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 2017  maggio 29 Lunedì calendario

Vettel l’italiano e una Ferrari super. «Sì ragazzi, questo è un piacere»

Montecarlo sventola bandiera rossa sedici anni dopo l’ultima volta. La Ferrari torna con Sebastian Vettel sul trono del Principato e raccoglie l’eredità lasciata vacante nel 2001 da Michael Schumacher. La successione da tedesco a tedesco è anche la sconfitta, e per qualcuno il sacrificio deciso dalla squadra, del finlandese del team di Maranello, Kimi Raikkonen, che partito in pole subisce la migliore strategia di pit stop del compagno di scuderia e finisce secondo sul podio con una smorfia di gelido disappunto. L’uno-due del Cavallino non si vedeva dal gp di Germania 2010 (Alonso- Massa). Il presidente Sergio Marchionne non ha giustamente pudore a dire che «questo risultato entrerà nella nostra storia: è arrivato quello che aspettavamo da tanto tempo. Una gara davvero emozionante dove si è vista la vera Scuderia». Per Vettel è il 45° successo in carriera, il secondo a Monaco, il terzo in questo mondiale che è solo alla sesta gara. In più, e forse soprattutto, vola a 25 punti di vantaggio sulla Mercedes di Hamilton arrivata settima dopo una disperata rimonta dalla piazza numero 13 che le qualifiche avevano destinato all’inglese. Seb alza il pugno sul traguardo poi dopo essere stato zitto, almeno in team radio, per tutta la durata dei 78 infernali giri, dice in italiano che è la lingua che usa nella gioia: «Sì, sì, siiì! Grande lavoro ragazzi, molto buono! Oggi è davvero un grande piacere». I meccanici gli corrono incontro, lui si butta nella mischia dei suoi uomini con tutto il casco.
In disparte rimane Kimi, freddato da una giornata che per lui è un incendio. Partenza perfetta del finlandese, Seb costretto a stargli dietro ed evitare il sorpasso della Freccia d’argento di Bottas che tenta di passarlo all’interno. Le due rosse conducono in questa successione per oltre metà gara, poi Kimi viene richiamato ai box dopo che sulla Red Bull Verstappen tenta l’undercut su Bottas, che a sua volta è al pit. Seb rimane in pista più a lungo del compagno e più a lungo di quasi tutti, spinge sull’acceleratore e fa due giri a perdifiato. Raikkonen invece fatica nel traffico dei doppiati. Chiamato per il cambio gomme anche Seb, rientra sul circuito col compagno pochi metri alle spalle. E lì se lo tiene fino in fondo. Una lotta fratricida. Là dietro se ne consumano altre: Ricciardo sgasa e si piazza terzo sul podio dopo aver avuto la meglio sul compagno di squadra Verstappen e su Bottas (poi quarto). Spaventoso lo spiaccicamento della Sauber di Wehrlein sulle barriere nella curva prima del tunnel dopo che Button, dopo gli auguri da Indianapolis di Alonso, gli pizzica la ruota nel tentativo di passarlo. Entra la safety car che immobilizza le posizioni a meno di 20 giri dalla fine. Wehrlein sta così bene che in radio dice: «Sono quindici minuti che sto così capovolto». Non si capovolge il destino della giornata. Che era scritto? Il team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene: «Il pit stop anticipato di Raikkonen? Non diamo ordini di squadra, un risultato come quello di oggi è ciò che vuole l’azienda. I ragazzi se la giocano in pista. Vettel è stato velocissimo con le gomme usate ed è andato in testa. Macchina incredibile». I tre finalisti poi intervistati dal campione del mondo uscente Nico Rosberg. Seb: «Ho sorpreso persino me stesso». Stappa lo champagne, la principessa Charlene Wittstock è lì dietro vestita (casualmente) di rosso, spruzza Kimi che rimane impermeabile a tutto: «Io penalizzato? Non so. È un grande risultato di squadra, ma io mi aspettavo qualcosa di più». Bandiera bianca del finlandese, si alza la Rossa.