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 2017  maggio 28 Domenica calendario

Gli africani tornino a casa. L’economia lì sale

Forse abbiamo trovato l’argomento per convincere gli africani a tornare a casa loro: il Continente nero, dopo le primavere arabe e gli scossoni politico-economici legati al crollo del prezzo del petrolio, è destinato a riprendersi alla grande. La previsione è di un aumento del Pil del 3,4% quest’anno, seguito da un ancora più robusto 4,3% nel 2018, dopo il +2,2% con cui si è concluso il 2016. Lo dice l’ultimo rapporto OcseAfrican Development BankOnu. 
La ripresa dovrebbe vedersi innanzitutto nei consumi, già aumentati in media del 3,7% l’anno tra il 2010 e il 2016, e previsti in crescita a un ritmo di +3,5% nel 2017-18, grazie allo sviluppo demografico del continente che conta attualmente un miliardo di abitanti e alla sempre maggiore importanza delle classe medie, tenendo ben presente che entro il 2050 il 20% della popolazione mondiale abiterà in Africa. Più nascite, vuol dire più consumi, la cui spesa dovrebbe salire dai 680 miliardi del 2008 a 2.200 miliardi nel 2030. Senza contare che parecchi Stati hanno accelerato il ritmo degli investimenti pubblici in infrastrutture. 
Anche l’Italia, terzo partner straniero del continente nero dopo Cina ed Emirati Arabi, potrebbe beneficiare di questo. Ne è convinto Erik Renander, gestore del fondo HI Africa Opportunities di Hedge Invest SGR. Avete letto bene: Renander lavora in uno di quei fondi Hedge che vengono considerati come speculativi. Per cui i suoi consigli non sono adatti per risparmiatori che desiderano investimenti tranquilli e sereni, stile Bot. È tuttavia interessante l’analisi del gestore, pubblicata dall’agenzia Radiocor, perché traccia dettagliatamente le vie di sviluppo africane.
1. Le infrastrutture stanno migliorando. E alla svelta. In tutto il continente sono in costruzione aeroporti, strade, porti e centrali elettriche. Il Kenya completerà un’autostrada da 485 km, che connette il porto di Mombasa con Nairobi. Il Paese ha anche iniziato a costruire valore del progetto: 20 miliardi di dollari un hub logistico dell’Africa occidentale nei pressi del porto di Lamu. Poi c’è l’energia: nel 2018 la capacità energetica del Paese sarà aumentata del 56%. Non solo: il Kenya è oggi il settimo produttore al mondo di energia geotermica. Anche gli aeroporti stanno cambiando. Ad Addis Abeba, in Etiopia, sta per essere completato il nuovo terminal e sono terminati i piani per il nuovo scalo. A Lagos, in Nigeria, è attesa l’apertura del nuovo terminal internazionale. 
2. Sul fronte della diversificazione delle economie, si vede la luce in fondo al tunnel. Nel 2006 la Nigeria importava il 65% del suo cemento, soprattutto dal Pakistan, ma nel 2017 diventerà un’esportatrice di cemento. Nel 2015, il Paese importava 580mila tonnellate di riso; nel 2016 le importazioni sono diminuite, scendendo a quota 58mila tonnellate. Dangote Industries sta costruendo una raffineria per produrre diesel, carburante per i jet e fertilizzante ad uso domestico. Impianto destinato a coprire tutta la richiesta domestica di carburante della Nigeria e a ridurre la domanda di valuta estera del 30%. Anche l’Egitto sta per commissionare la sua prima, nuova raffineria dagli anni Sessanta. Ancora: in Sudafrica l’industria automobilistica è in continua espansione e Aspen Pharmacare ha completato uno stabilimento a Port Elizabeth per esportare farmaci generici. Stessa musica per il turismo in Kenya e Sudafrica. E sta andando meglio perfino in Egitto, colpito dal terrorismo. 
3. I tassi d’interesse dei Paesi africani, dopo aver raggiunto il picco, sono destinati a scendere. Oggi in Egitto sono pari al 14,7%, in Nigeria al 14%, in Kenya al 10% e in Sudafrica al 7%. La loro discesa rappresenterebbe un’opportunità per le banche locali, che potrebbero aumentare i prestiti ad aziende, settore immobiliare e piccole imprese. 
4. Lo scenario politico è meno fosco del passato: in Ghana e Nigeria i partiti di opposizione hanno vinto le elezioni. In Sudafrica il partito di opposizione Democratic Alliance ha ottenenuto il controllo di Cape Town e Johannesburg. 
5. Le aziende globali stanno investendo. Siemens in Egitto; la tedesca Man Diesel & Turbo in Nigeria; Huawei in Sudafrica. Nel 2015 l’assicurazione europea AXA ha comprato un pacchetto azionario della nigeriana Mansard Insurance.