ItaliaOggi, 27 maggio 2017
Serie A, va in onda lo spezzatino
Nel bando per la vendita dei diritti tv della Serie A di calcio si sono individuati due pacchetti base, uno per il satellite (A), uno per il digitale terrestre (B), del costo minimo di 200 milioni di euro ciascuno all’anno, e in cui sono compresi i match di andata e ritorno delle quattro squadre più importanti del campionato (Juve, Milan, Inter e Napoli) più quelli di altre quattro squadre minori (le tre neopromosse e quella col bacino di tifosi più piccolo), per un totale di 248 partite.
Quindi, rispetto all’asta 2015-2018, i pacchetti A e B sono stati molti asciugati quanto a rilevanza del bacino, poiché in precedenza c’erano invece le otto squadre più importanti del campionato, e non solo le prime quattro.
Il grosso delle esclusive sta invece nel pacchetto D, che mette in palio i diritti su 324 partite (di cui 132 in esclusiva assoluta, tra cui i derby di Roma, di Genova, dell’Appenino) su satellite, digitale terrestre e web, con una base d’asta di partenza di 400 milioni di euro all’anno. In questo pacchetto ci sono i diritti di tutte le partite di Roma, Lazio, Bologna, Fiorentina, Torino, Genoa, Sampdoria ecc.
Nel bando costruito da Infront, advisor della Lega Serie A, si dà per la prima volta molta rilevanza alla piattaforma web. Alla quale sono dedicati due pacchetti da 100 milioni di euro all’anno di base d’asta ciascuno: il C1, che dà in esclusiva web le partite di andata e ritorno di Juve e Napoli, e di altre due squadre minori (140 partite totali); il C2 che invece mette in palio i match di Milan e Inter più quelli di altre due squadre minori (140 partite in tutto).
Questo pacchetto, tuttavia, appare anche il più scivoloso: non ha nessuna partita in esclusiva assoluta (solo il pacchetto D le ha); e non ha neppure nessuna partita in esclusiva assoluta sulla piattaforma web, tenuto conto che solo chi si aggiudica il pacchetto D ha delle vere esclusive anche sul web, e che il broadcaster che si aggiudica, invece, il pacchetto A o il pacchetto B può trasmettere i match sia in tv (su satellite o su digitale terrestre), sia su un device mobile in visione simultanea con la partita live in tv, a patto che acquisti i pacchetti Silver A o Silver B (costano l’8% del prezzo di aggiudicazione del pacchetto A o B). Questa, peraltro, è una differenza rispetto all’asta passata, in cui, invece, Sky e Mediaset, una volta acquisiti i pacchetti A, B e D, fornivano le partite agli abbonati anche attraverso i servizi in mobilità di Sky Go o di Premium Play senza pagare costi accessori.
Tale differenza, come spiegano da Infront, è stata introdotta sia per valorizzare un po’ di più il pacchetto web, introducendo dei limiti di streaming online live per i broadcaster tv, sia per tutelare gli stessi broadcaster: un abbonato Sky, infatti, pagando un solo contratto, poteva godersi in tv la partita, e consentire ad alcuni amici e parenti di vedere gratis il match su più device a distanza.
Tornando, tuttavia, alla appetibilità del pacchetto costruito nell’asta 2018-2021 per la piattaforma web, e facendo un esempio, Telecom Italia dovrebbe quindi spendere almeno 200 milioni di euro per acquisire i pacchetti C1 e C2 e trasmettere le partite di Juve, Milan, Inter, Napoli e di altre quattro squadre minori, tutti incontri già visibili sulle piattaforme tv e pure sul web. Una esclusiva, insomma, un po’ deboluccia. Tanto che alcune fonti attribuiscono a Tim la volontà di non partecipare all’asta.
Il campionato italiano di calcio dalla stagione 2018-2019 avrà comunque uno spezzatino notevole dal punto di vista televisivo. In base allo schema messo a punto dalla Lega Serie A, infatti, le 380 partite del torneo si giocheranno: tre di sabato (alle ore 15, alle 18 e alle 20,30), sei di domenica (alle 12,30, e poi tre match alle ore 15, e ancora uno alle 18 e uno alle 20.30) e uno al lunedì (20.30). Un totale di otto finestre temporali, rispetto alle cinque del triennio 2015-2018.
Dalla cessione dei pacchetti A (base d’asta 200 milioni di euro), B (200 milioni), C1 (100 milioni), C2 (100 milioni) e D (400 milioni) la Lega Serie A si attende di incassare almeno un miliardo di euro all’anno, cui aggiungere alcune decine di milioni di euro di diritti accessori. Le offerte devono pervenire entro le ore 10 del 10 giugno, ed entro un massimo di cinque giorni deve essere convocata l’assemblea di Lega Serie A per decidere se assegnare o meno i singoli pacchetti.
Un singolo operatore potrà, ad esempio, formulare offerte A+B, oppure B+D, ma non potrà portarsi a casa A+B+D, né A+B+C perché in questo modo violerebbe le norme in materia di posizione dominante.