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 2017  maggio 29 Lunedì calendario

Attenti all’indice S&P 5000. Il guadagno dipende dal web

Chi possiede oggi un Etf o un fondo indicizzato allo S&P500 sta investendo su un paniere di 500 azioni delle maggiori società americane che è sempre rappresentativo dell’intera economia americana, ma con una esposizione crescente e sempre più importante al settore tecnologico. Oltre un quinto dell’indice è coperto da questo comparto e i quattro giganti del cosiddetto Fang (Facebook, Amazon, Netflix, Google) pesano ora per il 7,5 per cento del benchmark, un significativo balzo dal 3 per cento di 5 anni fa (stima del Bespoke Investment Group).
Senza sapere di questa metamorfosi all’interno dell’indice S&P500, i risparmiatori ne hanno beneficiato soprattutto grazie alla performance delle azioni Fang, che hanno superato del 156 per cento la prestazione dello S&P500 negli ultimi 5 anni sulla base della capitalizzazione e hanno generato, da sole, il 15 per cento del guadagno dell’indice. Escludendo il contributo del Fang, lo S&P500 sarebbe stato il 22 maggio a quota 2215, mentre nella settimana scorsa ha toccato i 2400 punti.
La rilevazione sul sito di Borsa italiana, il 24 maggio, delle performance a sei mesi e a un anno dell’Etf Spdr S&P500 e dell’Etf Spdr Us Technology Sel Sec conferma il confronto favorevole alle azioni tecnologiche: mentre l’Etf settoriale ha dato il 32,77 per cento a un anno e l’11,37% su sei mesi, l’indice generale ha reso il 17,19% e il 3,11% rispettivamente.
La spiegazione degli analisti è che gli investitori, come reazione ad un mondo economico in crescita bassa, hanno voluto puntare sui titoli maggiori dell’high tech, giudicati capaci di produrre enormi fatturati. Da inizio anno la raccolta di risparmio finita nei fondi comuni e negli Etf che replicano gli indici tecnologici ha viaggiato ad un passo che non si vedeva da 15 anni, e il patrimonio in simili fondi è avviato ad aumentare del 25% nel 2017.
Siamo di fronte al noto scenario di una bolla in formazione? Non necessariamente, e comunque non subito, secondo gli analisti. La Apple è l’azione tecnologica più grande, e è trattata ad un rapporto prezzo-utili ancora sotto quello medio di mercato. E il settore tecnologico sta distinguendosi nel suo insieme in termini di crescita dei profitti, essendo quello che ha dato la maggiore spinta alla redditività dello S&P500 nel primo trimestre. Le stelle dell’high tech, insomma, potrebbero brillare ancora per qualche tempo. Nessuno si sbilancia sul «quanto».