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 2017  maggio 30 Martedì calendario

L’amaca

Poiché l’incredibile Trump è tornato a casa twittando il suo “grande successo” presso gli altri leader del pianeta, ci si domanda se abbia capito che sul clima e gli accordi di Parigi c’è stata totale rottura. Anche Twitter, per lui, dev’essere una lettura troppo ostica (140 battute possono affaticare), perché basterebbe una capatina sui social per capire che Merkel ha preso atto e pensa di voltare pagina: «Noi europei dovremo fare a meno delle tradizionali alleanze».
Clima a parte – e non è un dettaglio – credo che sia capitato anche ad altri di accogliere il proposito di Merkel con apprensione molto moderata. Nel senso che la politica estera anglo-americana degli ultimi venticinque anni (per i precedenti facciamo valere la prescrizione), diciamo dalla guerra del Golfo in poi, è stata un tale rosario di ingerenze inopportune, prepotenze conclamate e menzogne organizzate, da far pensare che non sia possibile, per l’Europa, fare di peggio. Non tutte le disgrazie vengono per nuocere: alla dipartita dei britannici si è sommata, con l’elezione di Trump, una specie di fuoruscita degli Usa dal mondo. Se l’Europa si sentisse costretta, stagionata com’è, a uscire dalla sua eterna adolescenza e fare da sola, non sarebbe una cattiva notizia.