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 2017  maggio 27 Sabato calendario

Gioiello Zverev: «Niente social, sono all’antica»

Alexander Zverev, detto Sascha, ovvero il futuro n. 1 del mondo. Una etichetta scomoda, con la quale ormai convive bene. Specie ora che dopo aver demolito Djokovic nella finale di Roma è entrato fra i top 10. Nato ad Amburgo da genitori russi, ha appena 20 anni, un fisico da cestista (198 centimetri), colpi impressionanti e una testa da 30enne. Non ama i paragoni con Becker («Mi piacerebbe averlo come coach, ma costa troppo...»), sfidare i miti non gli fa paura.
Che effetto fa a 20 anni giocare contro Federer e Nadal?
«Contro Federer ero nervoso: è stato il mio idolo da ragazzino. Ci ho perso a Roma nel 2016, poi sono riuscito a batterlo due volte, una sull’erba. La prima volta con Rafa a Indian Wells ho avuto match point a favore, ed è stata dura da digerire, poi ci ho perso in cinque set in Australia. È una grande emozione affrontarli, ma inizio ad abituarmi».
Suo padre Alexander senior è stato un professionista, suo fratello maggiore Mischa, 29 anni, è n. 33 del mondo: il tennis è una scelta o un destino?
«Una scelta. Ho praticato tanti sport, i miei non mi hanno mai spinto. Vedevo mio fratello nei grandi tornei e volevo anch’io un giorno giocare sui campi più famosi. Ma nessuno mi ha forzato, neanche lui».
Sul circuito le coppie di fratelli abbondano.
«Aiuta a non sentire la nostalgia di casa. Noi ci consigliamo a vicenda, in due le serate sono più divertenti. Ci sfidiamo in continuazione».
A tennis è meglio lei. Mischa in che cosa la batte?
«Beh, a volare: lui ha il brevetto, io no. A basket sono meglio io, a golf lui si annoia dopo tre buche...».
Il basket, altra sua passione. Da tifoso segue Miami e Dwayne Wade, sul parquet come se la cava?
«Per un tedesco, abbastanza bene. Ho un buon tiro, gioco spesso quando mi alleno negli Usa».
In che ruolo?
«Dipende: se sono in squadra con John Isner (2,08, ndr), non certo da pivot».
È vero che non le piacciono i social?
«Sì, troppe liti inutili. Mi considero un giovane all’antica, meglio parlare a voce. Ho un profilo Instagram, ma non sono su Facebook né su Twitter. Per ora cerco di starne lontano»
Legge i giornali?
«Sì, mi piace essere aggiornato su quello che succede, soprattutto nel mio Paese. In Italia non capisco la lingua, ma a Londra leggo il Times».
In che cosa si sente russo?
«Mi sento il più tedesco possibile. Forse di russo ho la passione per lo sport: i russi molto passionali, come gli italiani».
Cosa ama dell’Italia?
«La moda. E i fan: i migliori al mondo».
Lei può qualificarsi sia per il Masters Atp sia, da U21, per le Next Gen Finals di Milano: dovrà scegliere?
«Perché? Posso giocarli entrambi. Fa bene l’Atp a promuovere le Next Gen Finals, di Under 21 fra i primi 100 oggi ce ne sono tanti».
Le piacciono le regole sperimentali per velocizzare il tennis?
«Non molto. Va bene sperimentarle, ma il 99 per cento dei tennisti è contrario. Non approderanno mai al circuito».
Dove si giocherebbe la partita della vita?
«Contro Federer sul Centre Court di Wimbledon. Perché Roger per me è una persona speciale. Ma la cosa più bella sarebbe incontrare mio fratello in finale».