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 2017  maggio 30 Martedì calendario

E Bruxelles fa il primo passo per la creazione degli Eurobond, il piano anti debito scatta nel 2019

BRUXELLES L’Europa è pronta a fare un passo verso la mutualizzazione del debito pubblico, il sogno da anni coltivato da Italia e Francia ma osteggiato dai nordici. Anche se il termine Eurobond viene evitato per non irritare i falchi in piena campagna elettorale tedesca, la svolta arriverà domani firmata dalla Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker. Nel suo reflection paper sul futuro della zona euro, Bruxelles prevede due strumenti di emissione di bond Ue che in un primo momento non solleveranno il rischio del debito dalle spalle dei singoli governi, ma che potranno evolvere con la condivisione dei pericoli legati ai debiti sovrani. Può sembrare poco, ma è la prima volta che un’istituzione europea lo mette nero su bianco.
Il documento è corposo, 40 pagine di proposte su come riformare e rinforzare in due passi la governance dell’euro, che negli anni della grande crisi ha mostrato i suoi limiti tecnici e politici: una prima serie di misure da prendere prima del 2019 e un secondo set da portare a casa entro il 2025. Senza riscrivere i trattati Ue. La proposta della Commissione sarà la base delle discussioni tra i leader europei per rilanciare l’Unione che partiranno dopo il voto tedesco di settembre e che riguarderanno proprio la riforma dell’euro e il lancio di una politica di difesa comune. D’altra parte dopo anni di discussioni i tempi sono maturi, con Merkel che anche grazie all’arrivo di Macron e con la nuova distanza dagli Usa di Trump sembra avere rotto gli indugi. Il paper di Bruxelles cerca un equilibrio tra rigoristi e paesi del Sud, bilancia le concessioni alle strette su conti e riforme. Ma nelle accese discussioni autunnali tra leader basterà spostare di poco gli accenti per dare una piega diversa all’euro del futuro.
Il primo passo immaginato a Bruxelles, che tranquillizza a Berlino, è la riduzione dei rischi da qui al 2019: smaltimento dei crediti deteriorati delle banche e soprattutto convergenza delle economie – e qui si guarda all’Italia che cresce meno degli altri e perde competitività – anche legando l’assegnazione dei fondi strutturali alla realizzazione delle riforme. Così come viene rinviato al 2020-2025 il completamento dell’Unione bancaria con lo Schema di assicurazione dei depositi (garanzia Ue sui conti correnti fino a 100mila euro). In parallelo però Bruxelles propone di avvicinarsi da subito all’eliminazione dei rischi sovrani: prima, entro il 2019, il lancio dei Sovereign Bond Backed- Securities, l’emissione di titoli europei collateralizzati da obbligazioni fornite dai governi. Questa prima fase non comporterebbe la mutualizzazione dei rischi, visto che ogni governo resterebbe responsabile della sua quota di capitale. Ma nella seconda fase, dopo il 2020, la mutualizzazione arriverebbe con il lancio degli European Safe Asset, una vera emissione collettiva di titoli pubblici europei – gestiti da Bruxelles – per la quale è prevista la condivisione dei rischi.
Una concessione sul medio pericolo ai paesi del Sud accompagnata da una nuova architettura del governo dell’euro da realizzare nei prossimi otto anni. Innanzitutto verrà creato un Tesoro europeo, guidato da un ministro Ue che sarà contemporaneamente membro della Commissione e presidente dell’Eurogruppo (il tavolo dei ministri finanziari della moneta unica). Gestirà un bilancio della zona euro e il nuovo Fondo monetario europeo che nascerà trasformando l’attuale Fondo salva-stati (Esm) – società di diritto privato che ha versato miliardi di euro a Grecia e agli altri paesi soccorsi durante la crisi dell’euro – in uno strumento interno ai trattati e alla Commissione. Non viene spiegato se Tesoro e Fondo monetario Ue serviranno anche a finanziare (stimolare) le riforme interne agli stati membri (superando il primo approccio punitivo del taglio dei fondi a chi non le fa), in quanto prima delle elezioni tedesche sarebbe un progetto troppo ambizioso. Ma l’idea di fondo è questa.