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 2017  maggio 29 Lunedì calendario

Calcio & Borsa. La sfida della Juve é ai costi

Un monumento della storia juventina, per qualche anno prestato agli avversari e alla finanza, una ventina di anni fa disse una frase che non piacque molto ai tifosi, perché concepita per gli azionisti: «Per una squadra di calcio quotata in Borsa la cosa migliore è arrivare in finale, per incamerare i premi del torneo, e poi perderla, per non pagare i premi ai calciatori. Ma noi cercheremo di vincerla, anzi di vincerle». Quel monumento era Dino Zoff, che nel maggio del 1998, da presidente della Lazio, si trovò protagonista anche a Piazza Affari: il 6 maggio di quell’anno, infatti, la società biancoceleste sbarcò in Borsa, prima tra tutte (poi seguirono Roma e Juventus). Per la cronaca, quella Lazio vinse una delle due finali che si ritrovò a giocare (quella di Coppa Italia contro il Milan) e perse l’altra (di Coppa Uefa, contro l’Inter). Dal punto di vista finanziario, risparmiò i premi europei. 
Tesoro Champions Da allora, però, tante cose sono cambiate nel mondo calcio finanziario. E non c’è dubbio alcuno che sabato prossimo, 3 giugno, a Cardiff, per la finale di Champions League contro il Real Madrid non ci sarà un solo juventino che spererà di risparmiare sui premi, neanche i responsabili del settore finanziario. E non solo perché la coppa dalle grandi orecchie, in casa Juventus, è attesa da troppo tempo, dal ’96, e rivincerla val bene qualche milione di euro in più per i calciatori e qualcuno in meno per la società; ma anche perché, ormai, nei contratti dei top player il premio maggiore è quello fissato per il raggiungimento della finale dei grandi tornei. Di certo c’è che, per la Juventus, aver raggiunto l’ultimo atto di Cardiff ha un valore non indifferente: il numero magico è 125 milioni di euro. Molto più dei 57,2 milioni di euro previsti dal tabellare Uefa che non comprendono le quote del cosiddetto market pool, ovvero dalla ripartizione dei diritti televisivi, ma si limitano alla quota base per ciascun club partecipante alla fase a gironi (12,7 milioni) cui si aggiungono 1,5 milioni per ogni vittoria nel girone (500 mila per ogni pareggio), 6 milioni per gli ottavi, 6,5 per i quarti, 7,5 per le semifinali, 11 milioni per la finalista perdente e 15,5 per la vincitrice. Aggiungendo i diritti televisivi la Juventus raggiunge quota 113 milioni che diventano – grazie anche al record d’incasso con il Barcellona, 4 milioni di euro – 125 con il botteghino. Una Juventus campione d’Europa, inoltre, potrà partecipare anche alla Supercoppa Uefa e al Mondiale per club. 
La corsa in Borsa La corsa nel massimo torneo continentale, in pratica, ha più che ammortizzato la spesa per il Pipita Higuain ( nella foto a destra ), strappato nella scorsa estate al Napoli. Ed è stata accompagnata da analoga corsa in Piazza Affari: dall’inizio del 2017 le azioni bianconere hanno guadagnato in Borsa il 162% : nell’intero listino soltanto 3 società hanno fatto meglio (Sintesi, +700%; Gefran, +207%; Tas, +180%) a fronte di un +12% della Roma e di un +24% della Lazio. Difficile ipotizzare che a spingere il titolo possano essere stati motivi speculativi, come una eventuale scalata alla società: il controllo è saldamente in mano a Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli, con una quota del 63,77% (un altro 10% è nel portafoglio del fondo britannico Lindsell Train). Più facile che il balzo del titolo, che ha portato la capitalizzazione della Juventus a 820 milioni di euro – valore più che triplo rispetto ai circa 250 milioni del 30 giugno 2016, la fine dello scorso campionato – abbia beneficiato della comparazione con la cessione del Milan: di certo i bianconeri non potevano valere meno dei 740 milioni, debiti inclusi (l’indebitamento dei bianconeri è di circa 200 milioni) spesi dai cinesi per i rossoneri.
Stagione Questa rischia davvero di essere un’annata da incorniciare per il club bianconero, per l’Albo d’oro ma anche per i libri di bilancio. Però attenzione, all’impennata del fatturato stimata per il 2016-2017, legata prevalentemente alle plusvalenze e al cammino in Champions League, fa da contraltare un aumento importante dei costi, che potrebbe caratterizzare anche il prossimo esercizio. Questo senza avere la certezza di poter replicare l’annata d’oro sul fronte dei ricavi. Guardando nel dettaglio, per esempio, i ricavi da gestione calciatori (plusvalenze e incasso sui giocatori dati in prestito ad altri club) dovrebbero attestarsi a 149,98 milioni, al lordo dei costi associati (come il compenso a Raiola nell’affare Pogba). Sul fronte ricavi da sponsorizzazioni è lecito aspettarsi circa 72,88 milioni mentre i ricavi da vendita di prodotti e licenze hanno registrato un’impennata dovuta alla gestione diretta del merchandising e del licesing, un’operazione che dovrebbe valere almeno 18 milioni (13,5 milioni nel 3 2015-2016). Anche in questo caso però a maggiori introiti fanno specchio maggiori costi: la scelta strategica della Juventus di gestire internamente licensing e merchandising ha comportato a partire dall’esercizio 2015-2016 una nuova voce di costo a bilancio per l’acquisto di prodotti per la vendita, oltre a un aumento del costo del lavoro. Nel solo primo semestre 2016-2017 l’acquisto di prodotti per la vendita ha pesato per circa 4 milioni. Ci si potrebbe aspettare quindi per l’intero esercizio un raddoppio di questa voce a circa 8 milioni. Anche in tema di ricavi derivanti da risultati sportivi la Juventus si avvia verso un picco storico o comunque in linea con il 2014/2015, anno in cui la squadra bianconera centrò scudetto, Coppa Italia e finale di Champions League. Allora gli introiti da premi toccarono quota 24 milioni, quest’anno il percorso è (finora) identico e si stima un ricavo di circa 25 milioni.
Se a Cardiff gli uomini di Allegri dovessero festeggiare, aumenterebbe la quota introiti ma anche il premio da pagare all’intera squadra. Altra congiuntura positiva di quest’anno è quella legata alle plusvalenze da vendita di calciatori. Qui il caso «monstre» è quello legato alla plusvalenza lorda da 96,49 milioni realizzata con la cessione di Paul Pogba al Manchester United ma anche le cessioni di Zaza, Coman, Hernanes e Morata hanno contribuito a portare ricavi da gestione calciatori alla cifra di 149,98 milioni.
Complessivamente dunque è ipotizzabile che i ricavi della Juventus possano essere individuati in una cifra intorno ai 554,8 a fronte di costi intorno ai 454 milioni. Un più 100 tutt’altro che certo nella prossima stagione quando però scenderanno in campo anche le dinamiche commerciali legate al nuovo logo e quelle riguardanti la nuova sede. Tutti temi da affrontare da settembre. Prima c’è Cardiff.