Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 29 Lunedì calendario

Dal «senador» Pallaro che ci ha rifilato Prodi al voltagabbana Razzi salvatore di Berlusconi

L’11 aprile del 2006 irruppe sulla scena politica il parlamentare eletto all’estero destinato a diventare il più famoso di sempre, Luigi Pallaro. Imprenditore, eletto in Argentina per una lista indipendente, ha annunciato già nella notte dopo le Politiche che avrebbe dato il suo sostegno al «leader della coalizione vincente», chiunque esso fosse. Con quella mossa, “el senador” ribaltò l’esito delle elezioni, dal momento che al Senato, gli elettori avevano eletto 155 senatori della Casa delle Libertà e 154 all’Unione di Romano Prodi. Gli altri eletti all’estero fecero pendere l’ago della bilancia a favore del centrosinistra, che, infatti, governò due anni. Di quell’infornata fece parte anche il più famoso dei parlamentari eletti all’estero, che poi, però, si è “naturalizzato” italiano: Antonio Razzi. Già operaio in una fabbrica di Lucerna, fino al 2007 era stato presidente della Federazione emigrati abruzzesi in Svizzera. Venne candidato dall’Italia dei valori nella Circoscrizione Estero Europa dal partito di Antonio Di Pietro, che ha sulla “coscienza” anche un altro senatore eletto prima transfuga e poi, addirittura, carcerato: Sergio De Gregorio. Razzi venne confermato alle Politiche del 2008 e, nel dicembre 2010, con l’avvicinarsi della votazione sulla mozione di sfiducia contro il governo di Silvio Berlusconi (il quarto), passò col centrodestra. Sempre nel 2006 ci fu il primo ricorso: Mirella Giai, figura storica del Partito comunista italiano in Argentina, venne proclamata senatrice dell’Unione e poi scavalcata al fotofinish, per soli 67 voti, da un esponente della Margherita, già berlusconiano: Edoardo Pollastri prese 19.523 voti, lei 19.456. 

Quella tornata così foriera di guai e “star” fu la prima dopo l’approvazione, il 18 ottobre 2000, della normativa. Era riuscito a centrare l’obbiettivo, dopo 45 anni di tentativi (il primo del senatore missino Lando Ferretti risale al 1955) Mirko Tremaglia, che aveva chiuso la sua lunga carriera di dirigente politico della destra da Ministro per gli Italiani all’estero. 
Nel 2008 fu la volta di Nicola Di Girolamo. Nato a Roma, avvocato, un tempo vicino al Msi, fu eletto nella circoscrizione Europa per il Popolo delle libertà. Il primo dei non eletti, Raffaele Fantetti, aveva presentato un ricorso alla Giunta per le elezioni del Senato, accusando il senatore di non essere realmente residente all’estero come dichiarato. La magistratura lo ha accusato di avere «dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek». Successivamente, il 23 febbraio 2010, viene richiesto il suo arresto. Nel marzo 2010 Di Girolamo si è dimesso. 
In quelle stesse elezioni, nel 2008, un video girato in Australia testimoniava brogli a Sidney. L’erede di seggio del più noto Pallaro è stato, dal 29 aprile 2008, Juan Esteban Caselli, senatore della circoscrizione Sudamerica, poi nominato responsabile Pdl nel Mondo. In una intercettazione, Silvio Berlusconi e Valter Lavitola parlavano di lui: «Quello là è pericoloso, pericolosissimo..».