avanti di tredici punti rispetto alla Spd. I tedeschi la percepiscono come una sorta di scoglio nelle intemperie, in un mondo reso insicuro anzitutto da un lunatico e inaffidabile presidente della nazione più potente del mondo.