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 2017  maggio 29 Lunedì calendario

Carta d’identità elettronica, alla fase tre è ancora un caos

Potrebbero essere assai alte le probabilità che una sensazione di déjà vu colpisca tutti gli italiani alla notizia che da un mese in 350 Comuni (da Sondrio a Latina, da La Spezia a Pistoia, Matera e Reggio Calabria, da Vicenza a Oristano, Ascoli Piceno a Salerno) può essere richiesta ed ottenuta la carta d’identità elettronica (Cie). È da talmente tanti anni che se ne parla – il progetto risale alla legge Bassanini del 1997 – che ormai sembra non crederci più nessuno. E ne sanno qualcosa gli abitanti di altre 199 città apripista (tra cui Milano, Roma, Napoli, Bari, Bologna e Firenze) che, nonostante possano ottenerla già da luglio 2016, in pratica non l’hanno quasi mai vista nei loro portafogli o in quelli di amici e parenti. Il motivo? Tra problemi, disservizi, file interminabili e disagi causati dalle amministrazioni che non riescono ancora ad attrezzarsi, la prima fase di sperimentazione ha prodotto scarsi risultati: 395.374 documenti rilasciati su 60 milioni di abitanti (dato ufficiale del ministero dell’Interno, aggiornato allo scorso 26 aprile). E pensare che con l’avvio di questa nuova fase si estende al 50% delle amministrazioni comunali l’operazione “Cie 3.0” con la promessa di coprire tutto il territorio nazionale nel 2018 (7.978 Comuni) arrivando così a sostituire tutte le carte d’identità cartacee a ritmi di 20mila al giorno, vale a dire 7-7,5 milioni di tessere all’anno. Una rivoluzione, l’ennesima, per la quale il governo Renzi ha stanziato 65 milioni di euro nel quinquennio 2016-2021, rinnovabili per altri 5 anni. In totale, quindi, 130 milioni di euro.
La nuova card è composta da un chip, dall’impronta digitale, non è clonabile e – su carta – potrebbe contenere dati sanitari, fiscali, bancari e lavorativi. Insomma un’unica chiave per mettersi in contatto con la Pubblica amministrazione, l’Inps, l’Agenzia delle Entrate semplificando anche l’acquisto a rate o il rinnovo dell’abbonamento dei trasporti pubblici. Inoltre, al momento della richiesta, il cittadino può fornire il proprio consenso alla donazione degli organi e indicare il numero di telefono e l’indirizzo Pec.
Tra il dire e il fare c’è, però, in mezzo il flop della riforma della Pa digitale, a cui sono strettamente legati il mancato obiettivo dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) che, costata 20 milioni di euro, entro il 2016 avrebbe dovuto connettere tutti i Comuni (a oggi collega solo Lavagna, Bagnocavallo, Sant’Agata sul Santerno e Cesena) e lo sconosciuto Spid (Sistema pubblico di identità digitale), il sistema di login che permette di accedere con un’unica identità digitale ai servizi online ma che è stato richiesto solo da un milione e 400mila italiani, metà dei quali costretti per accedere al bonus Cultura (i neo maggiorenni) e alla Carta docenti (gli insegnanti).
C’è, quindi, poco da stupirsi se quello della Cie, arrivato alla terza fase, sia ancora un progetto impantanato nelle stesse maglie dell’amministrazione pubblica. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, i problemi non mancano e non mancheranno. Le postazioni informatiche decentrate allestite dal ministero dell’Interno (computer, stampante multifunzione, scanner di impronta, lettore di codice a barre e di smart card) non solo non bastano per riuscire a recepire e gestire tutte le richieste, ma chi le sa far funzionare sono veramente in pochi, non proporzionati alle ondate di quotidiane richieste effettive. Come sta succedendo in questi giorni a Roma con il sistema informatico che non copre tutti gli sportelli tra prenotazioni multiple, attese lunghe fino ad agosto e tempi di lavorazione dilatati: 30 minuti per averla contro i 7 della vecchia cartacea; ma se tutto fila liscio. Se, invece, salta il collegamento con il ministero dell’Interno o il programma si blocca, gli addetti comunali devono contattare i tecnici del Poligrafico dello Stato, dove c’è il cervellone operativo, e il rilascio della tessera viene rimandato (la tessera è sempre inviata per posta all’indirizzo prescelto dopo circa una settimana).
Tanto che per richiedere la carta d’identità elettronica non ci si può presentare agli sportelli comunali senza appuntamento: si passa attraverso il sito agendacie.interno.gov.it e il giorno prescelto si devono portare una fototessera (meglio il formato cartaceo, visto che il formato elettronico su supporto Usb in molti Comuni non viene ancora accettato), tessera sanitaria e il vecchio documento.
Il costo della Cie? Più di quattro volte più caro di quella cartacea: 22,21 euro contro 5,42 euro. Un esborso maggiore che dovrebbe essere compensato dal pensiero che anche gli italiani potranno finalmente diventare cittadini digitali. E il pensiero va all’Estonia, dove dal 2002 si può aprire un’azienda in 18 minuti, firmare un contratto a distanza, pagare le tasse, il parcheggio o il biglietto dell’autobus semplicemente utilizzando l’Id della card elettronica.