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 2017  maggio 30 Martedì calendario

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Ora che pare certo il sistema elettorale tedesco, si spera che non venga snaturato con le solite stravaganze all’italiana per piegarlo alle convenienze di questo o quello. È un modello accettabile per tre motivi: viene dal Paese più prospero e meglio governato tra i grandi d’Europa; ha un impianto proporzionale ed elegge metà parlamentari con l’uninominale di collegio e l’altra metà con le liste, dunque garantisce la rappresentanza e costringe i partiti a candidare gente valida, non solo i servi del capo; e obbliga i piccoli a unirsi per raggiungere almeno il 5%, evitando la solita galassia di listarelle ricattatorie (anche se, per completare l’opera, andrebbero rivisti i regolamenti parlamentari tagliando i viveri ai mini-gruppi). Tutti dicono che è un modello fatto apposta per favorire un governo Renzusconi, magari capitanato da Carlo Calenda, il Macron de noantri. E che i 5Stelle l’hanno sposato perché non vogliono governare, ma lucrare sulle vergogne assicurate dal ritorno di Caimano&Caimanino finalmente sposi. Ma non è affatto detto. Intanto, se ogni partito peserà in Parlamento in base a quanti voti presi, senza più torsioni ipermaggioritarie, non è scontato che la somma Pd+FI faccia almeno il 50% più uno. E poi, mentre è prevedibile che Pd (più qualche frattaglia centrista), M5S e destra B.-Salvini-Meloni (più gli altri centrini) presenteranno una lista e un candidato di collegio per ciascuno, nessuno sa ancora nulla del pianeta sinistra, ora polverizzato fra Mdp bersanian-dalemiano, Campo Progressista di Pisapia, vendoliani di Si, Verdi, Rifondazione, ex-Tsipras, civatiani di Possibile ecc.
Se tutto ciò che orbita alla sinistra del Pd trovasse un leader e una casa comuni, potrebbe superare il 5% e anche puntare al 10. E sarebbe l’interlocutore naturale per la forza che, non per ideologia ma per programma, le è più vicina o meno lontana: i 5Stelle. Basta guardare al Parlamento europeo, dove il Pd (gruppo Pse) vota regolarmente col centrodestra (gruppo Ppe), mentre i 5Stelle – in barba all’alleanza tattica con l’Ukip di Farage – vanno spesso a braccetto con la sinistra. Nella prossima legislatura le questioni cruciali per il nuovo governo italiano saranno quattro. 1) Quella sociale, con milioni di persone sotto la soglia di povertà e la disoccupazione da record. 2) Quella legalitaria, che poi è anche finanziaria, con l’esigenza almeno di intaccare i bubboni della corruzione, dell’evasione, dell’economia sommersa e del lavoro nero che frenano la crescita e rubano le risorse necessarie a redistribuire ricchezza, investire e creare lavoro.
3) Quella migratoria, con continui sbarchi dalle polveriere nordafricana e mediorientale da gestire. 4) Quella europea, per partecipare da posizioni non gregarie alla riforma delle istituzioni e dei trattati. Un Renzusconi, espressione della palude dell’ultimo ventennio, non vorrà né potrà fare nulla di nuovo: il patto Renzi-B.-Salvini-Alfano sui voucher-truffa contro la sinistra (anche del Pd) e i sindacati è solo l’antipasto di una corrispondenza di amorosi sensi che, come ha detto Saviano al Fatto, è già un’alleanza. Le sole forze in grado di cambiare qualcosa sarebbero i 5Stelle e una sinistra social-ambientalista che la pianti di inseguire le patacche blairiane e guardi all’exploit di Mélenchon in Francia. A patto che, appunto, non si propongano di cambiare tutto (cioè niente), ma almeno qualcosa, con chi ci sta. È la proposta lanciata sul Fatto da Zagrebelksky e Cacciari, partendo dalla previsione che col proporzionale nessuno potrà governare da solo: cari 5Stelle, uscite dalla torre d’avorio e mettetevi a fare politica, cercando alleanze non sulle vecchie etichette destra-sinistra, ma su pochi punti credibili e utili, in grado di raccogliere consensi più vasti. Votando col Pd su fine vita, fine vitalizi e legge tedesca, mettendo la sordina all’impossibile referendum sull’euro e dialogando con pezzi di classe dirigente, i grillini qualche segnale l’hanno dato. Ora lo stesso dovrebbe fare questa fantomatica sinistra.
In campagna elettorale, il M5S e l’eventuale sinistra unita hanno due opzioni. La prima, la più comoda, è il “tanto peggio tanto meglio”: fare propaganda contro il Renzusconi senza far nulla per contrastarlo, cioè favorendolo, lasciare che faccia i danni previsti e godersi i sondaggi dai banchi della solita opposizione parolaia. La seconda, la più faticosa, è costruire qualcosa di serio e alternativo, dicendo prima del voto agli elettori che cosa si vuol fare dopo se i 5Stelle arrivano primi e ricevono l’incarico, ma non sono autosufficienti. Gli elettori non voterebbero mai un M5S alleato di Renzi o di B., ma neppure di Salvini. Invece potrebbero digerire senza gravi maldipancia un’intesa “di scopo” su pochi punti, magari limitata nel tempo, con Bersani, Speranza, Pisapia, Civati, verdi &C.. Soprattutto se il patto riguardasse: reddito minimo per chi cerca lavoro; stop alle grandi opere inutili; lotta alla corruzione, all’evasione e alle mafie, magari con l’aggiunta della patrimoniale, per finanziare un piano di investimenti nella manutenzione del patrimonio naturale, immobiliare e culturale; riforma della giustizia che parta dagli scandali della prescrizione e delle troppe impunità; altri passi sui diritti civili; nuove politiche su energia e rifiuti; tagli veri ai costi delle caste; contestazione di alcuni trattati Ue; rigore e accoglienza sui migranti, anche qui sul modello tedesco (scuole professionali e lavori socialmente utili per i profughi con diritto d’asilo), disinnescando fra l’altro la bomba dell’insicurezza percepita. Un programma simile potrebbe attirare anche parlamentari Pd vicini a Orlando e a Emiliano. E soprattutto farebbe del bene all’Italia. Scusate se è poco.